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Il rapporto Dante-Virgilio

Approfondimento/Riassunto su: Il rapporto Dante-Virgilio

Virgilio e Dante, il poeta latino e il poeta cristiano medioevale: sembra quasi un ossimoro invece di una “corrispondenza d’amorosi sensi”.
L’incontro del poeta con Virgilio è stato sapientemente preparato e si svolge con una sequenza quasi teatrale, mentre l’uno fugge dalla lupa precipitando, l’altro misteriosamente appare come ombra ad occhi che cercano rifugio e salvezza.
Quando il poeta latino fa la sua comparsa nella ‘selva oscura’, dichiara la propria condizione di anima ormai trapassata : “non omo, omo fui” , dice della sua patria e dell’epoca della sua vita terrena.
Sono queste le caratteristiche principali del personaggio: è romano, è poeta e nella sua vita terrena, benché pagano, ha posseduto le qualità morali che coincidono con quelle cristiane, tra cui la pietas.
Virgilio ebbe l’intuizione e la sensibilità che gli hanno consentito di raccogliere i “semina veritatis” con cui Dio ha cosparso il modo prima della venuta di Cristo,così e celebrò profetizzò la venuta del Messia nella sua quarta Bucolica
(“nascenti puero”). Virgilio è l’allegoria della ragione umana che conduce per una retta via e salva l’uomo dal peccato. Infatti il poeta, che trova compimento nel Limbo, poiché nacque nel tempo “de li dei falsi e bugiardi”, compagno di altri saggi dell’antichità, ora, per volontà divina, diviene guida di Dante.
Virgilio nell’Inferno assolve al suo compito con efficienza, distogliendo in principio il pellegrino da un impossibile cammino, che conduce fino al monte purgatoriale, poi tenendo a bada i guardiani infernali e infine esortando o ammonendo il proprio protetto. Un altro aiuto la guida offre a Dante:  i chiarimenti dottrinali che però scarseggiano nell’Inferno per poi aumentare nella seconda cantica. Quindi fornisce spiegazioni sul concetto di fortuna, sul criterio di assegnazione delle pene; nel Purgatorio invece accompagna Dante nella comprensione di argomenti più elevati e allegorici come i motivi dell’assenza dell’ombra del corpo, la posizione del monte, la teoria dell’amore.
Così Dante lo definisce prima “magister” poi “auctor”, non solo perché lo ha ricondotto sulla retta via, ma anche perché è diventato guida di vita morale, colui che, pur non avendo avuto la rivelazione della fede, ha propagato la luce della ragione ai suoi posteri.
Nella seconda cantica l’autorevolezza di Virgilio, rispetto alla prima, appare ridimensionata : l’Inferno è un regno che il mantovano aveva già percorso, mentre il cammino di purificazione purgatoriale si apre ai suoi occhi per la prima volta. Il pellegrino si accorge delle titubanze del proprio maestro, tuttavia è ormai legato a lui a tal punto da chiamarlo “padre” e comprende lo status di Virgilio , pagano, inferiore rispetto ai cristiani.
Negli ultimi canti del Purgatorio la fiamma del poeta latino si affievolisce poco a poco.
Dopo il suo commiato, con cui proclama l’avvenuta maturazione morale di Dante e, dunque, la conclusione del compito richiestogli dalle “tre donne benedette”, si separa dal suo figliuolo  poiché non è degno di varcare le soglie del Paradiso celeste ed è inoltre incapace di comprendere la beatitudine divina.
Così, l’incontro con Virgilio segna, per il sommo poeta medioevale, il passaggio dalla giovinezza alla piena maturità interiore e solo a questo punto Dante può cantare l’apparizione di Beatrice.