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Analisi del capitolo 12

Approfondimento/Riassunto su: Analisi del capitolo 12

Conclusa la digressione sulle cause storiche, politiche, economiche e sociali della carestia, e descritti gli eventi della sera avanti e del mattino del giorno in cui Renzo arriva a Milano (11 Novembre), il narratore riprende il filo della vicenda, presentando gli avvenimenti dall'ottica del personaggio. Sappiamo che, infatti, Renzo appare molto confuso e incerto di fronte al tumulto. Il suo atteggiamento è quello del montanaro semplice e ingenuo, che prova meraviglia per tutti gli aspetti straordinari della città: dalla gran mole del duomo al movimento della folla che lo attrae con forza verso il suo vortice. Si sviluppa così ciò che i critici hanno definito “romanzo di formazione” di un personaggio ingenuo, che diventa gradualmente più esperto del mondo attraverso la conoscenza diretta del problema della giustizia. Nella seconda parte del capitolo 12 le vicende vengono rappresentate attraverso l'alternarsi di tre procedimenti narrativi fondamentali: - Le voci che provengono dalla moltitudine; - Ciò che vede e ciò che pensa Renzo; - Gli interventi del narratore. Una tra le differenze tra un testo di economia e il romanzo di Manzoni è la soggettività, in quanto il suo giudizio non è strettamente economico ma "sconfina". L'autore non è d'accordo su alcuni fatti, quali lo spreco del pane e lo dice attraverso Renzo (protagonista del romanzo) ma che in questo caso funge da intermediario, da binocolo, tra noi e Manzoni. Renzo, a Milano, assume piuttosto un altro aspetto: ha una profonda crisi di crescita e maturazione. Giunto a Milano, si trova davanti una realtà che non si aspettava, diversa dalla sua. Di conseguenza accumula informazioni nel corso del suo itinerario, creando uno squilibrio nella sua mente. Oltre al pane per terra (quasi un insulto per lui), nota che la gente è diversa da quella del suo paese: le persone di medio - alto livello sociale sono gentili mentre da lui sono prepotenti (come don Rodrigo); i poveri che conosce lui sono gente normale, mentre quelli di Milano hanno un altro tipo di povertà, sono ladri.