Eneide - Approfondimenti

Introduzione all'Eneide

Approfondimento/Riassunto su: Introduzione all'Eneide

L’Eneide, in 12 libri di esametri, racconta le peregrinazioni di Enea per giungere in Italia, luogo, per volere divino, destinato a divenire un impero universale. Enea è figlio di Venere e del troiano Anchise, e tramite il figlio Ascanio Iulio è il capostipite della gens Iulia, quindi antenato di Ottaviano Augusto. Virgilio, infatti, vede nel riassetto statale portato avanti da Augusto un disegno del Fato, e con questo poema epico vuole rivelare le origini di questo progetto divino.
La leggenda di Enea è anteriore a Virgilio, poiché i Romani vantavano di discendere dai Troiani, e si credevano vendicatori nei confronti dei Greci. Virgilio però conferisce a questo mito una coerenza poetica e sembianze reali, con riferimenti agli avvenimenti futuri della storia di Roma.
In Virgilio è molto presente la fede nella missione provvidenziale di Roma: lo scopo dei lutti, delle distruzioni e delle guerre è la fondazione di Roma. Enea rappresenta il sacrificio del singolo per la realizzazione di un progetto universale. Ogni elemento dell’Eneide è proiettato verso il futuro, e avviene in funzione della fondazione del grande impero romano.

IL PRECEDENTE OMERICO
L’Eneide si collega all’epica omerica, e ciò possiamo notarlo già dalla struttura del poema. I primi sei libri narrano le peregrinazioni di Enea, e sembrano dunque essere collegati all’Odissea, mentre gli ultimi sei, con il racconto delle guerre avvenute nel Lazio, ricordano l’Iliade. Tuttavia nel complesso, l’Eneide presenta un tono piuttosto odisseico, poiché anche nelle scene di guerra sono presenti note di distacco, di nostalgia e rimpianto. Echi omerici possiamo riscontrarli anche nell’uso delle formule epiche, nelle similitudini, e nella descrizione di alcune scene: per esempio, il duello finale tra Enea e Turno ricorda quello tra Achille ed Ettore raccontano nel libro XXII dell’Iliade.
Nell’Eneide vi sono anche influenze della poesia alessandrina, in particolare della poesia eziologica, poesia che ricerca nei miti antichi l’origine di culti e di realtà contemporanee. Ebbene, l’intera Eneide sembra proprio essere l’áition di Roma, e l’amore tradito di Didone, raccontato nel IV libro, è l’áition dei contrasti tra Roma e Cartagine.
A differenza dei poemi omerici, dove prevale l’azione, nell’Eneide vi è una certa intensità lirica. Inoltre, Omero ha un certo distacco narrativo, mentre Virgilio assume uno stile soggettivo, che predilige la descrizione degli affetti, l’approfondimento psicologico e i commenti personali sull’azione.

I PERSONAGGI
I personaggi virgiliani presentano uno spiccato approfondimento interiore.

ENEA. Rispetto ad Odisseo, le cui avventure si risolvono in un percorso che, attraverso nuove conoscenze ed esperienze riporta al punto di partenza (la patria Itaca), le peregrinazioni di Enea hanno una natura e uno svolgimento diversi. Enea parte dalla sua patria, e sa che non ci può più tornare. Guidato dal Fato e dalla pietas, affronta un viaggio che determina le sorti del mondo intero: egli non viaggia per tornare nella sua patria, ma per fondarne una nuova. Di tutto ciò Enea è consapevole, e sa di essere lo strumento di un disegno provvidenziale. Enea non è il tipico eroe epico: egli è pius nei confronti della divinità, e porta a termine la sua missione, nonostante la stanchezza per le guerre e il dolore per le vicende umane. In lui sono vivi ancora i ricordi dolorosi della guerra di Troia, la distruzione della città, la scomparsa della moglie Creusa. Giunto a Cartagine, crede di poter ricominciare una nuova vita con Didone, ma il comando divino lo richiama alla sua missione ed egli obbedisce, per la sua pietas religiosa. Tra Didone ed Enea allora s’instaura un mare di incomprensione, perché la regina segue il cuore, l’eroe l’etica del dovere. Nella sua solitudine e nell’incomprensione, Enea diviene una figura tragica.

DIDONE. Regina di Cartagine, vedova, matura ma ancora bellissima, offre ad Enea il regno, la sua vita, il suo amore. I suoi sentimenti verso l’eroe sono una continua illusione: s’illude che il suo improvviso incontro con Enea in una grotta sia una vera cerimonia nuziale, ed è tutto un equivoco fin dai primi sguardi e dai primi fremiti. Didone rappresenta la potenza devastante della passione; quando la regina non potrà più amare, allora odierà e deciderà di morire. Nell’Averno, Enea incontra l’ombra di Didone, ma ancora una volta tra di loro s’instaura un abisso d’incomprensione, e l’ombra della regina, nemica, sparisce nella selva.

GIOVANI EROI VIRGILIANI. Nel corso del poema sono presenti figure giovanili, che si stagliano con la loro passione, il loro vigore, inconsapevoli della morte. Sono giovani eroi che muoiono prematuramente: Eurialo e Niso, Lauso, Mezenzio, Pallante, figlio di Evandro, che ricorda Patroclo. Muore, colpita da una lancia, la vergine Camilla, guerriera ardimentosa, che di fronte a belle vesti e armi si lascia sedurre da una vanità femminile che non ricorda di possedere. Muore Turno, l’avversario di Enea, il giovane re italico capace di grandi decisioni e dalle reazioni eccessive.

IL PAESAGGIO
Il paesaggio dell’Eneide è mito, storia e leggenda. La natura è impregnata della presenza dell’uomo e delle loro azioni. Ogni luogo visitato da Enea si riempie di spiritualità: Cuma, il lago d’Averno, le foci del Tevere, i colli che un giorno saranno Roma.

IL LINGUAGGIO
Il linguaggio è ricco di significati, e le parole vengono collocate nel verso in modo da rendere l’esametro molto musicale. Sono termini usuali accostati in modo inusuale, così che a volte molte espressioni risultano ambigue.