Eneide - Approfondimenti

Libro 2

Approfondimento/Riassunto su: Libro 2

Libro 2 dell'Eneide - Riassunto e analisi

Riassunto generale del Secondo Libro

Enea narra la caduta di Troia. Dopo dieci anni d’assedio, gli Achei lasciano sulla spiaggia un gigantesco cavallo di legno, al cui interno sono nascosti uomini armati, e fanno finta di abbandonare Troia. Il mattino seguente i Troiani festeggiano attorno al cavallo, ma Laocoonte, sacerdote di Apollo, ordina la distruzione del simulacro, sostenendo che è sicuramente un inganno. Il sacerdote non viene creduto. I Troiani vengono persuasi dal falso prigioniero greco Sinone e dall’uccisione, da parte di due serpenti marini, di Laocoonte e dei suoi figli, e portano il cavallo in città. Durante la notte Sinone fa uscire i guerrieri dal cavallo e inizia la strage.
Enea intanto vede in sogno l’ombra di Ettore, che lo invita ad abbandonare la città. L’eroe si sveglia e, prese le armi, insieme ad altri guerrieri combatte l’ultima battaglia. Assiste alla morte di Priamo, ucciso dal figlio di Achille. Appare Venere, che rivela all’eroe che gli dei sono scesi in campo contro Troia, dunque la città sarà distrutta; invita allora il figlio a seguire il proprio destino, e a mettere in salvo il padre Anchise, il figlio Ascanio e i Penati. Enea riesce a portare in salvo Anchise ed Ascanio, ma non la moglie Creusa, la quale scompare durante la fuga.
Enea torna indietro per cercarla, ma appare l’ombra della donna che lo convince a rassegnarsi al dolore e ad accettare il volere degli dei: deve intraprendere un lungo viaggio per fondare una nuova patria in Italia.

Libro 2 dell'Eneide: analisi

L’inganno del cavallo

Enea racconta ai convitati com’è avvenuta la distruzione della sua patria, sottolineando che ciò è stato voluto dagli dèi e dal Fato. Il modello della narrazione è quello, in flashback, di Odisseo ai Feaci nell’Odissea: Virgilio interrompe la narrazione degli eventi per far raccontare il passato da un narratore interno, Enea.
Le notizie riguardanti la caduta di Troia provengono dai miti del ciclo troiano, in particolare dal poema Iliupersis, che narra proprio la distruzione della città dall’inganno del cavallo. Nell’Eneide però l’episodio è raccontato da un vinto, e il tono epico e solenne dell’Iliupersis, poema narrato dai vincitori, diviene qui drammatico e triste.

La strage notturna

Mentre tutti dormono dopo i festeggiamenti, Sinone fa uscire gli Achei dal cavallo: Tessandro, Stenelo, Odisseo, Neottolemo (figlio di Achille), Macaone, Menelao, ed Epeo, che ha costruito il simulacro. I guerrieri uccidono le sentinelle e spalancano le porte, irrompono nella città seminando strage e appiccando fuoco. Enea intanto vede in sogno l’ombra di Ettore, che gli ordina di mettersi in salvo e portare con sé i Penati, i numi tutelari di Troia: l’eroe dovrà guidare i Troiani verso una nuova patria, e dovrà preservare il culto degli dèi patri e del sacro fuoco di Vesta.
Enea dapprima tenta una resistenza con alcuni eroi; questo episodio tende a sottolineare la crudeltà e l’empietà degli Achei, che non esitano ad uccidere innocenti e a violare templi. La guerra non è, come nei poemi omerici, manifestazione della gloria dell’eroe, ma è fonte di sofferenza e di offesa nei confronti della dignità umana. Emblema della crudeltà achea è Neottolemo.

Enea scappa da Troia

Enea assiste pieno di orrore all’uccisione di Priamo, sulla tomba di Achille, da parte di Neottolemo. Pensa allora alla sorte dei suoi cari, e guardandosi intorno vede che i suoi compagni sono morti. Scorge poi Elena, causa di tutti quei lutti, e cova dentro di sé il desiderio di vendetta. Ma appare Venere, che lo esorta a fuggire perché ormai non c’è più niente da fare.
Venere, Ettore e Creusa liberano l’eroe dalle responsabilità future e lo proiettano verso la sua missione futura.

Tre sono dunque le figure che conferiscono un senso all’azione di Enea, e che rappresentano un punto di riferimento etico in ognuno dei tre momenti dell’episodio:

  • Ettore rappresenta la città guerriera, ed appare nel momento in cui gli Achei ingannatori riescono nel loro intento;
     
  • Venere, la madre divina, interviene alla fine della battaglia;
     
  • Creusa, la moglie, appare quando ormai la fuga è in atto.
     
  • Enea non è più l’eroe guerriero per antonomasia, che non abbandonerebbe mai la sua città in difficoltà, ma è un eroe dal coraggio morale, che si piega al volere divino.


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