Eneide - Approfondimenti

Libro 5

Approfondimento/Riassunto su: Libro 5

1. Riassunto generale
Ormai in mare aperto, Enea scorge da lontano colonne di fumo e bagliori di fiamma da Cartagine, ed è colto da cupi presentimenti. Poco dopo il cielo si oscura e il mare diventa tempestoso, e il nocchiero Palinuro consiglia di sbarcare in Sicilia. I Troiani allora sbarcano a Drepano, accolti di nuovo da Aceste. È trascorso un anno dalla morte di Anchise, ed Enea decide di commemorare il padre con riti e giochi funebri. Si svolgono allora gare appassionanti: la regata, la corsa a piedi, il pugilato, il tiro alla colomba e un gioco per i fanciulli, il ludus troianus. Giunone, approfittando dei festeggiamenti, cerca di nuovo di allontanare l’eroe dal Lazio. Invia Iride, messaggera degli dèi, tra le donne troiane, che si trova sulla riva del mare, stanche per il continuo vagare. La dea prende l’aspetto della troiana Beroe, e istiga le donne ad appiccare il fuoco alle navi, per costringere Enea a rimanere in Sicilia. Quattro imbarcazioni sono ormai perdute, mentre le altre sono salvate da un acquazzone provocato da Giove che ha accolto le preghiere dell’eroe. Enea è turbato da questo avvenimento e non sa cosa fare. Il vecchio Naute gli consiglia di lasciare in Sicilia vecchi, donne e bambini, e di proseguire verso il Lazio con gli altri uomini. Nella notte gli appare in sogno il padre Anchise, e gli ordina di seguire il consiglio di Naute. Inoltre, prima di sbarcare alla foce del Tevere, l’eroe dovrà scendere negli Inferi per conoscere il proprio futuro e la propria discendenza. Venere si reca da Nettuno, e ottiene per il figlio una navigazione senza pericoli: morirà solo il nocchiero Palinuro.


2. Analisi

La materia del V libro è scandita in tre momenti:

- la partenza da Cartagine, con l’incubo delle fiamme e il mare tempestoso;

- la sosta in Sicilia, con i riti e i giochi funebri, un topos dell’epica

- la nuova partenza, con una nuova speranza e il mare tranquillo.

Nelle sequenze relative al viaggio domina la figura di Palinuro. Nella prima parte lo vediamo scrutare le stelle tra le nuvole che preannunciano una tempesta, e propone la rotta verso la Sicilia. Nell’ultima parte invece, è vittima del Sonno durante una navigazione tranquilla. Le due scene sono simmetriche e rovesciate: il nocchiero è abile e vigile durante la tempesta, e salva la flotta facendola salpare sulle coste siciliane; salva di nuovo le navi cedendo al sonno in una notte tranquilla, perché vittima sacrificale richiesta dai Fati.
La vicenda di Palinuro sottolinea il fatto che l’eroe non può nulla di fronte al volere di un dio, ed evidenzia il tema dell’imperscrutabilità del disegno divino che in questo caso si vena d’ingiustizia. Sembra quasi un capriccio quello di Nettuno, che esige in ogni caso una vittima. Proprio grazie al sacrificio di Palinuro, divenuto “capro espiatorio”, i Troiani potranno raggiungere indenni il Lazio.