Leonardo da Vinci - Approfondimenti

Approfondimento: La Gioconda di Leonardo da Vinci

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Attualmente conservata nel museo del Louvre a Parigi, dove rappresenta l’attrazione principale, è senza alcun dubbio l’opera più famosa di Leonardo da Vinci e uno dei quadri più celebri della storia dell’arte. Fu denominata “ La Gioconda” nel 1625 da Cassiano del Pozzo, ma fuori dall’Italia è conosciuta col nome che gli diede nel 1550 lo storico Giorgio Vasari: “ La Monna Lisa”.
Numerose le disquisizioni intorno all’identità del soggetto. Secondo alcuni critici si tratta di Lisa Gherardini, moglie del commerciante fiorentino Francesco del Giocondo; secondo altri fu l’amante di Giuliano de Medici, che commissionò il quadro; per altri non è che il simbolo della natura femminile, intesa in senso lato come nobile, pacifica e serena; per altri ancora la persona rappresentata sarebbe la madre dello stesso Leonardo da Vinci.
La donna appare in primo piano, il volto raffigurato quasi frontalmente e il corpo girato di tre quarti. La mano destra si posa con leggerezza sulla sinistra e s’accomoda sul bracciolo di un ampio sedile. Diversamente dalla maggior parte dei ritratti rinascimentali, la Monna Lisa non indossa gioielli appariscenti, vesti di pizzo o complesse acconciature: è invece priva di ornamenti, i capelli sciolti le scoprono il viso e sono coperti da un delicatissimo velo, e le sopracciglia sono depilate secondo la moda del tempo.
mona lisa di leonardo da vinci gioconda L’espressione della dama – su cui fiumi di scrittori e critici spesero mille parole – appare dolce ed enigmatica al tempo stesso. Nonostante le labbra siano increspate in un timido sorriso, non si avverte nessuna contrazione dei muscoli facciali, e dunque il sorriso appare più come risultato di una condizione interiore che come elemento fisico.
Dietro alla Gioconda si apre un paesaggio ricco e variegato, illuminato da una forte luce diffusa che esalta le bellezze naturali e il contorno della capigliatura della donna. Il panorama che si scorge non è un ambiente concreto e determinato: sembra quasi essere la sovrapposizione di due territori separati verticalmente dal volto della Monna Lisa. Le linee del laghetto montano, dei sentieri e delle rocce non si corrispondono perfettamente, presentando una discontinuità tra la parte a destra e quella a sinistra.
Com’è tipico nella produzione leonardesca, anche in questo caso l’impianto compositivo è studiato secondo le più precise regole geometriche e prospettiche. La figura della dama si iscrive in un cono tronco, e le linee verticali dei picchi si pongono in equilibrio con quelle orizzontali delle braccia conserte. Il contorno morbido dell’abito richiama la curva dolce del sentiero di montagna; le pieghe delle maniche sono le stesse delle onde del lago e delle fronde degli alberi. Anche i colori si inseriscono in questo schema di richiami e giustapposizioni: il bronzo del vestito si intona con quello della terra e delle rocce, mentre il chiarore pallido dell’incarnato si pone in netto contrasto con le tinte scure e vivaci del panorama alpino.
Attenuando il chiaroscuro, Leonardo da Vinci utilizza la tecnica dello sfumato, da lui inventata durante il primo periodo fiorentino ed applicata in quasi tutte le sue opere.
Le ombre dell’opera, infine, sono colorate, come le dipinsero gli impressionisti tre secoli più tardi: un'altra dimostrazione della notevole capacità anticipatoria e rivoluzionatrice del genio leonardesco.