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Il Verismo

Approfondimento/Riassunto su: Il Verismo

VERISMO: ORIGINE E DIFFUSIONE DELLA CORRENTE

Il Verismo è un movimento culturale e letterario che si sviluppò in Italia tra il 1875 e il 1890: trovò la sua massima espressione nella narrativa e, seppur in modo meno rilevante, nel teatro di commedia.
 

Verismo e influenza del Positivismo

Il Verismo nasce sotto la diretta influenza del clima del Positivismo, quell’assoluta fiducia nella scienza, nel metodo sperimentale e negli strumenti infallibili della ricerca che si sviluppa e prospera dal 1830 fino alla fine del 19° secolo.
Si tratta di una dottrina filosofica prodotta dalle classi colte e borghesi, che, appagati dalle recenti scoperte geografiche e scientifiche, nutrono fiducia nella possibilità della scienza di razionalizzare la realtà, così da permettere loro di dominarla e prevederla. Il Positivismo ritiene che l’unica conoscenza possibile sia quella derivata dai fatti, e l’unico modo per studiarli è l’osservazione propria delle scienze e del metodo sperimentale. Positivo è tutto quanto è certo, perché studiato a partire dai fatti e dunque non immaginato o stabilito a priori. Dice infatti Fourier che “ Le cause primordiali non ci sono note, ma esse sottostanno a leggi semplici e costanti, che si possono scoprire per mezzo dell'osservazione e il cui studio costituisce l'oggetto della filosofia naturale”
Le origini del Positivismo sono a loro volta da ricercarsi nell’Illuminismo inglese e francese.

L’influenza del Naturalismo sul Verismo

Il Verismo non è una geniale e isolata intuizione degli scrittori italiani, ma si ispira in maniera evidente ad un movimento letterario diffusosi in Francia dalla metà dell’800: il Naturalismo.
Esso promuove l’interesse del romanziere per la vita vera e contemporanea: concentra l’attenzione sui ceti più umili e ignoranti, costruisce vicende comuni e prive di grandiosità e usa uno stile narrativo altrettanto basico, essenziale e concreto. I suoi libri si devono presentare come studio il più possibile oggettivo dell’uomo e delle sue azioni, e ne descrivono la psicologia in maniera studiata e attenta.
In linea con le convinzioni positivistiche e naturaliste, il Verismo propone un’arte rispettosa dei precetti della scienza sperimentale: vede il soggetto umano come oggetto di ricerca scientifica, lo studia approfonditamente con freddezza e distacco e crede nella possibilità di analizzarlo in modo chiaro, senza incappare in zone dai contorni sfumati e indefiniti, ma giungendo a conclusioni certe e dimostrate. Rispetto al Naturalismo francese, però, si individuano alcune differenze: le enunciazioni teorico - scientifiche, tanto presenti nella narrativa d’Oltralpe, sono pressoché assenti nelle opere degli italiani, i quali tentano di mantenere una certa autonomia dell’espressione artistica dai dettami della scienza e della filosofia positivistica. Il Naturalismo, inoltre, è figlio della fiducia positivista nella scienza: crede che sia possibile eliminare stenti e fatiche dell’uomo grazie ad una razionalizzazione del lavoro e ad una scientifizzazione del mondo. Il Verismo è di tutt’altro avviso: il metodo di osservazione accurata è usato per studiare l’uomo, ma non per salvarlo o proporre miglioramenti: esso svela, semplicemente, l’impossibilità di cambiare e di porre fine alle sventure umane.

La visione del mondo verista

La narrativa verista prende spunto dall’osservazione, dall’esattezza della descrizione e dall’approfondimento tecnico, quasi clinico, tipico di Naturalismo e ottica positivistica, ma concepisce l’arte come qualcosa di nuovo, concreto e fuori dalle convenzioni.
E’ un’arte che si oppone al Romanticismo e all’ Idealismo: non ricerca la storia edificante, la morale, l’insegnamento o la bellezza della descrizione; vuole invece essere realistica, popolare, quotidiana. Parla di personaggi semplici ed umili, non erge nessuno al ruolo di eroe ma preferisce scavarne difetti e debolezze, cogliendolo sempre nell’atto di compiere azioni banali o abituali, e non avventure o missioni straordinarie. Gli uomini su cui la narrativa verista si sofferma sono persone comuni, non spiccano né per bontà e coraggio né per malvagità, ma anzi sembrano irrimediabilmente limitati e non interessanti.
La ricerca del Verismo di luoghi umili e privi di eroismo lo porta ad ambientare le sue storie nelle regioni più primitive e lontane dal processo di civilizzazione e unificazione nazionale: dall’astrattezza e eleganza delle città si passa a campagne o montagne dove la civiltà sembra non essere mai arrivata. Si tratta di territori aspri, poveri, abitati da gente spesso ignorante e lontana da qualunque modello di comportamento da buona società. In tal senso, ambientazione preferita dai romanzieri veristi è la Sicilia: selvaggia, incontaminata, tagliata fuori dal processo di scolarizzazione e civilizzazione in atto in Italia, è il luogo perfetto per vedere all’opera contadini analfabeti, pescatori rozzi e donne che sognano un ricco matrimonio, mentre lavorano a maglia sul davanzale delle finestre e chiacchierano con le vicine del palazzo accanto. Nelle opere veriste si incontrano anche altre regioni: la campagna isolata della Toscana, la Calabria e un Piemonte misero e dimesso.
A pochi anni dalla realizzazione dello Stato unito, quando le parole di politici e intellettuali celebravano l’unificazione e lo svecchiamento dell’Italia, una tale attenzione da parte degli scrittori suscitò le più alte critiche e malcontenti. Il Verismo infatti presentava un’Italia povera, ai più sconosciuta, formata da persone molto diverse tra loro e neppure consce di avere in comune un’identità nazionale: ciò spesso assumeva, al di là delle intenzioni degli autori, un carattere anche politico e sociale, diveniva una denuncia di tutto ciò che il governo piemontese non considerava, ovvero le miserie, l’ignoranza, l’abbandono di quelle genti.

La poetica e lo stile Verista

La lingua fu straordinariamente rivoluzionata. Una trasformazione e svecchiamento in tal senso era già stata promosso da Alessandro Manzoni, che tra i primi aveva scritto un’opera – I Promessi Sposi – dove i protagonisti erano povera gente, incolta, semplice, che si trovava a vivere vicende certamente peculiari ma poi non così eroiche, né idealizzate. Il linguaggio adatto a descrivere tali personaggi non poteva essere la lingua accademica e colta dei migliori salotti intellettuali: doveva essere qualcosa di vicino alla gente, vicino al parlato.
I Veristi raccolgono l’eredità del Manzoni e la spingono all’estremo, costruendo una prosa spigliata, fluida, da vicenda parlata più che scritta; aprono le porte alle inflessioni regionali, alle parolacce, ai proverbi e ai dialetti. Il vocabolario è scelto, essenziale, veloce, efficace, e tutto è improntato alla sintesi e alla brevità.
Il processo di semplificazione della lingua portava, nell’ottica dei Veristi, a una semplicità e sincerità anche morale: tolti gli orpelli della bella lingua romantica, si voleva raggiungere la profondità dei soggetti e delle storie, non limitandosi alla superficie.

Il declino del Verismo

La scarsa coscienza teorica della novità della propria arte impedì la proliferazione di romanzi tutti concentrati sullo stesso tema e sullo stesso stile – il che fu un bene. Ma portò ben presto all’esaurimento del movimento stesso, che avrebbe potuto invece declinarsi in altre forme e raggiungere ancora più rivoluzionari risultati. Intorno ai primi anni del ‘900, infatti, la semplicità lessicale e sintattica della corrente e il suo indugiare sugli stessi temi furono travolti dalla novità del Decadentismo, che parve a tutti più attrattivo e nuovo del Verismo stesso.
Il suo periodo di esistenza fu dunque brevissimo: iniziò con Nedda di Verga (1874) e si concluse con un altro capolavoro verghiano, Mastro don Gesualdo (1889). Questo non significa che dopo quelle date non furono più realizzate opere veriste: al contrario, un’opera importante e di indubbia bellezza come I Viceré fu completata da Federico de Roberto nel 1894. Ma fu considerata, dai critici del tempo già innamorati del Decadentismo e di D’Annunzio, un testo ormai vecchio e antiquato, legato inesorabilmente a un tempo e a un’estetica superate.