Araba ed Ebraica

  • Materia: Araba ed Ebraica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Vita e filosofia di Ibn Hazm

Pensiero e vita del filosofo Ibn Hazm.

Ibn Hazm (An 384-456/994-1064 CE) - nome completo Abu Muhammad 'Ali ibn Ahmad ibn Sa`id ibn Hazm - fu teologo Musulmano ed uomo di lettere. Nato a Cordova da una famiglia ricca ed influente, Ibn Hazm ricevette un’ottima istruzione per quanto concerne la teologia, la letteratura e la poesia. Ciò nonostante, crebbe in un periodo in cui imperversavano feroci contrasti etnici e tribali che videro il declino del califfato Omayyade a Cordova e la sua frammentazione in piccolo regni in guerra tra loro. La sua infanzia fu segnata dalla rovina del padre in seguito alla caduta del califfato di Hisham II e dalla distruzione della casa paterna di Balat Mughith nel corso di una cruenta battaglia tra Arabi e Berberi. Come risultato del suo attivismo politico nel partito dei legittimisti (Omayyade), Ibn Hazm andò incontro alla prigionia, all’esilio ma, allo stesso tempo fu designato per incarichi rilevanti, infatti occupò il posto di visir almeno due volte, durante il regno di 'Abd al-Rahman III al-Murtada e 'Abd al-Rah­man V al-Mustazhir, e forse una terza volta sotto l’ultimo califfo, Hisham al-Mu'tadd. Profondamente deluso dale sue esperienze politiche ed indignato per la condotta dei suoi contemporanei, Ibn Hazm abbandonò la scena politica e dedico gli ultimi trent’anni della sua esistenza all’attività  letteraria.. I suoi scritti sono di taglio autobiografico, modellati sull’intensità  delle proprie emozioni e alla condanna di ciò ke in realtà  ò la natura umana. Tawq al­-hamamah (Il collare della colomba) fu sicuramente rivisitato più tardi, a più riprese. In quanto raccolta di brani di prosa e di squarci poetici sull’amore e gli amanti, offre una trattazione abbastanza tipica di un tema caro a tanta letteratura araba. Ciò che la contraddistingue ò invece la spiccata propensione di Ibn Hamz allo scavo psicologico, una caratteristica che si denota specie nei suoi ultimi studi sui caratteri ed i comportamenti Kitab al- akhlaq wa-al. Sotto l’affacinate prosa e la delicata poesia di “Il collare delle colomba” si cela una sensibilità  tormentata. Ad esempio, interrogandosi sulla genuinità  dell’amore tra uomo e donna, egli riscontra una discrepanza tra ciò che viene ditto e ciò ke realmente si pensa, giungendo alla conclusione che il linguaggio ò solo uno strumento volto a mascherare ciò che realmente pensiamo. Questo, che potrebbe sembrare un luogo commune, gli fornisce le basi per una riflessione profonda sul linguaggio ed il suo uso comune, ed ò qui che egli introduce il concetto di Zahir, ” l’apparente” ovvero il significato letterale delle parole. Questa linea di pensiero subisce uno sviluppo concreto nel momento in cui Ibn Hazm passa ad esaminare la parola di Dio. In contrasto con la Malikiya, egli afferma che I fedeli devono obbedire solo alla parola di Dio, nella sua Zahir o senso letterale, senza alcuna restrizione, aggiunta o modifica. Benchò all’inizio egli fosse vicino ai Sufi, si indirizzò poi verso la scuola Zahiri, conferendogli una struttura logica sistematica. Per quanto riguarda l’esegesi delle sacre scritture, compilò una grammatical Zahiri in cui elimina appositamente tutte quelle ambiguità  che i grammatici usavano per spiegare alcune forme sintattiche. Egli ò certo che il linguaggio in sè sia uno strumento adatto alla comprensione del suo contenuto ed inoltre che Dio, che ha dettato il Corano in un Arabo limpido, si ò servito del linguaggio per esprimere chiaramente ciò che intendeva comunicare. Ogni versetto dovrebbe essere inteso nel suo immediato senso grammaticale e sintattico: nel momento in cui Dio desidera che l’interpretazione vada oltre quella letterale, ò egli stesso a fornire nello stesso verso o più avanti indicazioni che autorizzano una lettura diversa Il significato del Corano può solo essere determinato da un Hadith riconosciuto autentico dopo un attento esame critico; un verbo all’imperativo, per esempio, può essere inteso come un intimazione, ma anche come un consiglio: il significato si può determinare soltanto in relatione al contesto letterario in cui ò collocato. Da quanto affermato, consegue che Ibn Hamz era molto critico nei confronti dell’uso del ragionamento analogico ed all’interpretazione soggettiva: la ricerca del bene, la ricerca di valori tesi al bene comune, e sprattutto, il ricorso all’opinione personale, con cui i giuristi pretendono di estendere la legge divina a casi non menzionati nelle scritture. Con lo stesso spirito, egli limita le basi del consenso ai seguaci del Profeta; l’accordo della comunità  intellettuale su una questione legale, non ne autorizza l’investimento a legge. In Al-ihkam fi usul al-ahkam (Giudizio sui principi di Ahkam), Ibn Hazm sviluppa il proprio metodo per la classificazione degli atti umani entro le cinque canoniche categorie giuridiche di obbligatorio, raccomandato, sconsigliato, proibito e legale: affinchò un comportamento ricada all’interno di una delle prime Quattro categorie deve esserci un testo(Il Corano o un autentico hadith)che stabilisce quello status; altrimenti l’atto ò legale. Codesto metodo ò largamente applicato nel suo voluminoso trattato sulla legge Zahiri ”il libro degli ornamenti”. Ibn Hazm ò anche noto per la sua grande opera, il Fisal (Dettagliato esame critico), in cui offere un’indagine critica di differenti teorie filosofiche concernenti credenze religiose tra gli schepti, gli aristotelici, I bramini, I Zoroastri ed altri dualisti, gli ebrei ed I cristiani. Usando l’esame di queste religioni per sancire la superiorità  dell’Islam, non manca di scagliarsi contro i teologi musulmani, il Mu'tazilah e lo Ash'ariyah in particolare, in accordo con I filosofi ed I mistici. La sua maggior obiezione ò che ognuno di loro solleva questioni riguardo al testo sacro che possono essere risolte solo con il ricorso a facoltà  umane. Ibn Hamz non nega il ricorso alla ragione, poichò il Corano stesso invita alla riflessione, ma questa riflessione deve essere necessariamente limitata a due dati, la rivelazione e la sensibilità , poichò I principi della ragione derivano anch’essi intermente da questa. Quindi la ragione non ò una facoltà  adatta alla ricerca indipendente, tantomeno alla scoperta. Sottomettendo completamente l’uomo alla parola di Dio, Ibn Hamz con la sua opera lo libera dalla possibilità  di ogni scelta autonoma. La sua propensione alla sintesi lo porta a dimostrare l’armonia e l’organicità  di tutto il Corano e dei testi profetici grazie all’applicazione dei principi Zahiri. Il risultato che ne consegue ò che la sua opera rappresenta una delle testimonianze più importanti ed originali del pensiero musulmano.