Dal Settecento all'Età Contemporanea

  • Materia: Dal Settecento all'Età Contemporanea
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Enrich Schliemann

Enrich Schliemann e la scoperta del mondo greco.

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Il 1870 segna l’inizio delle scoperte archeologiche nel mondo pre-ellenico. Fino ad allora, il periodo storico precedente la vera e propria civiltà greca era avvolto dal mistero e dalla leggenda. Solo le narrazioni di Omero parlavano di quei tempi lontani che interessarono del resto ad Erodoto e Tucidide.

Nel 1870 Enrich Schliemannn scopriva sulla parte asiatica dello stretto dei Dardanelli, esattamente sulla collina di Hissarlik, sette città sovrapposte che dimostravano la veridicità del testo omerico in riferimento alla città di Troia. L’antico centro urbano sorgeva in un luogo particolarmente favorevole per dominare il commercio della zona e il passaggio verso il Mar Nero. Il settimo strato archeologico, rivelò i segni di una violenta distruzione, che fu collegata alla guerra narrata da Omero.

In un secondo tempo, venne scoperta la presenza di due strati successivi: Troia ottava, sviluppatasi nella fase greca e Troia non, corrispondente alla città romana Ilium Novum.

Nel 1874, Schliemann sempre con la guida dei testi omerici, intraprese nuovi scavi nel Peloponneso rinvenendo a Tirino in Argolide, i resti di un palazzo al centro del quale, era un grande ambiente subito identificato con il megaron, la sola del trono cha fa da sfondo a molte azioni di personaggi omerici. Ma le scoperte più sensazionali avvennero a Micene, sempre in Argolide, dove alcune tombe restituirono ricchissimi corredi funerari e le suggestive maschere auree. Si era scoperta una nuova civiltà che venne denominata micenea. Un’altra data fondamentale, per la conoscenza del mondo pre-ellenico è il 1900, quando Arthur Evans cominciò a scavare a Creta. Fu l’inizio di nuove indagini archeologiche che portarono alla scoperta delle rovine dei grandi palazzi di Knosso, Festo, Mallia. Risultò evidente l’esistenza di un’altra e più antica civiltà, che venne definita minoica, senz’altro in rapporto con quella scoperta sul continente, ma sostanzialmente diversa da quest’ultima.

Nel 1953 gli inglesi Ventris e Chadwick decifrarono la scrittura chiamata Lineare B, a Pilo in Tessenia erano infatti state ritrovate tavolette d’argilla scritte con gli stessi caratteri di alcune tavolette ritrovate a Knosso. La Lineare B rivelò che i Micenei parlavano un idioma greco più antico di quello omerico, e che anche gli Achei, antichi abitatori dei palazzi, erano indoeuropei. Questa basilare scoperta, collegava l’ultima fase dell’età del bronzo in Grecia, alla civiltà greca vera e propria della quale il periodo miceneo si poneva come premessa. Il fatto che lo stesso linguaggio fosse parlato a Creta, è probabilmente spiegabile con la dominazione dell’isola da parte dei Micenei. Prima di queste scoperte era radicata la convinzione che l’origine del mondo ellenico si potesse spiegare con una fioritura prodigiosa e improvvisa, indipendente e autonoma dalle civiltà antiche.

Le indagini sulla civiltà minoica e micenea spiegavano con chiarezza le origini della cultura greca nel periodo dell’età del bronzo. Con l’inizio dell’età del bronzo ( III° millennio a.C. ) sempre più importante divenne Troia seconda ormai vera e propria città. Nella quale, molti reperti, mostrano un deciso sviluppo della metallurgia, La città fece da ponte tra le grandi civiltà asiatiche e l’area della penisola balcanica e delle isole greche. Nelle Cicladi, si sviluppò una interessante civiltà della quale le testimonianze più famose sono i suggestivi Idoli in marmo databili tra la fine del III e l’inizio del  II millennio a.C. L’importanza di queste isole, era dovuta al commercio di prodotti, di cui questi territori erano ricchi: l’ossidiana, il rame e il  marmo. Con quest’ultimo materiale sono realizzati gli Idoli Cicladici, dalle antiche forme a violino, primitive e semplici, si passa alle raffinate statuette di Idoli femminili con le gambe unite, le braccia conserte, il collo cilindrico, la protuberanza del naso, sono immagini sintetiche ottenute geometrizzando le figure suggestive nella loro schematicità, che però differisce dal primitivismo dei prodotti artistici dell’età neolitica. E’ incerto che cosa raffigurino queste statuette, trovate nelle necropoli. Essendo per lo più immagini femminili, a volte con gli attributi sessuali in evidenza probabilmente rappresentano dee della fecondità e della morte, collegate al culto diffuso in tutto il Mediterraneo della divinità femminile madre.

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