Dal Settecento all'Età Contemporanea

  • Materia: Dal Settecento all'Età Contemporanea
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  • Data: 28/11/2015
  • Di: Angela Ardizzone

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmia: analisi

Analisi dell'opera Autoritratto con scimmia di Frida Kahlo.

FRIDA KAHLO, AUTORITRATTO CON SCIMMIA: ANALISI. Frida Kahlo è stata tra le personalità più interessanti della pittura contemporanea di origine latino americana. In molti infatti sono stati catturati dal fascino dell’arte della personalità di questa donna passionale e coraggiosa, primo tra tutti André Breton, che organizza  la prima mostra di Frida a New York (1938), poi Picasso, Trotskij, che ne fu amante ed ammiratore, e moltissimi altri intellettuali ed artisti contemporanei. Sicuramente la sofferenza fisica e la rappresentazione ossessiva di se stessa sono elementi che si impongono prepotentemente, guardando anche solo di sfuggita le sue opere. Frida visse una vita brevissima (1907-1954) e fu afflitta da dolori spesso estremi e debilitanti. Da bambina aveva avuto la poliomielite, che le aveva danneggiato irreversibilmente  la gamba destra. All’età di 18 anni in uno scontro tra l’autobus su cui viaggiava ed un tram riporta fratture alla spina dorsale, alle costole, alla gamba sinistra, alle ossa pelviche e la dislocazione e schiacciamento del piede destro. Sembrava destinata a non poter più camminare, ma con una forza di volontà spaventosa riuscì, attraverso una dolorosissima riabilitazione, a tornare in piedi. Proprio durante il lungo periodo in ospedale, costretta a letto da busti metallici ed interventi, comincia a dipingere. In alcune tra le prime opere, infatti, compaiono proprio i piedi, che Frida sembrava destinata a non poter più riutilizzare. I danni gravissimi provocati dall’incidente sarebbero poi diventati causa di continue sofferenze. Nel tempo Frida avrebbe subito circa 30 interventi, indossato busti simili a gabbie, subito l’amputazione di un arto ed, inoltre, poiché desiderava intensamente un figlio avrebbe rischiato più volte di morire per gli aborti spontanei, provocati dalle sue pelvi fratturate. Dei circa 200 quadri che ci ha lasciato la maggior parte sono autoritratti e spesso la sofferenza fisica vi è rappresentata in maniera drammatica. Sarebbe, quindi, facile affermare che Frida sublimava nell’arte il suo dolore e trovava così l’energia per andare avanti. Questo è pur vero, ma anche un osservatore superficiale percepisce nella vivacità dei colori, nella intensità degli sguardi, nella esuberanza dei costumi messicani e nella vegetazione lussureggiante, una violenta passione per la vita e per tutto ciò  che la rende degna di essere vissuta. Frida non consentiva, infatti, alla sua sofferenza di trasformarla in un essere da commiserare.  Nella sua breve vita Frida ha amato, viaggiato, bevuto, fumato, partecipato alle lotte politiche, cantato per gli amici, con quella “allegria” particolare di chi apprezza ogni attimo di gioia proprio perché conosce il dolore.

FRIDA KAHLO, DIPINTI E AUTORITRATTI: DESCRIZIONE. Nei suoi quadri la sensualità delle piante, che sembrano quasi corpi viventi, e la stilizzazione degli animali, che ricordano le divinità delle culture precolombiane, raccordano, poi, la sua pittura alle radici più profonde della cultura messicana. È vero, infatti, che Frida era entrata in contatto con ambienti internazionali ed era stata più volte in America, ma si portava dentro un mondo di valori profondamente legati alla sua terra. Basti pensare che, invece, di indossare abiti occidentali continuava a sfoggiare i coloratissimi costumi messicani delle donne di Tijuana e ad ornarsi con gioielli precolombiani. Il rapporto tra la pittura di Frida e la cultura messicana è, comunque, molto complesso in quanto in esso confluiscono, oltre ad elementi legati alle antiche civiltà precolombiane, altri più strettamente connessi al suo tempo ed al suo impegno politico e culturale. Dopo le seconde nozze con Diego Rivera, la vita di Frida divenne più tranquilla. La interessavano soprattutto le cose semplici; nei primi anni quaranta, la pittrice eseguì diversi autoritratti in cui era affiancata da animali, che lei stessa teneva in casa e che nei suoi quadri hanno valore simbolico, o sembrano farle compagnia nella sua solitudine.

FRIDA KAHLO, AUTORITRATTO CON SCIMMIA: ANALISI. Per esempio nell’Autoritratto con scimmia (1940), la scimmia è legata ai capelli di Frida da un nastro rosso. Nella mitologia messicana la scimmia è il protettore delle danze, ma al tempo stesso un simbolo di concupiscenza. In questa raffigurazione però l’animale è solo un essere vivente, tenero e dotato di un’anima che abbraccia la pittrice con fare protettivo. Frida dipingendosi a fianco dei suoi animali domestici, sembra una bambina che cerca protezione nell’orsacchiotto o nella bambola.
La pittrice raffigurava la flora e la fauna messicane, cactus, piante tropicali, rocce laviche, cervi, scimmie, cani; Diego Rivera vedeva impersonato in Frida tutto lo splendore della nazione, sia per il suo aspetto esteriore, sia per la sua opera.