Dal Settecento all'Età Contemporanea

  • Materia: Dal Settecento all'Età Contemporanea
  • Visto: 20104
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Neoclassicismo

I caratteri principali del Neoclassicismo.

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Intorno alla metà del ‘700 vi sono dei cambiamenti in vari ambiti: sociale, politico, economico e soprattutto culturale. Le aree che sono interessate maggiormente a questi cambiamenti sono quelle dell’Europa centro-occidentale soprattutto l’Inghilterra. In ambito sociale in tutti gli stati europei, aumenta il numero della popolazione, c’è l’ascesa della borghesia. La politica napoleonica però favorisce questa classe e non solo grazie alla Rivoluzione Industriale. I vari sovrani introducono riforme (parliamo di Assolutismo Illuminato). Nell’ambito economico la Rivoluzione Industriale interessò prima l’Inghilterra poi altri Paesi. L’Italia rispetto ad altri Paesi, occupa posizione marginale poiché solo il nord sarà toccato dalla Rivoluzione Industriale.

In ambito culturale si assiste a notevoli cambiamenti: nasce il Neoclassicismo, il quale si diffonde dapprima in Germania e in Francia; poi dopo il 1750 grazie al famoso archeologo Winckelmann, il neoclassicismo arriva anche in Italia. Il termine Neoclassicismo fu coniato alla fine dell’800 con significato negativo, in quanto il movimento veniva considerato come passiva imitazione delle forme classiche.

Il Neoclassicismo è una prosecuzione e una conseguenza, ma al tempo stesso è opposizione del barocco e del rococò cioè della pittura seicentesca e della prima parte del ‘700. Contro la produzione seicentesca complessa, esagerata, eccessiva, fastosa, il Neoclassicismo propone il ritorno all’ordine, alla semplicità, alla razionalità, alla purezza dell’arte classica (sia la produzione greca che romana). I neoclassici suggeriscono di imitare nuovamente i modelli greci e romani. Il teorico maggiore del movimento è il Winckelmann, il quale dalla Germania si trasferisce a Roma (centro più importante del Neoclassicismo) sostenendo che l’opera d’arte doveva esprimere il bello ideale, però affermava che il bello ideale non è presente in natura; per raggiungerlo l’artista o deve ricercare le parti perfette della natura e assemblarle o imitare i modelli greci e latini.

Poi dice che l’opera d’arte come visualizzazione del bello ideale deve superare il dolore, il dramma e le passioni. Afferma che la principale caratteristica delle opere greche: “E’ una nobile semplicità e una quieta grandezza”. Per chiarire questo concetto fa un esempio: paragona opera d’arte al mare, come il mare quando è agitato in superficie rimane calmo in profondità, così l’opera d’arte esprimere i propri sentimenti in maniera pacata e controllata. Il Winckelmann ha scritto anche la prima Storia dell’Arte Moderna (per il metodo che utilizza) detta: Storia dell’arte dell’Antichità. Vi erano solo notizie e doti degli artisti, nell’opera del Winckelmann invece sono ordinate, catalogate in base allo stile delle numerose opere d’arte antica.

Il boemo Mengs, oltre ad essere teorico, era anche pittore; infatti ha dipinto la tela manifesto del Neoclassicismo: “Il Parnaso”. Il Mengs non suggerisce solo l’imitazione dei modelli greci e romani ma anche l’imitazione degli artisti del ‘500 (Raffaello, Correggio, Leonardo, ecc). Le opere di pittura greca sono andate perdute e non potendo imitarle, suggerisce l’imitazione degli autori del ‘500 simili per grazia, armonia, ecc agli autori greci. Il tedesco Lessing scrive il Laocoonte, una opera retorica. Il titolo si riferisce a un gruppo statuario greco di età ellenistica rappresentante Laocoonte sacerdote troiano che viene ucciso insieme ai figli dai serpenti marini. Il dramma e gli eccessi sono banditi, il gruppo statuario è opera di vari artisti (c’è una copia ai Musei Vaticani). Nell’opera del Lessing l’autore afferma che la pittura può visualizzare il visibile, mentre la poesia anche l’invisibile.

Tra i teorici italiani vi erano Francesco Milizia e Carlo Lodoli. Quest’ultimo gesuita veneziano ricollegandosi a un francese - il Logier - è convinto che solo la funzione giustifica la forma. Ritiene che il progettista non può prescindere dalla sua funzione e quindi deve scegliere lo stile soprattutto in considerazione dell’utilizzo. Fino alla prima metà del ‘700 gli architetti erano molto preoccupati di progettare costruzioni imponenti soprattutto costruzioni private e edifici religiosi. L’arte del tempo voleva stupire, meravigliare; ciò spiega gli eccessi nelle costruzioni barocche. A partire dal ‘700 non si bada più a questo aspetto: è   una conseguenza delle trasformazioni a livello sociale ed economico, alla ricerca del comfort e dell’utilità.

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