Duecento e Trecento

  • Materia: Duecento e Trecento
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  • Data: 01/02/2014
  • Di: Redazione StudentVille.it

Jacopone da Todi

Vita e opere di Jacopone da Todi.

Jacopone da Todi va collocato nell’ambito dei laudesi per le numerose laude che compose; laude originali e fortemente personali, distinguendosi per l’ardore del sentimento che le anima ed il vigore dell’espressione.

Jacopone nacque a Todi verso il 1230, e morì nel 1306 nel convento di Collazzone in Umbria. Egli aveva una personalità rilevata, intransigente, focosa e battagliera; rivive il Cristianesimo di guerra, improntato del più aspro ascetismo medievale contro le debolezze e le vanità umane. Egli vede nelle creature e nelle cose del mondo un’occasione di peccato, predicando così la rinuncia e il distacco totale da esso. Tra lui e il mondo c’è una rottura insanabile, odio e disprezzo; egli ricerca la fuga e l’oblìo nell’ebbrezza mistica, nell’annullamento dell’anima in Dio. Un Cristianesimo di questo tipo è lontanissimo da quello dal volto umano di S. Francesco, che è più dolce e comprensivo e non allontana, ma concilia l’uomo con la natura. In Jacopone non troviamo il sentimento dell’armonia e della bellezza del creato, né la letizia e la serenità dello spirito, né il senso di fraternità con tutte le creature. La stessa grazia non è per  Jacopone motivo di letizia e serenità dello spirito, essa non annulla il senso della nostra miseria, anzi lo esaspera. Da ciò Jacopone è costantemente spinto alla macerazione della penitenza , al disprezzo, alla polemica contro la corruzione degli uomini e la degenerazione della Chiesa.

Jacopone scrisse un centinaio di laude, alcune in forma dialogata; nelle sue laude affiorano elementi della letteratura latina e romanza e della cultura teologica, filosofica e giuridica che rivelano in lui una personalità aperta ai più vari interessi culturali. Se talvolta il suo linguaggio è rozzo , realistico, è perché egli lo adopera volutamente, sia per arrivare più efficacemente al popolo con le sue esortazioni morali e religiose e sia perché disdegna per istinto le eleganze, gli artifici, gli abbellimenti formali , che considera altrettante vanità.

Le laude di Jacopone sono varie per contenuto, ma possono dividersi in 3 gruppi, tenendo presente il motivo che le caratterizza; il primo gruppo comprende laude di contenuto morale e religioso: con esse il poeta vuole ammaestrare ed istruire il popolo e i suoi confratelli sulle verità della religione e della morale cristiana, incentrando il suo discorso sul disprezzo del mondo e delle sue vanità. Il secondo gruppo contiene poesie di contenuto mistico, che esprimono l’amore impetuoso ed esclusivo del poeta verso Dio. Il terzo gruppo comprende poesie di contenuto satirico e polemico, dirette contro gli uomini corrotti , gli ecclesiastici degeneri e Bonifacio VIII.

La poesia di Jacopone presenta un limite vistoso il quale consiste nella violenza esasperata dei sentimenti. Egli è sempre iperbolico, convulso, scomposto, esmesurato ovvero esagerato, sia nel disprezzo e nell’odio del mondo e delle sue vanità e sia nell’amore verso Dio. E smisurato è anche nel linguaggio, spesso aspro, rude, a volte anche plebeo e triviale; gli manca quel dominio dei sentimenti , quel senso della misura e dell’equilibrio, quell’espressione pacata e limpida, che è propria dei grandi poeti.

Solo raramente la sua poesia si esprime con tono pacato e misurato; ciò avviene nel Pianto della Madonna, una lauda dialogata in cui è rappresentato il dramma della Passione di Cristo.
Analoga sobrietà e pacatezza di tono ritroviamo nello Stabat mater, inno in latino, attribuito orami con certezza a Jacopone.