Duecento e Trecento

  • Materia: Duecento e Trecento
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

L'astronomia in Dante

La visione astronomica di Dante.

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Sono presenti occasioni specifiche nelle tre cantiche: c'è infatti un contenuto astronomico che si può definire estemporaneo, nasce dal racconto di un personaggio, o appare in forma di paragone illuminante, o è semplicemente voglia d'insegnare.
Non solo la qualità ma anche la quantità dell'astronomia varia da cantica a cantica: si può dire che nel Purgatorio ce n'è il doppio rispetto all'Inferno e nel Paradiso il doppio del Purgatorio. Io mi limiterò a citare pochi esempi per ciascuna delle classi in cui si può dividere questa astronomia, scegliendo i più rappresentativi: elencarli tutti allungherebbe troppo il discorso e priverebbe il lettore del piacere di trovare da sé i passi analoghi. In questa stessa ottica, nella maggior parte dei casi non riporterò i versi ma darò solo il riferimento: per invogliare il lettore a prendere il poema e vedere ogni passo nel suo contesto.

Il cielo: orologio e bussola

Nell'Inferno e nel Purgatorio l'astronomia serve a dare l'ora e insieme a dare realismo al racconto fantastico di Dante. Ecco in Inf. I, 13-18, il sole che sorge e illumina i fianchi del colle, e sale in cielo nel segno dell'Ariete (37-40). In Inf. XI, 113-114, i Pesci "guizzano" all'orizzonte mentre il Carro "giace" sopra la direzione N-W. La luna tramonta (Inf. XX, 124-126). Venere fa brillare l'oriente velando i Pesci con i quali è congiunto (Purg. I, 19-21). Il sole tocca il meridiano (Purg. IV, 137-138). Dopo l'ultima notte trascorsa nel Purgatorio, arriva l'alba (Purg. XXVII, 109-112).
Altro elemento che dà realismo al racconto è l'orientamento. Dante osserva la propria ombra davanti a sè mentre cammina col sole alle spalle (Purg. III, 16-21). Il Purgatorio è nell'emisfero sud, quindi il poeta vede il sole alla propria sinistra mentre e' rivolto a levante nella tarda mattina (Purg. IV, 52-57). Quando Dante si trova sul versante nord del monte e cammina verso ovest, ha il sole davanti a sè prima del tramonto (Purg. XV, 1-9) e alle spalle dopo l'alba (Purg. XIX, 37-39). L'ombra a un certo punto gli si "spenge" davanti mentre sta salendo il versante ovest al tramonto (Purg. XXVII, 67-69). Troviamo anche l'orientamento come metafora quando Brunetto Latini dice a Dante: "Se tu segui tua stella,/non puoi fallire a glorioso porto,/se ben m'accorsi nella vita bella" (Inf. XV, 55-57). Non è il generico seguire la propria stella, le proprie inclinazioni: il riferimento al porto è troppo preciso e ci porta alla capacità di orientarsi in mare (vedi anche Purg. XXX, 1-6 e Par. II, 7-9).

La sfera terrestre e quella celeste

Gli effetti di longitudine e di latitudine portano a quadri solenni e a visioni globali della Terra.
In Purg. II, 1-9, e Purg. XXVII, 1-6, Dante da' l'ora simultanea per i meridiani fondamentali. Gerusalemme (al centro delle terre emerse o "abitabile") e' un po' quello che per noi è Greenwich. Con Spagna o Marocco si vuole indicare il limite occidentale dell'abitabile, con Gange quello orientale. Il meridiano della montagna del Purgatorio (al centro delle acque) si può far corrispondere alla nostra "linea del cambiamento di data".

Un effetto di latitudine è quello già accennato del "sole a sinistra". Segue la definizione astronomica di due punti antipodi, con riferimento a Gerusalemme e al Purgatorio: hanno lo stesso orizzonte e opposti emisferi (Purg. IV, 68-71). Un altro effetto di latitudine si trova nel racconto di Ulisse (Inf. XXVI, 127-129): essendosi spinto nell'emisfero sud, egli la notte vedeva tutte le stelle dell'altro polo mentre il nostro era sotto la superficie dell'oceano (era diventato il polo occulto).

Visioni

Visioni grandiose dei cieli si hanno nel Paradiso. Entrando nel cielo del sole Dante esalta l'ordine del creato: se l'inclinazione dell'eclittica fosse stata troppa o troppo poca sarebbe mancato il ritmo delle stagioni che conosciamo (Par. X, 1-21). Dal cielo dei Gemelli Dante guarda in basso verso la Terra e vede sotto di sè i "sette pianeti" (questi sono, in accordo con la definizione di "stelle erranti", i cinque pianeti visibili a occhio nudo più sole e luna), ognuno con le sue caratteristiche orbitali (Par. XXII, 133-150). In Par. IX, 118-119, accenna al cono d'ombra della Terra che arriva al cielo di Venere: si badi bene, "al cielo", non a Venere che non puo' essere in opposizione al Sole rispetto alla Terra!

Lampi di astronomia

Passiamo all'astronomia estemporanea. In Purg. XI, 106-108, si accenna al lentissimo moto di precessione degli equinozi (il "cerchio che più tardi in cielo è torto"). In Par. I, 37- 42, si sottolinea che il sole sorge "per diverse foci", cioè da punti diversi dell'orizzonte, ma la situazione migliore si ha quando sorge da est all'inizio di primavera. In Par. V, 128-129, Mercurio è definito "la spera/ che si vela a' mortai con altrui raggi": a significare che è difficile da osservare a causa della vicinanza angolare al sole. In Par. XXV, 118-120, Dante dice che cercando di seguire con gli occhi un'eclisse di sole si finisce per perder la vista. In Par. XXVII, 142-143, si parla dell'errore del calendario giuliano, pari a circa un centesimo di giorno ogni anno: errore piccolo ma che accumulandosi avrebbe portato gennaio fuori dall'inverno. In Par. XXIX, 97-102, si sottolinea che una eclisse di sole non puo' fare buio su tutta la Terra.

Dante astrofilo

Ci sono poi i passi che hanno portato Momigliano ad affermare: "Il Purgatorio e il Paradiso sono due grandi spie delle ore che Dante deve aver passato in contemplazione del cielo" (ci rivelano, direi, il Dante astrofilo). In Par. XIV, 97-99, ecco la Via Lattea che "distinta da minori e maggi/ lumi biancheggia tra' poli del mondo". In Par. XV, 13-18, Dante dice che "per li seren tranquilli e puri" un "subito foco" (una stella cadente) "pare stella che tramuti loco" (cioè che traslochi in cielo), ma poi si vede che da dove e' partita non ne manca nessuna e nessuna e' aumentata dove essa si e' diretta (perchè si spenge subito): solo chi conosce il cielo ed è abituato a guardarlo con attenzione puo' fare un'osservazione di questo genere. In Par. XXIII, 25-27, ecco in notti serene la luna piena splendente fra le stelle che ornano il cielo in tutte le sue parti.

Nozioni elementari

A volte lo spunto è fornito da nozioni elementari sui segni zodiacali. In Par. XXVII, 67-69, Dante ricorda che quando il sole è in Capricorno la neve fiocca. In Par. XXVIII, 116-117, Beatrice afferma che lì c'è una "primavera sempiterna/ che notturno Ariete non dispoglia", cioe' non viene spogliata dall'Ariete quando questo e' in congiunzione con la Notte all'inizio dell'autunno (la Notte è creatura mitologica che gira intorno alla Terra, sempre in opposizione al sole: Purg. II, 4).

Il richiamo della bellezza

Il senso della bellezza dei cieli e del fortissimo richiamo che essi esercitano sull'uomo è diffuso per tutto il poema, e la privazione della loro vista risulta punizione tremenda e causa primaria di sofferenza. Appena passata la porta dell'Inferno Dante osserva "Quivi sospiri, pianti e alti guai/ risonavan per l'aere sanza stelle" (Inf. III, 22-23) e poco dopo Caronte grida alle anime dannate "Non isperate mai veder lo cielo:/ i' vegno per menarvi all'altra riva/ ne le tenebre eterne" (Inf. III, 85-87). I tre fiorentini del buon tempo antico augurano a Dante "se campi d'esti luoghi bui/ e torni a riveder le belle stelle" (Inf. XVI, 82-83). La fine dell'Inferno è un verso di liberazione: "e quindi uscimmo a riveder le stelle".

E' Virgilio a esprimere il significato ultimo degli astri: "Chiamavi il cielo e intorno vi si gira,/ mostrandovi le sue bellezze eterne" (Purg. XIV, 148-149). E in Purg. XIX, 62-63: "li occhi rivolgi al logoro che gira/ lo rege eterno con le rote magne" (le rote magne sono le sfere celesti; il logoro era il richiamo per il falcone da caccia e veniva fatto ruotare dal falconiere).
Bellezza, richiamo: questa non e' astronomia, ma e' motivazione all'astronomia.

La scienza dell'epoca

C'è poi la conoscenza scientifica dell'epoca, cioe' la dottrina: la cosmologia fisica (i cieli di Aristotele e Tolomeo) e quella metafisica (Dio motore dei cieli attraverso le intelligenze angeliche; l'Empireo o cielo della teologia). Si deve precisare che gli spiriti beati si manifestano a Dante nei cieli tolemaici per venire incontro alle sue limitazioni umane, ma risiedono con Dio e con gli angeli nell'Empireo. Si capisce allora come il Paradiso di Dante (Empireo escluso) possa coincidere con i cieli di Tolomeo senza costituire un'eresia di derivazione platonica: le anime che ritornano alle stelle. Questa geniale soluzione permette a Dante di dare realismo all'idea di ascesa verso Dio e in pari tempo concretezza alla classificazione dei beati (in un certo senso la cosmologia geocentrica ha nel Paradiso la funzione che aveva la geografia astronomica nelle prime due cantiche).

Il Kuhn afferma che la struttura generale del nuovo universo cristiano emerso nel tardo Medioevo appare in Dante nella sua espressione più potente e nella prospettiva più vasta, e che quindi Dante più di ogni altro ha il merito di aver fatto conoscere con chiarezza tale struttura e di aver influenzato in questo settore della conoscenza il pensiero medievale e rinascimentale. A questo proposito io direi che se anche altri poeti e scrittori (Leopardi, Shakespeare) hanno descritto magistralmente molti quadri celesti e toccato argomenti di astronomia, in te l'astronomia e' strutturale: questa è la differenza.

Ma su questa parte non insisto, perchè non ha corrispondenza nell'astronomia di oggi (anche se interessa la storia dell'astronomia). La teoria delle macchie lunari (Par. II, 112-148), il sole che "accende" le stelle (Par. XXIII, 28-30) e passi simili vanno si' inclusi nella lettura integrale ma non vale la pena soffermarvisi piu' di tanto. Piuttosto, il Dante della dottrina si può accostare a una delle tre categorie in cui si usa dividere le persone che si occupano di astronomia: i professionisti. L'anima del Dante astrofilo l'abbiamo gia' vista nelle appassionate descrizioni del cielo, nelle conoscenze più elementari, nelle ore passate ad osservare. Ma anche l'anima del Dante insegnante l'abbiamo gia' trovata in quel cogliere ogni occasione per dare spiegazioni ed elementi di sapere. Questa vocazione di Dante, che traspare nella Divina Commedia, lui stesso la dichiara all'inizio della principale opera in prosa, il Convivio: trattato importante per i suoi ampi contenuti astronomici espressi con chiarezza (come si conviene a un'opera di divulgazione; nella Commedia invece la poesia comporta a volte una oscurità di significato).

Per fortuna abbiamo il planetario

L'uso del "volgare" invece del latino ci dice che Dante si indirizzava non tanto alle persone colte quanto alla gente che desiderava imparare. Le sue descrizioni astronomiche trovavano lettori più preparati dei lettori odierni, perchè a quell'epoca bisognava conoscere il cielo per scopi pratici: stimare l'ora e orientarsi. Oggi si cerca di recuperare questa conoscenza, come si vede dalle riviste di divulgazione, dalle associazioni di astrofili e dalla considerevole attività dei planetari (un aspetto importante di questi ultimi è quello di offrire un cielo non inquinato da smog e da luce diffusa: chi vive in città viene così educato a godere i cieli puliti quando andrà in vacanza). Chi va al planetario e osserva immobile i moti apparenti degli astri si trova di fatto nel sistema di Tolomeo: questo per l'astronomia di Dante va benissimo.
In conclusione, se Dante era solito osservare il cielo il modo migliore per capirlo è fare altrettanto: la conoscenza del cielo oltre a rimanere una conoscenza di base è una insostituibile chiave di lettura dell'astronomia nella Divina Commedia.

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