Educazione Fisica

  • Materia: Educazione Fisica
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  • Data: 06/06/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Movimento: sviluppo e forme

Come avviene in movimento e in quali forme si presenta.

MOVIMENTO: SVILUPPO E FORME. Durante l’adolescenza si ha una distinzione di movimento tra i due sessi; i ragazzi acquistano maggiore capacità condizionale, ossia maggiore forza, velocità e resistenza; mentre le ragazze acquistano una maggiore coordinazione prediligendo attività dove vengono messe in atto capacità coordinative ed espressive. Qualsiasi attività svolta coinvolge tutta l’energia dell’organismo che viene prodotta dall’efficienza e dalla funzionalità dei vari apparati. Le prestazioni fisiche oltre i 16 anni si stabilizzano, ma se l’allenamento viene sospeso si verificano peggioramenti. Qualsiasi atto motorio compiuto, anche il più semplice, richiede l’intervento di tutti i meccanismi complessi che vengono attivati e controllati dal sistema nervoso; l’idea del movimento e la scelta del movimento parte dalla aeree corticali del cervello. I neuroni afferenti hanno  il compito di informarci sulla posizione che il corpo assume nello spazio, sulla posizione del capo e sulla tensione dei muscoli; invece i neuroni efferenti o motoneuroni hanno il compito di trasportare le informazioni che partono da diverse vie nervose sino ad arrivare agli organi quali i muscoli e le ghiandole. Esistono diverse forme di movimento che il nostro corpo è in grado di esercitare; quali:

1- movimento riflesso: è il movimento che il nostro corpo compie di riflesso, è di tipo involontario, si ferma al midollo spinale e dipende da stimoli esterni. Ad esempio: il riflesso di chiudere gli occhi quando si vede una luce improvvisa oppure il riflesso della rotula del ginocchio, quando il medico batte con il martelletto.

2- movimento automatico: è il movimento che viene eseguito senza essere coscienti ; si tratta di una serie di ripetizioni del gesto. Questo gesto compiuto altre volte richiama automaticamente la risposta motoria già attivata altre volte. La volontà interviene solo per modificare o interrompere il gesto.

3- movimento volontario: è quel movimento che viene eseguito coscientemente al fine di ottenere uno scopo bene preciso; varia in base agli stimoli uditivi che ci informano sul ritmo da mantenere o modificare attraverso afferenze e riafferenze uditive;tattili che ci permette di sentire le caratteristi fisiche degli oggetti ossia forma, consistenza, peso,qualità; visivi che ci informa sull’esecuzione dei movimenti e su quelli degli altrii; cinestetiche che si tratta della fonte più importante, permette di capire qual è l’intensità che bisogna applicare ad ogni movimento; i recettori si trovano negli organi motori quali tendini, legamenti e articolazioni. L’atto volontario dipende dalla corteccia cerebrale dove elabora gli stimoli afferenti e insieme ai neuroni che sono collegati con le strutture subordinate, analizza la situazione in modo da far giungere risposte adeguate. Questo movimento è formato da elementi semplici o unità di base del movimento che si suddividono in schemi motori, schemi posturali. Gli schemi posturali riguardano la posizione del corpo e di alcune parti quali la torsione del tronco, gli slanci delle braccia e il piegamento sulle ginocchia. Quando il movimento coinvolge tutto il corpo e diviene dinamico ci troviamo a compiere schemi motori elementari come camminare, strisciare, arrampicarsi, lanciare, rotolare, saltare. Successivamente e progressivamente si arriva ad una maturazione; si giunge attraverso stadi. Naturalmente lo sviluppo del movimento dipende da diversi fattori quali: ambiente, ereditarietà, personalità e livello motorio. 

L’apprendimento motorio si suddivide in fasi di coordinazione:

  • 1- coordinazione grezza: inizialmente di imita e successivamente si partecipa attivamente. Dopo aver ascoltato, guardato l’insegnante si passa alla prova dell’esecuzione del gesto che spesso porta tensione, preoccupazione e insicurezza.
  • 2- coordinazione fine: si tratta della messa a punto dei movimenti; il movimento si presenta più corretto e i gesti vengono ripetuti fin quando non diventano fluidi e precisi migliorando la qualità del gesto.
  • 3- disponibilità variabile e consolidamento delle capacità: si arriva alla padronanza variabile del gesto. Il movimento è consolidato, la tecnica è stata acquistata e si ha la capacità anche di modificare tranquillamente le situazioni motorie.

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