Età Arcaica

  • Materia: Età Arcaica
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  • Data: 01/11/2015
  • Di: Angela Ardizzone

Archiloco: vita e frammenti

Vita e frammenti di Archiloco, famoso giambografo della letteratura greca.

ARCHILOCO: VITA E FRAMMENTI. Leggi il riassunto sulla vita e i frammenti di Archiloco, giambografo greco del VII secolo. Tutto ciò che sappiamo di Archiloco lo ricaviamo dai suoi frammenti, da informazioni ricavate da altri autori, ma soprattutto da due fonti:

  • L’Epigrafe di Mnesiepes, iscrizione del 250 a.C., proveniente da una stele innalzata nell’Archilocheion, un recinto sacro dedicato alla memoria del poeta, rinvenuta nell’isola di Paro.
  • L’Iscrizione di Sostene, del I secolo a.C., rinveuta nell’isola di Paro, in cui ritroviamo numerosi frammenti del poeta.

Secondo tutte le fonti Archiloco nacque a Paro, un’isola delle Cicladi, nel 700 a.C. e fu discendente di un’illustre famiglia. Il suo antenato Tellide aveva infatti trasferito a Paro il culto di Demetra, mentre il padre Telesicle era stato uno dei fondatori della colonia nell’isola di Taso. Poiché però Archiloco non era suo figlio legittimo, essendo nato dalla schiava Enipò, egli lo escluse dai privilegi ereditari. Il poeta allora dovette cercare fortuna lontano da Paro, militando come mercenario a Taso, conquistandosi la fama di uomo ribelle e spregiudicato. Il suo attaccamento alla patria lo spinse a difendere Paro nel momento in cui questa venne attaccata dall’isola di Nasso. Durante una battaglia Archiloco fu ucciso da un soldato di Nasso, un certo Calonda. Secondo la tradizione, Calonda si attirò la maledizione di Apollo, poiché non aveva rispettato il servo delle Muse. Secondo un passo di Crizia, Archiloco era un individuo poco raccomandabile, violento, rancoroso, maldicente, pronto a vantarsi degli aspetti più ignobili del suo carattere. Particolarmente rilevante fu la vita sentimentale di Archicolo: un cittadino di Taso, Licambe, dopo aver promesso al poeta la figlia Neobule, ritirò la parola data. Archiloco lo offese talmente tanto che alla fine Licambe si impiccò, non potendo sopportare lo scherno pubblico e le invettive del poeta. Probabilmente si tratta di una leggenda, tuttavia un ampio frammento pubblicato nel 1974  e noto come Papiro di Colonia ci presenta il poeta coinvolto in una storia d’amore con la sorella più piccola di Neobule e pieno di disprezzo nei confronti di Neobule.
 

FRAMMENTI DI ARCHILOCO: AUTOBIOGRAFISMO. Non sappiamo con certezza se ciò che il poeta narra in primi persona nei suoi frammenti sia frutto della sua fantasia o faccia riferimento a vicende autobiografiche. Tuttavia, secondo molti critici i personaggi e gli eventi narrati da Archiloco sembrano reali. Dai frammenti rimasti inoltre viene evidenziata la tendenza del poeta ad andare controcorrente, opponendo al modo comune di pensare scelte personali e soggettive. Questa scelta è dovuta non al fatto che il poeta volesse scandalizzare, ma alla convinzione che i tempi richiedessero un modo di pensare diverso, improntato a nuove concezioni esistenziali. In un frammento citato da Aristotele (fr. 19 W.), il poeta esprime, per esempio, la sua personale considerazione nei confronti di 3 valori considerati generalmente positivi: ricchezza, gloria, potere assoluto.
 

FRAMMENTI DI ARCHILOCO: IL POETA SOLDATO. “Io sono servo del signore Enialo (Marte) ed esperto dell’amabile dono delle Muse” (fr. 1 W.). Con questi due versi Archiloco presenta se stesso come soldato-poeta: si tratta di due valori opposti che non hanno riscontro nella letteratura precedente  e che testimoniano il cambiamento di valori e delle strutture sociali dell’epoca. Anche sul fatto che Archiloco fosse un soldato si è discusso a lungo tra i critici: in ogni caso il tono della poesia di Archiloco è innovatore.
 

ARCHILOCO: LO SCUDO. Gli antichi valori dell’aretè guerriera su cui si fondava la morale eroica vengono sostituiti da un modo di pensare pratico e concreto. A tal proposito è famosissimo il fr. 6 W.: “Qualcuno dei Saii si fa bello del mio scudo, arma perfetta, che io abbandonai a malincuore presso un cespuglio; però mi sono salvato. Che me ne importa dello scudo? Al diavolo: me ne procurerò subito un altro, e anche migliore”. Gettare lo scudo in battaglia era considerato un gesto ignobile a quei tempi. Dato che il peso dello scudo impediva la fuga, probabilmente il poeta preferì gettare l’arma piuttosto che morire in battaglia, anche a costo dell’infamia. Inoltre, nei frammenti di Archiloco viene messa in discussione anche la tradizionale bellezza dell’eroe: il comandante può essere anche un Tersite, basso e con le gambe storte, purché abbia fegato (fr. 114 W.). Mentre per gli eroi omerici la guerra era occasione di gloria, per Archiloco non è altro che un duro modo per sopravvivere, in cui l’unico conforto può essere un po’ di vino (fr. 2 W., fr. 4 W.).
 

FRAMMENTI DI ARCHILOCO: L’AMORE. Un’altra tematica affrontata nei versi di Archiloco è quella erotica, trattata con toni che passano da una sensualità molle a un’esplicita crudezza, passando da scene gentili e aggraziate (fr. 31 W.) a scene in cui dominano prostitute (fr. 42 W.). L’autobiografismo viene fuori anche nella tematica amorosa, passando dalla descrizione delle proprie sensazioni fisiche e psichiche (fr. 193 W.) ai toni mordaci e aggressivi nei confronti di Licambe, Neobule e la sorella (fr. 172 W.).
 

ARCHILOCO: IL PAPIRO DI COLONIA. In questo frammento lungo circa 50 versi, chiamato anche Epodo di Colonia, il poeta descrive una Neobule dalla bellezza non più fresca, capace di suscitare repulsione e disgusto. Tenta allora di sedurre, con sapienti toni di lusinga, la sorella di Neobule, che viene descritta come un’adolescente spaventata dalla prima esperienza d’amore con un uomo più maturo.
 

LA CONCEZIONE ESISTENZIALE DI ARCHILOCO. Nel fr. 13 W., secondo la tradizione, Archiloco rievoca il naufragio in cui perse la vita suo cognato. Il dolore viene espresso con grande sapienza linguistica: “i polmoni gonfi di dolore”, per esempio, ricordano i polmoni gonfi d’acqua degli annegati. Traspare una visione della vita concreta: l’uomo, prima o poi, deve misurarsi con il dolore, e solo le donne possono abbandonarsi all’inutile pianto. L’uomo deve accettare il dolore come inevitabile componente dell’esistere. Per l’uomo è impossibile evitare sia le gioie che i dolori: può però evitare di farsi travolgere, affrontando entrambi con equilibrio interiore.

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