Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 23448
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Cartesio: la morale

La morale nella filosofia cartesiana.

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La morale Nel Discorso sul metodo Cartesio aveva avvertito che , sul piano pratico , non é possibile sospendere il giudizio finchè non si ottenga l' evidenza , come deve invece avvenire nell' ambito delle conoscenze teoriche ; per questo egli aveva formulato una morale provvisoria , articolata in alcune regole . Quattro sono le regole morali che Cartesio elabora nel Discorso sul metodo : 1 ) obbedire alle leggi e ai costumi in vigore nel proprio paese e di mantenere la religione nella quale si é stati educati ; 2 ) perseverare con risoluzione nella decisione presa , sebbene essa possa sembrare dubitabile nel corso dell' esecuzione : occorre portare a termine ciò che é stato intrapreso ; 3 ) cercare di dominare se stessi piuttosto che la fortuna e di cambiare i propri desideri piuttosto che l' ordine esterno delle cose ; 4 ) dedicare tutta la vita allo sviluppo della ragione e alla ricerca della verità . Quest' ultima regola mette in evidenza la vocazione di Cartesio piuttosto che mettere in evidenza una massima generalizzabile . Cartesio non giunse mai a costruire una nuova morale , ma piuttosto conferì progressivamente un valore definitivo alle regole dapprima considerate provvisorie. Specialmente la terza regola ebbe una posizione di grandissimo rilievo nell' ambito del suo pensiero . Nel suo operare l' uomo deve lasciarsi guidare soprattutto dalla ragione , che può essere vista come una candela che ci illumina la strada : é vero che si tratta di una luce fioca , ma é pur sempre la sola di cui disponiamo . Proprio con la ragione l' uomo deve riuscire a dominare le passioni che agitano e travagliano l' anima . In altre parole , nel conflitto che il corpo con i suoi spiriti animali e l' anima con la sua volontà determinano in quel punto di incontro che é la ghiandola pineale la seconda deve prevalere sul primo : che la ragione dovesse primeggiare sul corpo l' aveva già sostenuto anche Platone . Ma questo é possibile solo in quanto la ragione impara ad avere una conoscenza chiara e distinta delle passioni e dei loro meccanismi , in modo da poterle non tanto reprimerle , quanto piuttosto controllarle e dirigerle ai fini desiderati : questo concetto era già stato ben espresso da Platone con il mito della biga alata . Proprio in questo controllare le passioni consistono la saggezza e la felicità dell' uomo . Nell' appello alla ragione come principio teorico - pratico dell' uomo , nonchè nell' assimilazione di virtù e felicità che ne consegue , si rivela ancora una volta l' influenza esercitata su Cartesio dallo stoicismo classico in generale , e soprattutto quello del latino Seneca . La virtù stessa da Cartesio é intesa , sempre sulla scia degli stoici , come capacità di vivere sempre secondo ragione , senza lasciarsi mai vincolare dalle passioni : ecco allora che la virtù si riduce ad un solo precetto e non può nè deve essere divisa in varie specie , come aveva fatto la tradizione aristotelica . (segue nel file da scaricare)

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