Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 13629
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Critica al positivismo e allo storicismo

Friedrich Nietzsche: critica al positivismo e allo storicismo.

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Friedrich Nietzsche Anche la filosofia può fondersi talvolta con l'archeologia. L'esempio più eclatante lo è il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Egli si occupò nella sua filosofia anche di archeologia tramite l'opera "Considerazioni attuali". In questa opera egli fa una critica allo storicismo e in questo contesto tratta anche di archeologia. La storia archeologica è il tipo di storia di cui l'uomo ha bisogno “in quanto preserva e venera», ossia il tipo di storia che nasce dalla venerazione verso un passato di cui ci si riconosce eredi e da cui ci si sente giustificati: “Della storia ha bisogno colui che guarda indietro con fedeltà e amore, verso il luogo onde proviene, dove è divenuto. La felicità di non sapersi totalmente arbi­trari e fortuiti, ma di crescere da un passato come eredi, fiori e frutti, e di venire in tal modo scusati, anzi giustificati nella propria esistenza - è questo ciò che oggi si designa di preferenza come il vero e proprio senso storico... ». Ovvia­mente, per queste sue caratteristiche, la storia antiquaria contiene in sé un potenziale pericolo, in quanto “ostacola la forte risoluzione per il nuovo, quindi paralizza chi agisce...”. La critica al positivismo e allo storicismo La teoria nietzschiana dell'uomo come produttore di valori e di significati, che sta implicitamente alla base della sua genealogia della morale, ha come corollario il rifiuto del positivismo e dello storicismo, ossia di due dottrine che tendono ad asservire l'uomo a qualcosa di già dato (i "fatti", il "passato") indipendentemente da lui. Innanzitutto, contro l'ideale positivistico di un sapere oggettivo e «scevro di presule posti», Nietzsche mostra come la scienza sgorghi anch'essa da determinati presupposti extra-scientifici (ad es. dal desiderio di «comprendere nel miglior modo la bontà e la sapienza divina», dall'ideale della «assoluta utilità della conoscenza», dalla convinzione di possedere, tramite essa, «qualcosa di disinteressato, di pacifico, di autosufficiente» ecc.) e come lo scienziato sia anch'esso una sorta di asceta affascinato da un mondo di matematica perfezione e semplicità ben diverso da quello caotico e "polimorfo" dell'esperienza concreta, ossia un mondo che ha tutti i caratteri rassicuranti e fittizi della morale, della metafisica e della religione: «la domanda: perché scienza? riconduce al problema morale: a qual fine esiste in genere una morale, se vita, natura e storia sono "immorali"? Non c'è dubbio: l'uomo verace, in quel temerario e ultimo significato con cui la fede nella scienza lo presuppone, afferma con ciò un mondo diverso da quello della vita, della natura e della storia; e in quanto afferma questo "altro mondo"... non deve per ciò stesso negare il suo opposto, questo mondo, il nostro mondo... Ebbene, si sarà compreso dove voglio arrivare, vale a dire che è pur sempre una fede metafisica quella su cui riposa la nostra fede nella scienza...» (La gaia scienza). Inoltre, contro il positivismo, Nietzsche afferma che l'essere non è un insieme di dati che ci vincolano necessariamente, ma un complesso di interpretazioni in cui ne va di noi stessi: «Contro il positivismo che si ferma ai fenomeni: "ci sono soltanto fatti" direi: no, proprio i fatti non ci sono, bensì solo interpretazioni» (Frammenti postumi). Nel saggio Sull'utilità e il danno della storia, Nietzsche attacca anche la cultura storicistica, che, al pari di quella positivistica, favorisce l'«idolatria del fatto» (si pensi ad Hegel) e fa dell'uomo il risultato di un processo necessario, riducendolo a passivo epigono del passato, costretto a «chinare la schiena e a piegare il capo» dinanzi alla «potenza della storia» e alla dialettica razionale che la costituisce. In tal modo l'uomo, sentendosi in balìa del passato, prova un senso di impotenza anche verso il presente, perdendo la fiducia nella possibilità di plasmare liberamente il proprio futuro. Questa critica, più che la storia tout-court (segue nel file da scaricare)

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