Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 7385
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Eriugena

Il pensiero del filosofo.

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Scoto Eriugena Giovanni Scoto , detto Eriugena , ossia originario dell' Irlanda , nato all' inizio del nono secolo , godeva della protezione di Carlo il Calvo e insegnava in una scuola di palazzo nel nord della Francia . Rispondendo alla richiesta di Incmaro , che era ostile alla teoria della doppia predestinazione , Scoto scrisse un' opera intitolata " Sulla predestinazione " , nella quale avvertiva la necessità di comprendere che cosa si può e che cosa non si può dire di Dio ; innanzi tutto , rispetto a Dio , il linguaggio umano si rivela inadeguato , é pertanto fuorviante parlare di pre-destinazione e di pre-scienza a proposito di Dio , perchè Dio non esiste nel tempo , bensì esiste nell' eternità , nella quale non c'é un prima e un dopo . L' anteriorità della prescienza di Dio significa solo che egli nell' eternità ha priorità rispetto alle sue creazioni ; in tal senso la prescienza di Dio fa parte della sostanza divina , che é unitaria , non é un momento o una fase di tale sostanza . Inoltre , é assurdo dire che Dio predestina alcuni uomini alla dannazione , ossia ad un male . Scoto riprende a tal proposito da Agostino la tesi che il male é non essere e quindi non ha senso parlare di una predestinazione a ciò che non é . La posizione di Scoto appare , su questo punto , agli antipodi di quella avanzata da Fredegiso da Tours , morto verso l' 834 . Questi in un' epistola , " Sul nulla e sulle tenebre " , si era posto il problema se il nulla sia qualcosa . Partendo dalle premesse che ogni nome determinato significa qualcosa che é e che anche il termine " nulla " é un nome determinato , egli aveva tratto la conclusione che anche il termine " nulla " significa qualcosa che é : dunque anche il nulla , come le tenebre , é qualcosa . Come risulta dalla Genesi , Dio stesso , nell' atto della creazione , parla di nulla e di tenebre , perciò a questi nomi deve corrispondere qualcosa di reale . Per Scoto , invece , le nozioni di non essere e di male indicano soltanto una mancanza di essere e quindi egli ritiene che non si possa attribuire una qualche consistenza ontologica ad essi . Due sono i mali : il peccato e la punizione di esso , ma nessuno dei due é predestinato da Dio , poichè essi provengono soltanto dalla volontà umana ; infatti é l' uomo che abusa della propria volontà , che di per sè é bene . La punizione non é altro che mancanza e pertanto non é pensata dalla mente divina , che pensa solo a ciò che é ed é bene , essa non consiste che nell' essere nella condizione di peccato , cioè di deficienza , sicchè solo metaforicamente si parla delle pene dell' inferno : l' inferno non é un luogo reale , é nell' interno del peccatore stesso . Scoto , tuttavia , non riprende da Agostino la tesi che la vera libertà consiste solamente nel volere il bene : se Dio avesse dato all' uomo solo la capacità di volere il bene , l' uomo non sarebbe propriamente libero . Il libero arbitrio , consiste , infatti , nella capacità di orientarsi verso il bene o verso il male ; se l' uomo non fosse libero in questo senso , non si potrebbe parlare di giustizia divina . La giustizia consiste infatti nell' attribuire a ciascuno ciò che gli compete secondo i suoi meriti , e il merito é determinato dall' obbedienza ai comandi di Dio , la quale dunque deve essere liberamente prestata . Le tesi sostenute da Scoto apparvero pericolose a Incmaro , che , per evitare di essere coinvolto , disse che lo scritto era una falsificazione ; esso fu però ugualmente condannato nei concili di Valence ( 855 ) e di Langres ( 859 ) . Tuttavia Scoto non interruppe la sua attività presso la corte di Carlo il Calvo , anche se non si ha più notizia di lui dopo la morte del re avvenuta nell' 877 . Nell' 827 il figlio di Carlo Magno , Ludovico Pio , aveva ricevuto in dono dall' imperatore di Bisanzio , Michele , una copia degli scritti attribuiti a Dionigi l' Areop (segue nel file da scaricare)

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