Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 17533
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Kant: io penso e cogito cartesiano

La differenza tra l'io penso kantiano ed il cogito di Cartesio.

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Io penso kantiano e cogito cartesiano Nel 1781 Kant arriva ad una conclusione di estrema importanza : la conoscenza delle cose diventa vera condizione per la conoscenza di sè . E' proprio questa la radicale differenza fra il cogito kantiano e il cogito cartesiano . Io mi conosco soltanto conoscendo le cose e la mia durata é garantita dallo spazio e sostenuta dal mondo . L' io penso accompagna indubbiamente tutte le nostre rappresentazioni , ma , a differenza del cogito cartesiano , non può staccarsene e diventare esso stesso il proprio soggetto . Secondo Cartesio se dubito di ogni cosa ( compresi gli oggetti del pensiero ) rimane soltanto il soggetto che diventa il proprio predicato , il proprio oggetto : dubitando di tutto si arriva all' intuizione immediata di esistere come soggetto pensante ( res cogitans ) . Secondo Kant , invece , non c' é intuizione possibile del cogito senza contenuto del pensiero : non conosco la mia esistenza se non grazie alla rappresentazione dell' oggetto . L' io , se può dubitare di tutti gli oggetti , non può dubitare della totalità del mondo . Lo spazio é quanto garantisce l' oggettività della conoscenza , anche della conoscenza di sè . Bisogna poi chiarire che non possediamo solo l' immaginazione , ma pure l' esperienza diretta delle cose esteriori e che anche la nostra esperienza interna , indubitabile per Cartesio , é possibile solo presupponendo l' esperienza esterna : l' anima é meno favorita a conoscere rispetto al corpo . Questa concezione sfocia nel celebre teorema : La conoscenza semplice , ma empiricamente determinata , della mia esistenza personale prova l' esistenza degli oggetti nello spazio e fuori di me ( Critica della ragion pura ) . La coscienza della mia esistenza personale richiede qualche cosa di permanente nelle mie percezioni che sia distinto dalle mie rappresentazioni , e cioè l' esistenza delle cose fuori di me . Nell' Antropologia e nelle lettere Kant fornisce due spiegazioni psicologiche , che si riferiscono al modo in cui l' io forma l' esperienza . E' ciò che spiega in primis l' amnesia infantile . Il bambino può ricordare ciò che ha fatto anche parecchio tempo addietro ; ma non esiste ancora un' esperienza unificata che possa venire riferita alla forma di un io già costituito . Ecco perchè non abbiamo ricordi dei nostri primi anni di vita : la memoria é fondamentalmente legata all' esperienza e non può esistere prima che l' esperienza si costituisca . In questo senso , ed é il secondo esempio , la vita psicologica di ogni bambino ha delle analogie con quella degli animali : una successione di rappresentazioni non unificate dall' io penso e che quindi non può costituire conoscenza . Non saprei nemmeno di averle ; di conseguenza non esisterebbero assolutamente per me , come essere conoscente ; in questa situazione , in cui divento animale del pensiero , continuerebbero a svolgere la propria azione in me con regolarità in quanto rappresentazioni legate ad una legge empirica di associazioni ed eserciterebbero anche un' azione sul sentimento e sul desiderio ; ma io sarei incosciente della mia esistenza ... e questo loro comportamento non mi farebbe conoscere nulla , neppure lo stato che dovrebbe essere mio ( Lettera a Marcus Herz ) . La posizione di Kant rappresenta una sorta di mediazione fra Cartesio e Comte . A differenza di Comte ammette l' esistenza di un cogito , ma a differenza di Cartesio gli attribuisce un significato puramente formale e non più sostanziale . Il processo é grosso modo questo : Kant sdoppia l' Io penso , io sono e , attribuendo a Cartesio anche un ragionamento che egli tuttavia ha sempre negato , si rif (segue nel file da scaricare)

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