Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 7513
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Michele di Montaigne

Il pensiero del filosfo francese.

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Michele di Montaigne Con Montaigne lo scetticismo torna in auge e rivela una novità di motivi perchè é considerazione realistica e revisione critica dei problemi della cultura contemporanea . Michele di Montaigne nasce il 1533 nel castello avito di Montaigne , nel Perigord , studia diritto in gioventù e in seguito ricopre cariche pubbliche a Bordeaux ; ma a partire dal 1571 si ritira nel suo castello a vita privata , lontano dalle lotte politiche e religiose che insanguinano la Francia dei suoi tempi e , salvo brevi interruzioni , attende alla redazione e all' accrescimento dei suoi Essais , fino alla morte , che lo coglie nel 1592 . Nei suoi rapporti familiari e sociali Montaigne ha applicato con implacabile egoismo la massima stoica , che troviamo nel suo scritto Essais ( I , 38 ) : " la vera solitudine si può godere anche nelle città e nelle corti dei re ; ma la si gode meglio stando appartati ... Bisogna aver donne , figli , beni e soprattutto salute , se si può ; ma non bisogna attaccarvisi in modo che la nostra felicità ne dipenda : bisogna riservarsi un dietrobottega tutto proprio , tutto indipendente , in cui possa riporsi la nostra vera libertà e il nostro principale e solitario rifugio " . Vi é qualcosa di ascetico in questa maniera di vivere , ma é un ascetismo mondano , che ben si distacca nel suo fine da quello medioevale . Non vi é una filosofia ben definita e compatta nel Montaigne : nei lunghi anni del lavoro di redazione , il suo pensiero si é venuto orientando in modo sempre diverso , passando dallo stoicismo all' epicureismo e infine allo scetticismo . Ma , al di sopra di ogni spirito di sistema , Montaigne interessa la storia del pensiero come il maggior esponente della crisi del neoclassicismo umanistico . Se nel rinascimento non erano mancate delle proteste contro il feticismo per l' antichità e qualcuno aveva perfino capovolto il criterio della valutazione comparativa tra i classici e i moderni , facendo dei primi l' espressione dell' infanzia , dei secondi quella della maturità dello spirito , nessuno al pari di Montaigne ha saputo ricondurre l' antichità al comune livello umano . E ha fatto questo seguendo spregiudicatamente i suoi autori nei loro ragionamenti , nelle loro opere , spregiudicatamente giudicando , ad esempio , un Cicerone o un Platone : " la licenziosità del tempo mi scuserà questa sacrilega audacia di stimare che anche i dialoghi di Platone si trascinano per le lunghe e che la loro materia é troppo soffocata " . Così , a spregio egli ha il gusto retorico , particolarmente in voga ai suoi tempi : l' educazione umanistica non ha avuto per fine di farci buoni e saggi , " non ci ha insegnato a seguire e ad abbracciare la virtù e la prudenza , ma ce ne ha impartite le radici grammaticali e le etimologie ; noi sappiamo declinare la virtù , ma non amarla " . Di sapore accentuatamente stoico é invece il suo disprezzo per la morte , che gli suggerisce alcune delle considerazioni più profonde e vissute dei Saggi : " la premeditazione della morte é premeditazione della libertà . Chi ha appreso a morire , ha disappreso a servire ; non c'é nulla di male nella vita per chi ha ben compreso che la privazione stessa della vita non é un male " . Inoltre , quella sua indifferenza per la vita sociale é espressione di un atteggiamento conservatore : " E' dubbio se vi sia profitto nel mutamento di una legge ricevuta , quale che sia : perchè una costituzione é come una costruzione di vari pezz (segue nel file da scaricare)

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