Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 7472
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Pietro Pomponazzi

Il pensiero del filosofo.

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Pietro Pomponazzi Primo e principale fautore dell'alessandrismo , Pietro Pomponazzi (1462-1524) contrappone a Padova il proprio insegnamento all' averroismo di Achillini. Nel trattato sull'immortalità dell'anima (1516) si propone al lettore semplicemente come fedele riespositore della dottrina aristotelica e , in base a ciò che Aristotele asserisce nel De anima, dichiara che l'anima umana non può esercitare la propria funzione più elevata, cioè quella intellettiva, qualora sia privata dei dati sensibili che le provengono dagli organi corporei : dichiara di voler esporre il pensiero di Aristotele quale esso é , non quello strumentalizzato dalla tradizione scolastica ; infatti la filosofia aristotelica é stata usata dagli scolastici per fornire una copertura illusoriamente razionale a ciò che si può soltanto ritenere per fede . Ma se si seguono con onestà e coerenza i dettami della ragione ( e quindi della teoria di Aristotele , che ne é la massima espressione ) é inevitabile riconoscere che ciò che si accetta per fede non può avere un fondamento filosofico . Così seguendo Aristotele e la ragione si vedrà che dal punto di vista filosofico l' anima é mortale , poichè essa non può prescindere dal rapporto con la materia ( ricordiamoci dei sinoli ) : la sua funzione più elevata , quella razionale , non può essere esercitata quando le venga a mancare quella sorta di " materia prima " che sono le immagini sensibili prodotte dai corpi esterni ( materiali ) e recepite dalla facoltà immaginativa , la quale opera attraverso gli organi del senso ( anch' essi materiali ) del soggetto percipiente . Quando l' anima fosse svincolata dal corpo , come detto , non potrebbe più svolgere alcuna funzione : sarebbe , appunto , morta . E questa conclusione discende , per Pomponazzi , da una fedele lettura del De anima di Aristotele . Da questo punto di vista l'esistenza dell'anima stessa appare come un non senso quando si prescinda dalla sua connessione con il corpo: in questo modo la tesi dell'immortalità appare ammissibile per fede, ma indimostrabile dal punto di vista filosofico. Pomponazzi sembra così far propria la cosiddetta dottrina della doppia verità , tradizionalmente attribuita all' aristotelismo averroistico , secondo la quale esisterebbero una verità filosofica e una verità religiosa. In realtà, dal punto di vista averroistico , è sempre esistita una sola verità che è stata trasmessa in certi modi attraverso il discorso filosofico, per le persone capaci di intenderlo, e in altri modi attraverso la rivelazione , per le persone più semplici. Pomponazzi, dal canto suo, non fa altro che rilevare la reciproca indipendenza della ricerca filosofica e della fede religiosa. Per ciò che concerne la considerazione dell'anima umana, la filosofia di Pomponazzi mette capo a esiti di tipo materialistico; tuttavia, questa filosofia non nega né Dio, né la sua azione nei confronti del creato in virtù della quale nel mondo è riscontrabile un ordine razionale e naturale. L'opera postuma intitolata " De naturalium effectuum admirandorum causis sive de incantationibus " si propone infatti di dimostrare ogni fenomeno naturale, per quanto staordinario, dipende da una causa r (segue nel file da scaricare)

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