Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 14754
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: l'immortalità dell'anima

Il concetto di immortalitĂ  dell'anima secondo Platone.

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L'immortalità dell'anima Platone parte dalla definizione dell' uomo data da Socrate , e la porta alle estreme conseguenze , a tutti i livelli . La definizione che Socrate ha dato dell' uomo é stata rivoluzionaria : l' uomo é la sua anima ; il corpo é come lo strumento di cui essa si avvale . Prima di Socrate l' anima aveva differenti significati . In Omero é la larva inconsapevole che resta dell' uomo che va agli inferi . Negli Orfici é un dèmone , che per un' originaria colpa commessa cade in un corpo , da cui , sia attraverso le trasmigrazioni , sia mediante le purificazioni , tornerà a liberarsi . Ma essa non coincide con la razionalità dell' uomo . Nei Presocratici é stata in vario modo connessa col principio , ma in modo ancora generico . Con Socrate l' anima diventa ciò per cui l' uomo conosce e determina la sua vita morale . E da Socrate in poi é questo il senso che la parola anima ha assunto . Ma Socrate ha lasciato ancora aperto un problema : quello dell' immortalità . Dal punto di vista della credenza , egli propendeva nettamente per l' immortalità dell' anima ; ma , dal punto di vista teoretico , non aveva ancora guadagnato quei fondamenti metafisici , in base ai quali questa credenza poteva venir dimostrata razionalmente . E' appunto questo il problema che Platone si é assunto , con tutte le conseguenze che ne derivano . L' opera in cui per la prima volta questo problema viene posto in modo radicale é " Il Gorgia " . E proprio sull' impostazione che Platone dà al problema in questo dialogo bisogna concentrarsi per ben comprenderlo . Socrate il giusto é stato ucciso , e l' ingiusto sembra invece trionfare . Il virtuoso e il giusto sono in balìa dell' ingiusto e ne soffrono i soprusi . I viziosi e gli ingiusti sembrano invece felici e soddisfatti delle loro prepotenze . Il politico giusto soccombe , mentre quello senza scrupoli si impone . Dovrebbe trionfare il bene , e invece sembra che trionfi il male . Da che parte sta allora il vero ? Callicle , uno dei protagonisti del " Gorgia " , che dà voce alle tendenze estremistiche che erano maturate in quei tempi con gli epigoni dei sofisti , non esita a proclamare , con sfrontata impudenza , che la verità é dalla parte del più forte , cioè di colui che sa farsi beffa di tutto e di tutti , sa godersi ogni piacere , sa soddisfare tutte le sue passioni e sa saziare qualsiasi suo desiderio . La giustizia é una invenzione , a suo avviso , dei deboli , la virtù é una sciocchezza e la temperanza una assurdità . Chi si astiene dai piaceri e si modera é uno stolto , perché la vita che costui vive , in realtà , é uguale alla morte . Proprio in risposta a questa concezione estrema Platone recupera le verità orfico - pitagoriche , le fonda sulle basi della sua metafisica , spingendo molto oltre Socrate , anche se sulla scia da lui tracciata . Callicle e tutti coloro di cui Callicle é simbolo dicono che la vita del virtuoso , che mortifica gli istinti , é vita senza senso , e quindi morte . Ma che cosa é la vita e che cosa la morte ? Non potrebbe aver ragione chi dice : " Chi può sapere se vivere non sia morire e morire non sia vive (segue nel file da scaricare)

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