Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 18787
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Rousseau: Il contratto sociale

La visione della societĂ  di Rousseau.

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Il contratto sociale La critica di Rousseau al processo di incivilimento non comportava tuttavia la necessità di un ritorno al retrogrado stato di natura , di un impossibile regresso alle condizioni iniziali del corso storico o , come Rousseau stesso ebbe a dire , un invito a tornare "nelle foreste con gli orsi" . Del resto , come ha mostrato la critica più recente , la condizione di stato di natura non è esente da svantaggi anche per Rousseau stesso , che pure esalta la primitività del " buon selvaggio " che con la sua semplicità può avere una concezione più pura di Dio . In essa , infatti , la nascita inevitabile della disuguaglianza tra gli uomini , conseguenza della complicazione dei bisogni ( la quale avviene già in gran parte nello stato di natura ) , causa il sorgere di conflitti e di violenze che , analogamente a quanto aveva insegnato Hobbes , possono essere risolte solo in base al "diritto del più forte" ( homo homini lupus ) . L' uomo é nato libero e ovunque é in catene : con questa amara considerazione inizia il Contratto Sociale , l' opera più celebre di Rousseau . Il problema era piuttosto quello di trovare una forma di contratto sociale , mediante la quale gli uomini , pur entrando necessariamente e giustamente nella società civile e godendo della sicurezza che essa offre , conservassero l' eguaglianza che caratterizza lo stato naturale e non entrassero in uno stato caratterizzato dalla disuguaglianza e dai soprusi . La questione era , nella formulazione datane da Rousseau , quella di trovare una forma di associazione che con tutta la forza comune difenda e protegga le persone e i beni di ogni associato, e mediante la quale ciascuno , unendosi a tutti , obbedisca tuttavia soltanto a se stesso , e resti non meno libero di prima . Tutto dipende quindi dalla formula del contratto sociale, che Rousseau definisce nei seguenti termini . Nel patto sociale ciascun individuo deve ceder tutto se stesso e tutti i suoi diritti ( come in Hobbes ) , ma il destinatario di questa alienazione ( a differenza di Hobbes ) non è un singolo individuo ( un " terzo") , bensì il corpo politico nella sua interezza : ciascuno cede tutti i suoi diritti individuali per poi riprenderli come collettività. Ora , per Rousseau ciascun individuo non solo fa parte del corpo politico , ma si identifica con l' intero corpo politico : ciò significa che , alienando totalmente se stesso con tutti i suoi diritti alla comunità , egli non fa che cedere se stesso a se stesso . Egli ritrova così tutta intera la sua volontà nel corpo politico , con in più il vantaggio che essa viene potenziata dalla volontà di tutti gli altri , i quali hanno compiuto la stessa alienazione totale . Il contratto sociale rousseauiano non prevede quindi nessun "patto di soggezione", ma si risolve esclusivamente nel "patto di unione" tra i contraenti . Nasce così una volontà generale , che esprime sempre la volontà dell' intero corpo politico , ossia é allo stesso tempo la volontà del singolo e la volontà della totalità . Obbedendo alla volontà generale , l' individuo non fa che obbedire a se stesso . Per questo motivo la volontà generale non deve essere confusa con la " volontà di tutti " che é la semplice somma aritmetica delle volontà singole . Infatti , la volontà generale , dal momento che é la volontà del corpo politico , vuole necessariamente il bene generale , mentre la volontà di tutti potrebbe anche indirizzarsi verso un obiettivo che incontra il favore di ciascun singolo , ma che non risponde al bene comune . Nell' esercizio della volontà generale consiste la sovranità , che appartiene esclusivamente al popolo . In essa risiede il potere legislativo , ossia la facoltà di varare leggi che abbiano carattere generale e investano obiettivi concernenti l' intero corpo sociale . La volontà generale , però , e con essa la sovranità del popolo , si può esprimere (segue nel file da scaricare)

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