Filosofia

  • Materia: Filosofia
  • Visto: 9499
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Sartre: l'esistenzialismo

Il fulcro della filosofia di Sartre.

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L' esistenzialismo La tematica della libertà é il fulcro de L'essere e il nulla , che ha per sottotitolo Saggio di ontologia fenomenologica ; l'essere della coscienza, che Sartre definisce il per-sè , é caratterizzato dall'intenzionalità: la coscienza é sempre coscienza di qualcosa che non é coscienza. Il correlato é l' in-sè , cioè l'essere delle cose e dei fenomeni nel loro aspetto massiccio e opaco, alieno a ogni rapporto e caratterizzato dalla sua semplice presenza. Diversamente da quel che dicono le filosofie idealistiche, l'essere dei fenomeni é irriducibile alla coscienza, ma anche la coscienza, in quanto capacità di trascendere le cose e le situazioni, é irriducibile all' in-sè. La coscienza, quindi, non si identifica mai con l'in-sè, é esistenza, é sempre fuori di sè, azione e movimento permanentemente proteso in avanti, senza poter mai coincidere con la propria essenza. In questo senso, la coscienza é sempre incompiutezza e mancanza alla ricerca del proprio completamento: il nulla é la condizione necessaria del per-sè, che fa sempre l'esperienza del nulla in ogni atto dell'esistere e dell'agire. Ogni risposta che il soggetto fornisce alle proprie domande é anche sempre negazione. Il nulla é dunque intrinsecamente legato all'essere, pur non essendo da esso generato: é generato da quell'essere in cui si fa questione del nulla del suo essere, cioè dall'essere della coscienza, che si eterna a non essere l'in-sè, e la cui condizione indispensabile é la libertà; essere libero vuol dire decidere direttamente dei propri atti ed esserne totalmente responsabili. L'atto originario in cui la libertà si cala é la scelta . Essa non é tipica solo degli atti riflessivi, ma di tutti gli atti, dal momento che non é determinata solo dalla ragione, ma anche da pulsioni e intenzioni che esulano dalla riflessione; la ragione stessa, d'altronde, non é altro che una scelta possibile. La libertà della scelta crea però l'angoscia di fronte al possibile, che é indeterminato, dal momento che non é, cosicchè la coscienza presagisce che il non essere non é fuori, ma é propriamente in essa. L'esistente si scopre così condannato ad esistere sempre al di là della propria essenza, cioè 'condannato alla libertà come continuo trascendimento di quel che esso di volta in volta é: ' non siamo liberi di cessare di essere liberi '. E da qui nasce la tendenza a fuggire da se stessi, evadendo dalla propria libertà e responsabilità e reificandosi, cioè riducendosi ad una cosa tra le altre: é questa la malafede , con cui si costruisce un'immagine fasulla di sè e della propria condizione, e si recita una parte. Questa parte consiste nel mentire a se stessi, ma non si tratta di una menzogna deliberata, dato che il me che viene ingannato fa parte dello stesso io che inganna: si genera così una scissione che crea infelicità. La coscienza incontra l'essere non solo nella realtà massiccia e opaca delle cose, ma anche nell' altro , nell'altra coscienza, e mediante essa le si presenta la speranza di poter evadere dal proprio stato di mancanza. Ma anche l'essenza dell'altro é negazione: esso é ' l'io che non é me ' . Anche il rapporto con l'altro é, dunque, segnato da una netta negatività. L'esperienza originaria tramite la quale si istituisce questo rapporto é data dallo sguardo , nel quale l'altro mi appare in un primo tempo come una cosa, poi come una cosa che ha rapporto con altre cose e, infine, come l'altro che mi guarda. Col suo sguardo, l'altro conosce me meglio di quanto io possa conoscere me stesso, dato che io non posso mai oggettivarmi, distanziarmi come un oggetto da me stesso. In questo modo, arrivo alla conclusione che ' io sono quel me che un altro conosce ' e mi sento trasformato in un oggetto inerme e nudo davanti all'altro. Con lo sguardo, l'altro aliena le mie possibilità, cosicchè non sono più padrone della situazione: affiorano così le emozioni del timore, del pudore, della vergogna, dell'orgoglio. I rapporti tra l'io e l'altro, cioè i rapporti (segue nel file da scaricare)

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