Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
  • Visto: 2799
  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Aristotele: Arte e Katarsi

I concetti di arte e katarsi in Aristotele.

Per Aristotele il concetto di poietica era molto legato a quello di tragedia: la poietica infatti la si può estendere a qualsiasi forma di creazione artistica: ò la conoscenza che genera qualcosa. A riguardo dell'opera d'arte e della tragedia erano già  state formulate due importanti tesi: a) Gorgia, il cui giudizio era stato fortemente positivo: in assenza di un modello da imitare (per lui l'essere non esisteva e tutto era falso), l'artista ò colui che crea nuovi mondi ed ò tanto più bravo tanto più riesce ad ingannare gli spettatori. b) Platone, il cui giudizio non era certo stato positivo: per lui l'arte e la tragedia erano copie di copie, vale a dire copie del mondo sensibile che a sua volta ò copia del mondo intellegibile. Si aggiungeva poi la crisi sul piano morale: l'arte fomenta e stimola la passioni inducendo i giovani (e non solo) ad avvicinarsi ad esse. Aristotele assume una nuova ed importantissima posizione: egli rivaluta l'arte (ed in particolare la tragedia) sia sotto il profilo ontologico sia sotto quello etico: sul iano ontologico Platone diceva che era imitazione di imitazione, Aristotele fa notare che la tragedia ha per lo più come argomento il mito, che racconta cose non vere: i prsonaggi sono dei "tipi umani". La tragedia, dice Aristotele, descrive il verosimile: non ci dice cosa ha fatto quella determinata persona in quel frangente, ma cosa farebbe qualsiasi persona in quel caso. Ci presenta non il vero ma il verosimile: questo per Aristotele ò un elemento che conferisce un valore particolare: ricordiamoci che la vera scienza per Aristotele ò scienza dell'universale e non el particolare: la tragedia ha quindi una valenza conoscitiva ed ò molto migliore della storia: la storia infatti non mette mai di fronte all'universale, bensì racconta le gesta dei singoli: mi racconta casi particolari e non universali. La tragedia ha quindi una valenza filosofica perchò mi mette di fronte a casi universali. La tragedia ò imitazione in forma drammatica e non narrativa di un'azione seria e compiuta in sò attraverso una serie di avvenimenti che suscitano pietà  e terrore: il suo contenuto ò un mito. Da qui in poi si rivaluterà  completamente l'arte che Platone aveva disprezzato. Per dirla alla Platone, l'arte per Aristotele non imita il mondo sensibile, ma le idee stesse: imita infatti l'universale. Esaminiamo ora l'aspetto etico-morale dell'arte: come Platone, così anche Aristotele sostiene la metriopazia ( il controllo, la misura delle passioni) e non l'apazia (la privazione delle passioni ): la valutazione della tragedia da parte di Aristotele ò antitetica rispetto a Platone anche sul piano etico: Platone diceva che stimolava alle passioni e che quindi andava abolita, Aristotele introduce la KATARSI artistica: (parola che deriva dalla medicina, suo padre era medico, e risente del suo interesse biologico: katarsi significa "purga" e più in generale "purificazione": ò il meccanismo con cui ci si purifica dalle sostanze dannose ): chiaramente ò una metafora. Ma che cosa intende Aristotele per purificazione? Il passo in cui ci parla della katarsi ò molto breve (ricordiamoci che erano appunti) complesso e quindi ò difficile capire se intenda purificazione dAlle passioni o dElle passioni: Se fosse dAlle passioni, sembrerebbe che con la tragedia ci si libera dalle passioni, il che ò una contraddizione; quindi Aristotele intendeva purificazione dElle passioni: nella tragedia infatti vengono messe in gioco passioni negative, spaventose: Platone le rifiutava totalmente perchò pensava che vedendole si stimolassero e nascessero in chi le vedeva; Aristotele, invece, scopre che vedere in scena certe passioni ha l'effetto di oggettivarle e di far sì che l'individuo possa riuscire a controllarle: ancora oggi gli psicologi mirano quando i pazienti sono afflitti da ansie a farle uscire, a tirarle fuori, a far prendere coscienza al paziente delle proprie ansie: il fatto di guardarle in faccia, a tu per tu, consente di controllarle e di razionalizzarle. Vedere sulla scena, in un situazione in cui si oggettiva e si vede con un certo distacco, permette di razionalizzare le passioni. Il processo della katarsi consente all'uomo di vivere meglio le passioni negative, il terrore inducendolo a guardarsene.