Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Aristotele: La politica

La politica aristotelica.

La politica riguarda il comportamento della società , mentre l'etica quello del singolo. In Platone il cittadino e l'uomo erano ancora grosso modo un tutt'uno, ma con Aristotele la distinzione si accentua. Aristotele dedica un libro alla politica ("La politica"). Il punto di partenza ò la frase famosa "l'uomo ò per natura un animale politico"; Aristotele dice che non sono politici nò gli animali nò gli dei: solo l'uomo lo ò. Cosa significa quest'espressione? Vuol dire sia che per natura ò legato ad una vita comunitaria con gli altri sia che la forma tipica della vita sociale ò la polis (termine dal quale deriva la parola politica). Aristotele come sappiamo ha vissuto rapporti stretti con la Macedonia: tuttavia la politica di Alessandro Magno ha poco a che fare con il pensiero di Aristotele: ò legato all'idea che l'uomo ò legato alla polis e Alessandro Magno ò la nagazione della polis. Aristotele innanzitutto fa notare una cosa: aqltri animali vivono in società , ma ò un fatto istintivo: in loro manca l'aspetto organizzativo. Dire che l'uomo per natura ò un animale politico significa anche implicitamente negare il cosiddetto "CONTRATTUALISMO", la tesi secondo la quale lo stato ò un contratto, una convenzione fatta a tavolino dagli uomini, che si rendono conto che stare insieme ò vantaggioso. Aristotele la pensa diversamente: ò un'attitudine naturale; ò vero che gli uomini si raggruppano anche per interesse, per trarre vantaggi: nessuno può fare tutto bene e da sò ed ò meglio che ciascuno si specializzi in un'attività . Ma non ò un processo convenzionale, bensì ò spontaneo. Aristotele dice poi che il fatto di vivere insieme non ò solo dettato da esigenze materiali: anche se l'uomo avesse tutto ciò di cui ha bisogno e fosse autonomo tenderebbe lo stesso a vivere insieme ad altri. Vi ò una spontanea voglia di stare insieme. L'uomo tende quindi ad aggregarsi in modo naturale: i contrattualisti dicevano che ogni uomo era un atomo nella società . Il carattere naturale per Aristotele comporta il carattere gradualistico: vede nella polis l'ultima gradino dei processi aggregativi: prima c'ò il villaggio, e prima ancora la famiglia, il nucleo naturale dei processi di aggregazione sociale, il cui culmine ò nella polis. Che la famiglia sia un'associazione naturale e precedente alla polis ò un'affermazione importante perchò ha influenzato molto la dottrina cattolica sulla famiglia. La famiglia ò la società  naturale e primordiale: ò nata prima e autonomamente e quindi ha dei suoi diritti. Quando Aristotele parla della famiglia la chiama OIKOS (casa): ò interessante perchò la famiglia ò il nucleo primario non solo sul piano degli affetti, ma anche sul piano economico: economia infatti significa regolamentazione dell'oikos. Quando Aristotele parla della famiglia cita 4 figure: padre, madre, figli e schiavi, che svolgevano attività  agricole e di servizio per la casa. Anche nella famiglia si formano diversi rapporti di autorità : il padre (il pater familias latino) ha diversi rapporti di autorità  sulla moglie, sui figli e sugli schiavi. Il rapporto nei confronti dei figli ò temporaneo e dura finchò essi non crescono; il rapporto nei confronti degli schiavi ò permanente. A noi pare sconcertante il concetto di schiavitù, ma Aristotele cerca di fornire argomentazioni valide: tuttavia, lui stesso si accorge di alcune contraddizioni. Lui dice che la schiavitù ò un qualcosa di naturale e necessario (da notare che Aristotele tende molto di più di Platone ad accettare le cose come sono: non ci dice come Platone come dovrebbe essere il mondo, ma come ò effettivamente); anche nello studio della politica Aristotele parte dai phainomena, dalle documentazioni storiche per poi fare confronti tra le varie forme di governo: raccolse tantissime costituzioni e fece le sue considerazioni. Come giustifica la schiavitù? Dice che esistono individui per natura liberi ed altri per natura schiavi; l'argomentazione ò fondata sulla capacità  di deliberare, di ragionare; Aristotele dice che c'ò una parte dell'umanità  capace a mettere in pratica le sue capacità  mentali (in potenza le abbiamo tutti, si tratta di farle passare in atto ) e una parte che non ò capace: non sa fare scelte razionali. Se ò così, dice Aristotele, ò meglio non solo per i padroni, ma anche per gli schiavi stessi essere schiavi (va ricordato che la schiavitù greca era molto meno pesante di quella romana): una persona incapace di governarsi autonomamente trae solo benefici dall'essere governata da qualcun altro. Aristotele arriva a definire lo schiavo STRUMENTO INANIMATO. Il vero problema ò che in concreto non si diventa schiavi per il fatto che non si ò in grado di pensare: si diventa schiavi con le guerre: chi perde diventa schiavo, chi vince diventa padrone. Ricordiamoci che Platone stesso aveva rischiato di diventare schiavo perchò era stato catturato dai pirati: certo Platone in quanto a pensare ne sapeva qualcosa... Aristotele se ne rende conto ma non trova altre via di uscita. Aristotele ò stato il fondatore della scienza economica: uno dei concetti fondamentali da lui elaborati ò la concezione del denaro e delle sue funzioni. Per lui esistono due modi per usare il denaro, una legittima, l'altra no. L'economia ò il governo della casa, il processo con cui si procurano i beni per far funzionare bene la casa. Naturalmente bisogna fare acquisti e scambi: c'ò il baratto ma anche l'uso della moneta. Le idee di Aristotele sul denaro verranno addirittura riprese da Marx: l'uso del denaro ò legittimo se viene usato per fare acquisti, ma diventa illegittimo se lo si usa non come mezzo ma come fine, quando cioò non lo uso più per fare acquisti ma per accumularlo: Aristotele quindi condanna l'accumulazione (in Greco "crematistikà "). E' un uso contro natura del denaro; questo concetto di secondo natura e contro natura ò sempre presente in Aristotele. La natura del denaro, la sua essenza ò quella di essere mezzo di scambio. E' una condanna ante litteram del capitalismo. Passiamo all'analisi politica vera e propria: opera anche lui una catalogazione delle forme di governo. E' una catalogazione abbastanza simile a quella operata da Platone nel "Politico": la distinzione tra forme di governo negative e positive ò data dal fatto che chi governa governi per l'interesse pubblico o personale. La monarchia ò la forma di governo dove il singolo governa per il bene di tutti; la tirannide quella dove il singolo governa per il proprio bene. L'aristocrazia e l'oligarchia sono lo stesso e così anche la democrazia e la politeia. La democrazia ò il governo dei molti: la collettività  può governare negli interessi di tutti (politeia) o in quelli della maggioranza che governa (la democrazia). La politeia ò la costituzione per eccellenza (secondo Aristotele); in realtà  bisogna fare attenzione al fatto che Aristotele divida secondo due criteri politici: a)numerico: governano tanti, pochi... b)sociologico: la democrazia non ò solo il governo dei più, ma anche il governo del demos (popolo): anche in Italiano l'espressione popolo ha duplice valenza: può essere governo della popolazione, ma anche governo del popolo inteso come parte inferiore della società . Condanna la democrazia perchò ò il governo della maggioranza popolare, socialmente inferiore, che tende a governare per il proprio interesse, varando leggi a proprio interesse. Per Aristotele la miglior forma di governo ò la politeia, la democrazia positiva, quando i più governano bene. La politeia viene vista secondo un criterio quantitativo, ma anche secondo un criterio sociale: Aristotele dice che tutti accetteremmo che fosse uno solo a governare se egli avesse più virtù di tutti gli altri messi insieme: sarebbe il miglior governo, ma ò puramente astratto. Nella politeia, per quanto la maggior parte delle persone abbia virtù mediocri, tutto sommato mettendole insieme qualcosa si ottiene: messi insieme non saranno gran chò, ma insieme riusciranno a far funzionare il governo. Sul piano della sociologia come si caratterizza la politeia? Per il prevalere del ceto medio: la politeia ò una democrazia moderata, del ceto medio. Il motivo principale ò che ò una società  non polarizzata, dove non c'ò netta distinzione tra ricchi e poveri: una società  troppo polarizzata ò instabile perchò in perenne conflitto. Quindi sarà  una società  più stabile; ma c'ò poi un effetto paradossale: noi siamo abituati all'idea che una democrazia funziona tanto meglio quanto più ò compartecipata: Aristotele fa un ragionamento opposto. In sostanza dice in maniera più realistica quanto Platone aveva detto nella "Repubblica": il ceto medio non ha alcun interesse a governare (come i filosofi per Platone ); se diamo il potere al ceto medio, ò presumibile che esso sarà  poco attirato dal governo perchò ha una sua attività  economica. Parteciperà  moderatamente: Aristotele ha in mente una democrazia tranquilla.