Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Aristotele: L'anima e il vivente

L'anima per Aristotele.

Vediamo ora il pensiero di Aristotele a riguardo del vivente e dell'anima: Aristotele ha scritto parecchi libri a riguardo: "Historia animalium", "De partibus animalium", "De generatione animalium", "Parva naturalia", "De motu animalium"... Le opere biologiche sono importanti perchò i concetti fondamentali della metafisica derivano da qui in Aristotele. Il concetto di movimento, per esempio, ò particolarmente evidente nel mondo naturale. La riproduzione degli animali deve avergli dato lo spunto per formulare la teoria della privazione forma, acquisizione forma, sostrato... Le realtà  viventi sono realtà  fisiche e quindi dotate di materia e forma: nella fattispecie la materia e la forma di cui ò composto un sinolo vivente sono quelle che comunemente chiamiamo anima e corpo. L'anima non ò una realtà  fisica ultima: ò fatta di materia e forma. Sono dotati di anima gli uomini, gli animali e le piante. L'anima ò la forma particolare che hanno gli esseri viventi. Questo significa che non c'ò una differenza qualitativa radicale tra le cose inorganiche e gli esseri viventi, c'ò solo una differenza quantitativa: l'anima non ò altro che un tipo di forma particolarmente complesso. Facciamo un esempio: anche gli elementi hanno forma: la forma della terra ò l'essere fredda e secca. Se metto insieme alcuni o tutti e 4 gli elementi ottengo una realtà  complessa. Significa aggiungere sempre aspetti formali nuovi: la terra ha solo quei 2 aspetti formali, se mescolo con alcuni dei 4 elementi ottengo una realtà  complessa e composta: ottengo un tessuto; se aggrego tessuti diversi posso ottenere un organo. Allora significa aggiungere sempre aspetti formali nuovi. Se prendo un pò di muscolo, un pò di tessuto tendineo ed un pò di tessuto osseo ottengo per esempio una mano: non ò la stessa cosa che i tessuti di cui ò fatta: c'ò un elemento formale in più. C'ò una differenza: a livello di elemento l'aspetto formale di quelli che abbiamo detto; a livello di tessuti etc. l'elemento formale che si aggiunge ò il modo in cui sono combinati: i tessuti da Aristotele vengono chiamati parti OMEOMERE, cioò sono parti che quando vengono divise sono costituite della stessa materia: se divido un muscolo in 2 parti, ottengo 2 parti di muscolo. Significa "parti simili". Se invece ho una mano, che ò la combinazione di tessuti ed ò un ORGANO, essa si chiama parte non omeomere, non simili tra loro: se divido una mano, non ottengo 2 mani, bensì più tessuti differenti. Se metto insieme diversi organi ottengo un SISTEMA (ad esempio il sistema nervoso, o quello respiratorio) e se invece unisco tutti i sistemi ottengo un ORGANISMO complesso. Aristotele dice che l'anima ò " l'atto puro di un corpo che ha la vita in potenza ": in un corpo costituito da tessuti, organi e sistemi, l'anima ò la forma di quel corpo lì, non di un corpo qualsiasi, ad esempio un libro che non ha la struttura adatta per avere un'anima. Tutte le cose hanno una forma, ma solo le cose strutturate in maniera complessa (complessa = capace di svolgere tante funzioni diverse; una penna non può fare che cadere; un corpo vivente, una pianta, svolge diverse funzioni) hanno un'anima; questo consente ad Aristotele di negare la reincarnazione dell'anima, che invece sosteneva Platone: la trasmigrazione presupponeva che ogni anima potesse starsene da sola; e poi non può andare da qualsiasi parte l'anima: per Platone l'anima poteva finire in un corpo femminile, nel corpo di un animale... Questo per Aristotele ò impossibile perchò un'anima ò strettamente connessa ad un corpo: la forma vale solo per un corpo. Per Platone anima e corpo sono due cose distinte, una abita nell'altra: per Aristotele l'anima non ò una sostanza, ò una forma: la sostanza ò solo il sinolo materia-forma. Di conseguenza viene negata la trasmigrazione delle anime, dove ogni forma andava in ogni corpo; ma viene anche negata l'immortalità  dell'anima: se l'anima ò la forma di un corpo vivente, quando il sinolo si rompe, la forma non può vivere da sola (solo quella divina può): essa vive solo calata nella materia. Certo abbiamo detto che la forma uomo non muore quando muore il singolo uomo: continua ad esistere in tutti gli altri uomini. Non si può però parlare di sopravvivenza individuale. Abbiamo già  visto che il mondo aristotelico ò dominato dal finalismo, che emerge soprattutto nel mondo biologico: i cavalli hanno gli zoccoli per poter camminare su determinati terreni. Il finalismo non ò però perfetto: ò un pò come per Platone: c'ò di mezzo la materia che interferisce: ò quella cosa priva di forma necessaria a far realizzare le forme; per Aristotele vale ancora di più che per Platone che le forme per esistere abbiano bisogno della materia: per Platone infatti c'erano le idee che esistevano di per sò. La materia fa sì che le cose materiali siano destinate a morire. E' con Aristotele che la parola ULE (materia) assume il significato di materia: essa infatti prima significava legname ed aveva la stessa derivazione del latino "silva", senza la v e la s: il legname suggerisce proprio l'idea di materiale da costruzione. Tutto quel che nasce ò destinato a perire; certo ò vero che "la natura non fa nulla invano", come ripete sempre Aristotele, tutto ò finalizzato; tutto ò dotato di forma e quindi tutto ò bello per Aristotele anche l'insetto più ripugnante ha una sua forma e quindi va apprezzato. Va però detto che la natura può fare tutto, ma con quello che ha a disposizione: Aristotele ò convinto che nel metabolismo degli esseri viventi si producano materiali di scarto: tra di essi Aristotele annovera pure le produzioni di carattere corneo: le unghie, i capelli: non vengono prodotte per un fine; ci sono anche produzioni casuali: ma la natura per quanto può usa tutto ciò che ha a disposizione: ha a disposizione questi scarti e lei li usa per i capelli e le unghie. Non tutto quindi ò finalizzato: utilizzando ciò che ha a disposizione la natura fa del suo meglio, ma non sempre ci riesce. Ad esempio: la riproduzione ò un processo finalistico (dare la forma paterna): se tutto funzionasse bene i figli sarebbero tutti maschi: ma dato che la materia ò elemento di imperfezione, può succedere che nascano femmine o bambini difettosi. Può succedere che non assomigli al padre, nò a nessun parente: quando la forma non riesce a dominare la materia allora si verificano questi casi. Non c'ò un salto netto tra mondo vivente e mondo non vivente, così come non c'ò un salto netto tra mondo vivente superiore (uomini) e mondo vivente inferiore (piante, animali): entrambe sono costituiti dal sinolo materia-forma. E' interessante il fatto che Aristotele credesse nella generazione spontanea: credeva che gli animali superiori si riproducessero in maniera sessuata, mentre che gli esseri inferiori (come i piccoli insetti) si generassero spontaneamente: Aristotele non era in grado di vedere che in realtà  si riproducono con le uova, le larve... Lui ipotizzava che l'energia del sole fosse in grado di far passare in certe occasioni dal mondo inorganico al mondo organico. Diceva che nelle acque stagnanti riscaldate dal sole potevano generarsi organismi viventi. Ovviamente questa idea si basava sul fatto che non ci fosse un salto netto tra mondo organico e mondo inorganico: era solo una differenza di complessità . Naturalmente Aristotele aveva torto, come spesso accadeva (Aristotele va ricordato che non era riuscito a capire che cosa fossero effettivamente i fossili): si scoprì nel '600 che in realtà  c'erano le uova, la larve e quant'altro mediante un esperimento: misero della carne in un barattolo privo di contatti con l'esterno: la carne andò in putrefazione, ma non nacquero gli organismi perchò gli insetti non poterono depositare le larve. Nel '600 però si arrivò ad una conclusione giusta in merito alle circostanze, però in generale meno giusta di quanto si possa pensare: veniva negata ogni forma di passaggio dal mondo inorganico a quello organico, come se il mondo organico fosse differente qualitativamente. In realtà  non ò così: la scienza moderna ci suggerisce che in qualche situazione questo passaggio si ò verificato. Aristotele non aveva concettualmente torto: l'idea di fondo era giusta. Questo consente di dire che certe cose che per un verso sono progresso, per un altro non lo sono e viceversa. Dunque abbiamo detto che gli organismi viventi hanno un'anima: Platone aveva parlato di 3 parti dell'anima (la biga alata): Aristotele fa un discorso che presenta analogie con quello platonico, ma che in realtà  ò diverso: non parla di 3 parti dell'anima, ma di tipi diversi di anima, alcuni più semplici, altri più complessi. I più semplici presentano determinate funzioni, quelli più complessi presentano accanto alle funzioni più semplici possedute dagli altri, alcune funzioni più complesse. Aristotele parla di tre tipi di anima: 1) VEGETATIVA 2) SENSITIVA 3) INTELLETTIVA. Apparentemente sembra che parli di 3 anime diverse: in realtà  sono 3 tipologie di anime dotate alcune di poche funzioni, altre di più funzioni. In sostanza lui divide i vegetali dagli animali, dall'uomo. I vegetali hanno l'anima vegetativa; non possiede nò le funzioni intellettive nò quelle sensitive (alle quali sono connesse le funzioni del movimento): la pianta ha solo la funzione vegetativa, si nutre, cresce e si riproduce. Sono anime vegetative perchò hanno solo l'anima vegetativa. Gli animali possiedono altre funzioni, per cui la loro anima ò sensitiva: ma attenzione, l'anima sensitiva oltre a possedere le funzioni vegetative possiede ulteriori funzioni. L'anima sensitiva fa sì che gli animali mangino, crescano, si riproducano (come le piante) ma in più provino sensazioni ed abbiano (di conseguenza) il movimento perchò solo l'animale sentendo che là  c'ò il cibo si muove per prenderlo. L'uomo ha l'anima intellettiva: non ò un'anima che si aggiunge, ò solo un'anima più complessa: possiede le funzioni vegetative (come piante e animali), quelle sensitive (come gli animali) ed in più possiede la funzione intellettiva, la capacità  di ragionare ed universalizzare: scire per causas e generalizzare. Le anime si distinguono quantitativamente e non qualitativamente. E' interessante notare che queste anime vengano chiamate con la funzione che le contraddistingue dalle altre: l'anima sensitiva possiede anche le funzioni vegetative, ma ciò che caratterizza l'animale ò il fatto di provare sensazioni. Così l'anima intellettiva caratterizza l'uomo per la facoltà  di ragionare: vuol dire che l'uomo non ò caratterizzato dal fatto di vivere, ma di pensare. Il pensare ò l'essenza dell'uomo. Infatti ò quello che lo contraddistingue dagli altri animali: ò un animale razionale.