Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Aristotele: Mutamento e sinoli

La fisica aristotelica.

I concetti fondamentali della fisica sono legati al mutamento e al movimento: infatti gli enti fisici sono quelli che esistono di per sò, ma che sono mutevoli. Il termine greco che designa il movimento ò "kìnesis": in realtà  sarebbe più appropriato tradurlo con " mutamento-movimento": certi mutamenti vanno infatti ricondotti al movimento: prendiamo ad esempio il crescere di un animale, forma di mutamento: le sue particelle si muovono e fanno sì che lui cambi. Il mutamento però può avvenire solo sotto 4 categorie: 1) luogo: ò il più banale; la penna era qui, ora ò lì: si ò spostata. 2) quantità : un essere che cresce muta di quantità  3)qualità : abbronzandosi, per esempio, si muta di colore e quindi di qualità . 4)sostanza: ò il mutamento più radicale: quando un animale nasce passa dal non essere all'essere e viceversa quando muore passa dall'essere al non essere. Il movimento inerisce alle cose fisiche: ma non necessariamente dove c'ò movimento c'ò corruzione: il mutamento avviene non per forza sotto tutte e 4 le categorie: ò solo con il mutamento di sostanza che c'ò corruzione. Gli astri, per esempio, mutano solo di luogo e non di sostanza: per questo per Aristotele sono eterni. Per lui ci sono propriamente tre enti: a) SUBLUNARE: ò il nostro mondo, che sta al di sotto della luna; esso muta sotto tutte e 4 le cause e per questo ò corruttibile. b)CELESTI: gli enti celesti per Aristotele sono eterni: mutano solo di luogo. Gli enti celesti sono quegli enti che vanno dalla luna in sù. c) DIO: non muta affatto, in nessuna delle 4 categorie. Aristotele rifiuta la seconda navigazione platonica e orienta le sue indagini interamente sul mondo sensibile. Ma come funziona il mutamento? Una prima spiegazione la troviamo nel binomio forma-materia: mentre Platone parlava di idee, Aristotele parla invece di forma: ò come se Aristotele immanentizzasse le idee nella realtà . E' interessante notare che Platone le idee le chiamava o "eidos" o "idea" (tutti e due i termini derivano da "orao", vedere: le idee erano quelle cose che si vedevano non con gli occhi, ma con l'intelletto ); Aristotele dal canto suo traduce "forma" con due parole: "morfò" o "eidos": si ò sempre cercato di evitare di mettere in gioco la stessa parola nei due autori e così per Platone parliamo di idee e con Aristotele di forma: ma in realtà  tutti e due usano la stessa parola (eidos): infatti l'idea di idea c'era anche in Aristotele, ma lui la calava totalmente nella realtà . Aristotele ò arrivato a dire che la sostanza ò il significato principale dell'essere: ma la sostanza come ò fatta? I predecessori avevano individuato due cose tra loro distinte: a)i Presocratici avevano individuato la materia: ciò di cui una cosa ò fatta. b) Platone aveva individuato la forma che una cosa ha: Platone diceva che ciò che faceva un cavallo non era la materia ma la forma. Aristotele non accetta nò la A nò la B: l'idea di cavallo da sola non esiste, ma neppure la pura e semplice materia da sola. Per essere una sostanza deve essere una sostanza specifica ed in più deve essere caratterizzata da una struttura specifica che mi consenta di dire "questo ò un cavallo". Un quaderno ò un quaderno perchò c'ò della materia ed in più c'ò la forma, la struttura che me lo fa individuare come quaderno. Si tratta di un vero BINOMIO materia-forma (Aristotele lo chiama "sinolo" da sun+olos=un tutt'uno di materia e forma); ogni sostanza fisica ò un binomio di materia e forma: non ò un semplice aggregato: per Platone un uomo era fatto di anima e corpo: l'anima era una realtà  a parte, tant'ò che il corpo per lei era una prigione. Per Platone erano due materie separate. Per Aristotele ò totalmente differente la questione: l'uomo ò un sinolo, un binomio di anima e corpo. Non si può dividere la materia dalla forma: ò una realtà  inscindibile; senza il binomio non può esistere la sostanza; questo implica la mortalità  dell'uomo: l'uomo ò un sinolo di materia e forma: quando si scioglie una componente (il corpo) si rompe tutto. La forma ò quel carattere comune a tutti gli enti di una determinata specie: la forma uomo ò presente in tutti gli uomini. Prendiamo un gatto: cosa ò che rende quel gatto diverso dagli altri gatti? E' la materia, che fa sì che lui sia, esista; la forma fa sì che lui sia un gatto e non un cane. La materia individua la forma: la forma gatto non esiste da nessuna parte: essa ò solo in tutti i gatti esistenti, ma di per sò non esiste. Quando il gatto muore la forma e la materia si disperdono: in realtà  la forma non sparisce perchò ò in tutti gli altri gatti (anche in quelli che l'han procreato). Aristotele ò un FISSISTA: le specie, secondo lui, sono sempre esistite e sempre esisteranno. In ogni trasformazione c'ò sempre qualcosa che cambia, che si trasforma: ò la materia (o SOSTRATO, dal latino "substratum" = ciò che giace sotto; dal greco "upokeimenon"). Facciamo un esempio: una persona va al sole e diventa scura: c'ò un sostrato che muta, pur restando in fondo lo stesso: in questo caso il sostrato ò la persona stessa: ò ciò che permane nella trasformazione. Si passa dalla privazione di una forma all'acquisizione di una forma. Facciamo un esempio: nella procreazione Aristotele (come Platone ) era convinto che la madre fornisse la materia ed il padre la forma: la materia passa dal non possedere la forma del padre ad avere la forma del padre. Dunque abbiamo in gioco: a)il sostrato (o materia) b) la privazione di forma c) l'acquisizione di forma. Il concetto di materia ò puramente relativo: ogni processo non riguarda mai la materia pura: uno che si abbronza, passa dalla privazione di colorito all'acquisizione di colorito: la persona funge da sostrato, ciò che perdura nel mutamento. La materia della persona che si abbronza passa dalla mancanza di una forma all'acquisizione di una forma (l'abbronzatura): la persona ò già  strutturata, ò un sinolo di forma e materia. Aristotele parla allora di materia prima ("prote ule"), della materia priva di forma, senza il sinolo: ò un concetto solo teoretico: in realtà  in ogni ente c'ò sempre il binomio. Ogni processo parte da qualcosa che funge da materia pura priva di forma per arrivare ad acquisire la forma: però in realtà  la materia che deve acquisire la forma, ò già  un sinolo di materia e forma. Nel nostro caso la persona che si abbronza funge da sostrato: deve acquisire la forma abbronzatura: funge quindi da materia pura, ma in realtà  ò già  un sinolo di forma e materia. Ha già  cioò subito un processo di formazione dal padre e dalla madre. E' quindi passato da privazione abbronzatura ad acquisizione abbronzatura: ma qualcuno potrebbe dire (giustamente) "ò passato da acquisizione pallore a privazione pallore". Noi infatti abbiamo una concezione meccanicistica: le cose che avvengono in natura non sono nò buone nò cattive: Aristotele ò un finalista e per lui la natura non fa nulla invano: tutto ciò che fa ha uno scopo (positivo). Aristotele ha dunque una concezione finalistica (o teleologica) della natura: ogni ente la forma la porta dentro di sò e tende a realizzarla il più possibile. Per Aristotele le cose negative non hanno forma (come per Platone non c'era l'idea di cose negative, come il fango o il capello). Per noi il processo con cui si nasce ò analogo a quello con cui si muore: in entrambe i casi da una forma si passa ad un'altra. Per Platone la morte ò un processo degenerativo. Aristotele analizza il movimento vedendolo come il passaggio di un sostrato da privazione di una forma ad acquisizione di quella forma. Comunque questi tre aspetti si possono ricondurre a due: infatti sia privazione sia acquisizione sono riferiti alla forma: sono privazione e acquisizione di forma.