Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Frasi di Aristotele

Alcune riflessioni di Aristotele.

Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà  più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli altri astri, o i problemi riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed ò per questo che anche colui che ama il mito ò, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, ò costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicchò, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, ò evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità  pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando già  c'era pressochò tutto ciò che necessitava alla vita ed anche all'agiatezza ed al benessere, allora si incominciò a ricercare questa forma di conoscenza. E' evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, ò evidente che, come diciamo uomo libero colui che ò fine a se stesso e non ò asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, ò fine a se stessa. (Aristotele, Metafisica I, 2, 982b) La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perchò priva del legame di servitù è il sapere più nobile. Verum scire est scire per causas. Lo scopo del lavoro ò quello di guadagnarsi il tempo libero. La bellezza ò la miglior lettera di raccomandazione per una donna. Amicus Plato, sed magis amica veritas. Se c'e' soluzione perchè ti preoccupi? Se non c'è soluzione perchè ti preoccupi? La speranza è un sogno ad occhi aperti. Primum vivere, deinde philosophari. Se per amore del denaro si viaggia fino alle colonne d'Eracle e ci si espone a molti rischi, perchò non si dovrebbe affrontare qualche fatica e qualche spesa per la filosofia? Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca ò la causa e l'origine della filosofia. Sedendo et quiescendo efficitur sapiens. La natura non fa nulla invano. Non bisogna dar retta a coloro che consigliano all'uomo, perchò ò mortale, di limitarsi a pensare cose umane e mortali; anzi, al contrario, per quanto ò possibile, bisogna comportarsi da immortali, e fare di tutto per vivere secondo la parte più nobile che ò in noi. Privato della percezione e dell'intelligenza, l'uomo diventa simile ad una pianta; se gli si sottrae l'intelligenza soltanto, si trasforma in un animale; se ò liberato, invece, dall'irrazionale, ma persiste nell'intelletto, diventa simile a dio. (Protreptico) Chiunque può arrabbiarsi: questo ò facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non ò nelle possibilità  di chiunque e non ò facile. Cos'ò un amico? Una singola anima che vive in due corpi. Coloro che si dedicano alla filosofia non ne hanno dagli uomini una ricompensa che li possa spronare a tali sforzi. Chi si accinge a diventare un buon capo, deve prima essere stato sotto un capo. Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo. Il filosofo soltanto vive mirando costantemente alla natura ed al divino. Come il buon capitano di una nave, egli ormeggia la sua vita a ciò che ò eterno e costante, là  getta l'ancora e vive padrone di sò. La conoscenza e il pensiero filosofico costituiscono dunque il compito proprio dell'anima. Questa ò la cosa più desiderabile per noi, paragonabile, io credo alla vista, che certamente si apprezzerebbe anche nel caso in cui grazie ad essa non si ottenesse altro risultato se non appunto e soltanto il vedere. Dio ò troppo perfetto per poter pensare ad altro che a se stesso. àˆ nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto. Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità . Gli uomini colti sono superiori agli incolti nella stessa misura in cui i vivi sono superiori ai morti. Il saggio cerca di raggiungere l'assenza di dolore, non il piacere. In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso. La comunità  politica migliore ò formata da cittadini della classe media. La cultura ò il miglior viatico per la vecchiaia. La libertà  ò la base di uno stato democratico. L'attività  filosofica ha un grande vantaggio rispetto a tutte le altre; non si ha cioò bisogno di un particolare strumento, nò di una sede particolare per esercitarla, ma in qualunque punto della terra uno si ponga all'opera con il pensiero, dovunque gli sarà  allo stesso modo possibile afferrare la verità , come se essa fosse presente. Così dunque ò provato che ò possibile dedicarsi alla filosofia, che essa ò il maggiore di tutti i beni, e che ò facile conseguirla. Per tutti questi motivi, vale la pena di coltivarla con passione. Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci. L'uomo ò per natura animale politico. Tutte le altre scienze saranno più necessarie di questa (della metafisica), ma nessuna sarà  superiore. (Metafisica, I, 2, 982b) Non esiste grande genio senza una dose di follia. Tutti gli uomini, per natura, aspirano alla conoscenza. Siamo tutti portati a dirigere la nostra ricerca non in relazione all'argomento in sò, ma piuttosto in relazione alle opinioni dei nostri antagonisti; e anche quando interroghiamo noi stessi portiamo l'indagine solo fino al punto in cui non intravediamo più obiezioni. I vecchi sono due volte bambini. Non dobbiamo perciò preoccuparci se la filosofia non si dimostra utile o vantaggiosa perchò non affermiamo innanzi tutto che sia vantaggiosa, ma piuttosto che ò buona, e che la si debba scegliere non per qualcos’altro, ma per se stessa. L’imitazione nei generi letterari Si può difatti, impiegando i medesimi mezzi e i medesimi oggetti, farsi a volte imitatore in maniera espositiva, sia divenendo un poco un’altra persona come fa Omero, sia restando sè stesso senza cambiare; e altre volte invece si possono presentare tutti in azione e all’opera quelli che fanno l’imitazione. Dunque l’imitazione, come dicemmo nelle premesse, si realizza con queste tre differenze, che consistono nei mezzi e negli oggetti e nella maniera. Quindi Sòfocle, sotto certo aspetto, ò imitatore identico ad Omero, perchè entrambi raffigurano uomini egregi, e sotto altro aspetto ò identico ad Aristòfane, perchè entrambi raffigurano persone che agiscono drammaticamente. Di qui appunto si dice che deriva il nome di dramma, perchè ò un’imitazione in forma drammatica. (Dell’arte poetica) La democrazia Il presupposto della costituzione democratica ò la libertà , tanto che si dice che solo con questa costituzione ò possibile godere della libertà , che si afferma essere il fine di ogni democrazia. Una delle caratteristiche della libertà  ò che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino. [... ]Questi dunque sono i caratteri comuni a tutte le democrazie, e da quella che unanimemente si concorda essere la giustizia secondo i canoni democratici (cioò che tutti abbiano lo stesso secondo il numero) deriva quella che più di ogni altra sembra essere democrazia e governo di popolo. L’uguaglianza consiste nel fatto che non comandino più i poveri dei ricchi, che non siano sovrani i primi soltanto, ma tutti secondo rapporti numerici di uguaglianza. E questo sarebbe l’unico modo per ritenere realizzate l’uguaglianza e la libertà  nella costituzione. (Aristotele, Politica) Zenone e il movimento Tutto ciò, dice, che ò lungo uno spazio uguale a sè o ò in quiete o si muove: ma ò impossibile che si muova lungo uno spazio uguale a sè: dunque ò in quiete. Ora, la freccia che si muove, siccome si trova lungo uno spazio uguale a sè in ciascuno degli spazi di tempo durante i quali si muove, sarà  in quiete; se ò in quiete in tutti gli istanti di tempo che sono infiniti, sarà  in quiete anche in tutto il tempo. Ma si era posto che essa fosse in movimento: dunque la freccia in movimento sarà  in quiete. L’amicizia L'amicizia ò una virtù o s'accompagna alla virtù; inoltre essa ò cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità  vi ò in questa prosperità , se ò tolta la possibilità  di beneficare, la quale sorge ed ò lodata soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa ò grande, tanto più ò malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà  e nelle altre disgrazie; e ai giovani l'amicizia ò d'aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni. [... ] Tre dunque sono le specie di amicizie, come tre sono le specie di qualità  suscettibili d'amicizia: e a ciascuna di esse corrisponde un ricambio di amicizia non nascosto. E coloro che si amano reciprocamente si vogliono reciprocamente del bene, riguardo a ciò per cui si amano. Quelli dunque che si amano reciprocamente a causa dell'utile non si amano per se stessi, bensì in quanto deriva loro reciprocamente un qualche bene; similmente anche quelli che si amano a causa del piacere. (... )L'amicizia perfetta ò quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sè; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi sono tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finchè essi sono buoni, e la virtù ò qualcosa di stabile; e ciascuno ò buono sia in senso assoluto sia per l'amico. Infatti i buoni sono sia buoni in senso assoluto, sia utili reciprocamente. (Etica Nicomachea) La rotazione delle cariche Poichè ogni comunità  politica consta di governanti e di governati, bisogna vedere se, vita natural durante, essi debbano essere persone diverse oppure se debbano essere le stesse persone; perchè, evidentemente, da questa divisione dovrà  dipendere anche l’educazione. [... ]Che i governanti debbano differire dai governati non v’ò alcun dubbio; come essi debbano differire e come partecipare del potere, ò cosa che deve vedere il legislatore e della quale si ò già  detto. (Politica) L’uomo, animale parlante Perciò ò chiaro che l’uomo ò un animale più socievole di qualsiasi ape e di qualsiasi altro animale che vive in greggi. Infatti, secondo quanto sosteniamo, la natura non fa nulla invano, e l’uomo ò l’unico animale che abbia la favella: la voce ò segno del piacere e del dolore e perciò l’hanno anche gli altri animali, in quanto la loro natura giunge fino ad avere e a significare agli altri la sensazione del piacere e del dolore; invece la parola serve a indicare l’utile e il dannoso, e perciò anche il giusto e l’ingiusto. E questo ò proprio dell’uomo rispetto agli altri animali: esser l’unico ad aver nozione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto e così via. (Politica) Il principio di non contraddizione Il principio più sicuro di tutti ò quello intorno al quale ò impossibile essere nel falso. Questo principio ò necessariamente il più conoscibile, [... ] e non ipotetico, perchè non ò una ipotesi il principio che deve necessariamente possedere chi voglia comprendere una qualsiasi delle cose che sono, e quando si vuole arrivare a conoscere qualcosa, ò necessario possedere già  ciò che si deve necessariamente conoscere per conoscere una cosa qualsiasi. [... ] àˆ impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto; e si aggiungano tutte le altre determinazioni che si potranno aggiungere per evitare difficoltà  di carattere dialettico. [... ]Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia, come alcuni credono che dicesse Eraclito. (Metafisica) La scienza e la dimostrazione Se, pertanto, il conoscere ò quale abbiamo posto, ò necessario anche che la conoscenza apodittica proceda da cose vere, prime, immediate, più note, anteriori e cause della conclusione: chè in questo modo i principi saranno propri di ciò che si dimostra. [... ] E chi vorrà  possedere la scienza che procede mediante dimostrazione non soltanto deve rendere maggiormente noti i principi e credere maggiormente ad essi che a ciò che ò dimostrato, ma nient’altro dev'essere per lui più credibile e più noto che gli opposti dei principi dai quali procederà  il sillogismo dell'errore contrario, se davvero chi conosce in senso assoluto deve essere inamovibile. (Analitici secondi) La metafisica, studio dell’essere in quanto essere C’ò una scienza che studia l’essere-in-quanto-essere e le proprietà  che gli sono inerenti per la sua stessa natura. Questa scienza non si identifica con nessuna delle cosiddette scienze particolari, giacchè nessuna delle altre ha come suo universale oggetto di indagine l’essere-in-quanto-essere, ma ciascuna di esse ritaglia per proprio conto una qualche parte di essere e ne studia gli attributi, come fanno, ad esempio, le scienze matematiche. E poichè noi stiamo cercando i principi e le cause supreme, non v’ò dubbio che questi principi e queste cause sono propri di una certa realtà  in virtù della sua stessa natura. Se, pertanto, proprio su questi principi avessero spinto la loro indagine quei filosofi che si diedero a ricercare gli elementi delle cose esistenti, allora anche gli elementi di cui essi hanno parlato sarebbero stati propri dell’essere-in-quanto-essere e non dell’essere-per-accidente; ecco perchè anche noi dobbiamo riuscire a comprendere quali sono le cause prime dell’essere-in-quanto-essere. (Metafisica E, 1, G, 1) Dio Dal momento che ò possibile che le cose stiano nel modo da noi prospettato -del resto, se si respinge questa nostra spiegazione, tutte le cose deriverebbero dalla notte o dal -tutto-insieme' o dal non-essere - si possono ritenere risolte tutte le precedenti aporie; esiste, quindi, qualcosa che ò sempre mosso secondo un moto incessante, e questo modo ò la conversione circolare (e ciò risulta con evidenza non solo in virtù di un ragionamento, ma in base ai fatti), e di conseguenza si deve ammettere l'eternità  del primo cielo. Ed esiste, pertanto, anche qualcosa che provoca il moto del primo cielo. Ma dal momento che ciò che subisce e provoca il movimento ò un intermedio, c'ò tuttavia un qualcosa che provoca il movimento senza essere mosso, un qualcosa di eterno che ò, insieme, sostanza e atto. Un movimento di tal genere ò provocato sia da ciò che ò oggetto di desiderio sia da ciò che ò oggetto di pensiero. Ma questi due oggetti, se vengono intesi nella loro accezione più elevata, sono tra loro identici. Infatti, ò oggetto del nostro desiderio il bello nel suo manifestarsi, mentre ò oggetto principale della nostra volontà  il bello nella sua autenticità ; ed ò più esatto ritenere che noi desideriamo una cosa perchè ci si mostra bella, anzichè ritenere che essa ci sembri bella per il solo fatto che noi la desideriamo: principio ò, infatti, il pensiero. Ma il pensiero ò mosso dall'intellegibile, e una delle due serie di contrari ò intellegibile per propria essenza, e il primo posto di questa serie ò riservato alla sostanza e, nell'ambito di questa, occupa il primo posto quella sostanza che ò semplice ed ò in-atto ( e l'uno e il semplice non sono la medesima cosa, dato che il termine uno sta ad indicare che un dato oggetto ò misura di qualche altro, mentre il termine semplice sta ad indicare che l'oggetto stesso ò in un determinato stato). Ma tanto il bello quanto ciò che per la sua essenza ò desiderabile rientrano nella medesima categoria di contrari; e quel che occupa il primo posto della serie ò sempre pttimo o analogo all'ottimo. La presenza di una causa finale negli esseri immobili ò provata dall'esame diairetico del termine: infatti, la causa finale non ò solo in vista di qualcosa, ma ò anche proprietà  di qualcosa, e, mentre nella prima accezione non può avere esistenza tra gli esseri immobili, nella seconda accezione può esistere tra essi. Ed essa produce il movimento come fa un oggetto amato, mentre le altre cose producono il movimento perchè sono esse stesse mosse. E così, una cosa che ò mossa può essere anche altrimenti da come essa ò, e di conseguenza il primo mobile, quantunque sia in atto, può -limitatamente al luogo, anche se non alla sostanza- trovarsi in uno stato diverso, in virtù del solo fatto che ò mosso; ma, poichè c'ò qualcosa che produce il movimento senza essere, esso stesso, mosso ed essendo in atto, non ò possibile che questo qualcosa sia mai altrimenti da come ò. Infatti, il primo dei cangiamenti ò il moto locale, e, nell'ambito di questo, ha il primato la conversione circolare, e il moto di quest'ultima ò prodotto dal primo motore. Il primo motore, dunque, ò un essere necessariamente esistente e, in quanto la sua esistenza ò necessaria, si identifica col bene e, sotto questo profilo, ò principio. Il termine 'necessario', infatti, si usa nelle tre accezioni seguenti: come ciò che ò per violenza perchè si oppone all'impulso naturale, come ciò senza di cui non può esistere il bene e, infine, come ciò che non può essere altrimenti da come ò, ma solo in un unico e semplice modo. E' questo, dunque, il principio da cui dipendono il cielo e la natura. Ed esso ò una vita simile a quella che, per breve tempo, ò per noi la migliore. Esso ò, invero, eternamente in questo stato (cosa impossibile per noi!), poichè il suo atto ò anche piacere (e per questo motivo il ridestarsi, il provare una sensazione, il pensare sono atti molto piacevoli, e in grazia di questi atti anche speranze e ricordi arrecano piacere). E il pensiero nella sua essenza ha per oggetto quel che, nella propria essenza, ò ottimo, e quanto più esso ò autenticamente se stesso, tanto più ha come suo oggetto quel che ò ottimo nel modo più autentico. L'intelletto pensa se stesso per partecipazione dell'intellegibile, giacchò esso stesso diventa intellegibile venendo a contatto col suo oggetto e pensandolo, di modo che l'intelletto e intellegibile vengono ad identificarsi. E', infatti, l'intelletto il ricettacolo dell'intellegibile, ossia dell'essenza, e l'intelletto, nel momento in cui ha il possesso del suo oggetto, ò in atto, e di conseguenza l'atto, piuttosto che la potenza, ò ciò che di divino l'intelletto sembra possedere, e l'atto della contemplazione ò cosa piacevole e buona al massimo grado. Se, pertanto, Dio ò sempre in quello stato di beatitudine in cui noi veniamo a trovarci solo talvolta, un tale stato ò meraviglioso; e se la beatitudine di Dio ò ancora maggiore, essa ò oggetto di meraviglia ancora più grande. Ma Dio ò, appunto, in tale stato! Ed ò sua proprietà  la vita, perchè l'atto dell'intelletto ò vita, ed egli appunto ò quest'atto, e l'atto divino, nella sua essenza, ò vita ottima ed eterna. Noi affermiamo, allora, che Dio ò un essere vivente, sicchò a Dio appartengono vita e durata continua ed eterna: tutto questo, appunto, ò Dio! (Metafisica, 12. 7. 1072a19-1072b30) Sillogismi e dialettica Ebbene, sillogismo ò un discorso nel quale, poste alcune cose, qualcosa di diverso da ciò che ò stabilito segue di necessità  in forza di ciò che ò stabilito. Vi ò dunque una dimostrazione quando il sillogismo proceda da asserzioni vere e prime, oppure da asserzioni tali che hanno assunto il principio della conoscenza ad esse relativa in forza di certe asserzioni vere e prime; dialettico ò invece il sillogismo che argomenta da opinioni notevoli. [... ] E, complessivamente, su tutte le cose di cui abbiamo parlato e su quelle di cui, dopo queste, parleremo, ci basti aver definito in questa misura, poichè di nessuna di esse ci proponiamo di produrre la nozione rigorosa, ma vogliamo trattarne quanto basta in un abbozzo, ritenendo completamente sufficiente, secondo la presente trattazione, il poter riconoscere come che sia ciascuna di esse. (Topici) Il primato della vita pratica Veniamo ora a quelli che ammettono che la vita virtuosa ò preferibile a ogni altra, sebbene poi siano in disaccordo sul modo di realizzarla. [... ] I primi dicono senza dubbio il vero quando asseriscono che la vita dell'uomo libero ò migliore di quella del padrone, perchè servirsi dello schiavo in quanto tale non ha nulla di nobile e il comandare le cose necessarie non ha nulla di bello. Ma non ò corretto credere che ogni autorità  sia dispotica perchè la differenza che c'ò tra l'autorità  esercitata su uomini liberi e quella esercitata sugli schiavi non ò minore di quella che intercorre tra un uomo libero per natura e uno schiavo per natura, come del resto abbiamo già  precisato nei primi discorsi. Non ò vero che si debba esaltare l'astensione dall'azione al di sopra dell'azione stessa, perchè la felicità  ò attività  e l'attività  di uomini giusti e temperanti dà  compimento a molte belle cose. (Politica) Giustizia ed uguaglianza Poichè l'uomo ingiusto ò colui che non osserva l'uguaglianza e ciò che ò ingiusto ò ineguale, ò chiaro che esiste anche una via di mezzo di ciò che ò ineguale: questa ò l'uguaglianza poichè in qualsiasi azione esista il più e il meno, vi esiste anche l'uguale. Se dunque ciò che ò ingiusto ò ineguale, ciò che ò giusto ò uguale; il che appunto ò comunemente riconosciuto da tutti anche senza un ragionamento. E poichè l'uguale si trova in una posizione intermedia, anche ciò che ò giusto sarà  un medio. Ma ciò che ò uguale si trova almeno di due termini. àˆ pertanto necessario che ciò che ò giusto sia medio uguale e in rapporto a qualcosa, cioò sia giusto per qualcuno; e in quanto medio, che lo sia tra alcune cose (cioò il più e il meno) e in quanto uguale, per due cose, in quanto giusto, per alcune persone. [... ] E l'uguaglianza per coloro per i quali ò giusto e per le cose nelle quali ò giusto sarà  la stessa: quale ò il rapporto che esiste tra queste ultime cose, [... ] tale ò il rapporto esistente tra le persone. (Etica Nicomachea) Il bene dell’individuo e il bene della città  Si converrà  che su di esso verte la scienza più importante ed "architettonica" in massimo grado; e tale ò evidentemente la politica. [... ] e vediamo inoltre che sono subordinate a questa le più apprezzate capacità , quali la strategia, l'economia, la retorica; e poichè la politica si serve delle altre scienze pratiche e per legge stabilisce inoltre che cosa si debba fare e da quali cose si debba astenersi, il suo fine comprenderà  anche quelli delle altre e, di conseguenza, sarà  il bene propriamente umano. Difatti se il bene per il singolo individuo e per la città  sono la stessa cosa, conseguire e mantenere quello della città  ò chiaramente cosa più grande e più vicina al fine, poichè tale bene ò, sì, amabile relativamente al singolo individuo, ma anche più bello e più divino in relazione ad un popolo e a delle città . E dunque la nostra ricerca, che ò una ricerca politica, ò volta verso tali obiettivi. (Etica Nicomachea) Proposizioni vere e false Non ò [... ] possibile che ci sia qualcosa tra due proposizioni contraddittorie, ma ò necessario affermare o negare una cosa di un'altra, quali che esse siano. Questo risulta chiaro quando si sia definito che cos'ò il vero e che cos'ò il falso. Infatti il dire che l'essere non ò, o che il non-essere ò, ò falso; il dire che l'essere ò, e che il non-essere non ò, ò vero: perciò chi dice "ò" o "non ò" o dice il vero o dice il falso; ma nè dell'essere nè del non-essere si può dire "non ò o ò". (Metafisica IV, 7, 1011 b 22) Il numero del movimento secondo il prima e il poi Poichè il mosso si muove da un punto verso un altro punto, e ogni grandezza ò continua, il movimento segue alla grandezza. Infatti, poichè la grandezza ò continua, ò continuo anche il movimento; e per il fatto che lo ò il movimento, ò continuo anche il tempo, giacchè la quantità  del tempo trascorso ò proporzionata a quella del movimento. [... ]Pertanto, quando noi percepiamo l’istante come unità  e non già  come un prima e un poi nel movimento e neppure come quell’entità  che sia la fine del prima e il principio del poi, allora non ci sembra che alcun tempo abbia compiuto il suo corso, in quanto non vi ò neppure movimento. Quando, invece, percepiamo il prima e il poi, allora diciamo che il tempo c’ò. Questo, in realtà , ò il tempo: il numero del movimento secondo il prima e il poi. (Fisica, D, 10 e G, 11) La catarsi dell’arte Tragedia ò dunque mimesi di un'azione seria e compiuta in se stessa, con una certa estensione; in un linguaggio abbellito di varie specie di abbellimenti, ma ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; in forma drammatica e non narrativa; la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà  e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’animo da siffatte passioni. (Poetica, 6) La Tragedia L’epopea e la tragedia, come pure la commedia e la poesia ditirambica, e gran parte dell’auletica e della citaristica, tutte quante, considerate da un unico punto di vista, sono mimesi [o arti di imitazione]. Ma differiscono tra loro per tre aspetti: e cioò in quanto o imitano con mezzi diversi, o imitano cose diverse, o imitano in maniera diversa e non allo stesso modo. [... ] Infatti lo storico e il poeta non differiscono perchè l’uno scriva in versi e l’altro in prosa [... ]: la vera differenza ò questa, che lo storico descrive fatti realmente accaduti, il poeta fatti che possono accadere. Perciò la poesia ò qualche cosa di più filosofico e di più` elevato della storia; la poesia tende piuttosto a rappresentare l’universale, la storia il particolare. (Poetica, 1, 4 e 9)