Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: Il mito di Er

Descrizione del mito di Er di Platone.

Pur avendo già  dimostrato che l'anima ò eterna in modo razionale, Platone si serve poi di un mito, il celebre mito di Er , un guerriero della Panfilia morto in battaglia. Il suo corpo viene raccolto e portato sul rogo (era un'usanza greca): proprio prima che gli diano fuoco si risveglia e racconta ciò che ha visto nell'aldilà , affermando che gli dei gli han concesso di ritornare sulla terra per raccontare agli altri uomini ciò che ha visto. Dice di aver visto 4 passaggi attraverso i quali le anime salgono nella dimensione ultraterrena, da un passaggio le buone, dall'altro le malvagie, e tramite i quali ritornano sulla terra. Infatti, dice, le anime buone finivano in una sorta di Paradiso dove godevano, le cattive in una sorta di Purgatorio (l'Inferno era un fatto raro, destinato solo ai più malvagi). I giusti ricevono premi per 1000 anni, i malvagi soffrono. Dopo questi 1000 anni le anime buone e quelle cattive si devono reincarnare. Esse si recano al cospetto delle 3 Moire che devono stabilire il loro destino. Le anime vengono radunate da una specie di araldo che distribuisce a caso dei numeri, seguendo una prassi che può ricordarci quella dei supermercati; infatti prende i numeri e li getta per aria ed ogni anima prende quello che le ò caduto più vicino (questo sottolinea come nella nostra vita ci sia comunque una componente di casualità ). Il numero serve per dare un ordine alle anime che devono scegliere in chi reincarnarsi; chiaramente chi ha il numero 1 ò avvantaggiato perchò ha una scelta maggiore, ma deve comunque saper scegliere bene. Dunque c'ò sì una componente di casualità , ma in fin dei conti la nostra vita ce la scegliamo noi: ò vero che per chi nasce, per esempio, in una famiglia agiata ò più facile essere onesti rispetto a chi nasce in una famiglia povera, oppure chi nasce in una famiglia onesta ò avvantaggiato rispetto a chi nasce in una famiglia disonesta, ma tuttavia la nostra vita ce la scegliamo noi. Ma quelli che hanno numeri sfavorevoli non sono necessariamente svantaggiati perchò scelgono dopo: in primo luogo le possibilità  di scelta che gli restano sono sempre tantissime, in secondo luogo chi ò primo non sempre effettua buone scelte; Er racconta che nel suo caso chi scelse per primo scelse la tirannide che gli aveva fatto una buona impressione (infatti lassù si vedono le cose sotto forma di oggetti: forse la tirannide aveva dei bei colori, chi lo sa?). Costui, non appena si era accorto di ciò che comportava l'essere tiranno, non voleva più esserlo, ma era troppo tardi: le Moire gli danno l'incarico di tiranno e lo lanciano sulla terra, dopo averlo immerso nel fiume Lete perchò dimentichi (Er chiaramente non ò stato immerso). Er dice che per ultima era arrivata l'anima di Ulisse e che, stanca della passata vita "movimentata", scelse la vita di un comune cittadino. Platone fa notare che di solito chi veniva dal Paradiso tendeva ad effettuare scelte sbagliate, mentre chi veniva dal Purgatorio e aveva sofferto sceglieva bene. Infatti chi aveva vissuto per 1000 anni di beatitudine si era scordato di che cosa fosse la sofferenza. Quindi chi ha sofferto sceglie bene e sceglie una buona vita che lo porterà  al Paradiso, mentre chi ha goduto sceglie male e dopo che ri-morirà  finirà  in Purgatorio. Pare quindi un circolo vizioso, ma in realtà  Platone dice che il motivo per cui si sceglie una vita buona o una cattiva può derivare da doti naturali: ci sono infatti persone portate a comportarsi bene per inclinazione naturale: vi ò anche chi ha conoscenze basate sulla doxa (l'opinione) e che può cogliere alte realtà , ma solo casualmente, senza riuscire a fornire motivazioni: costoro, che conducono una vita buona per caso, non radicata nella coscienza, si smontano facilmente nel Paradiso quando godono e finiranno per scegliere male. Chi ha invece raggiunto il bene in sò, la super-idea del bene, non cadrà  mai nel male.