Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: il mito di Gige

Descrizione del mito di Gige

Nell' ambito della lussurreggiante mitologia alla quale Platone si appella, trova spazio anche il mito di Gige, presente nel secondo libro della Repubblica. A narrare questo mito è l' aristocratico Glaucone, uno dei tanti interlocutori di Socrate; proprio Socrate aveva spiegato che l' uomo sceglie sempre di fare il bene e se fa il male è solo per via di un errore " intellettuale ", ossia compie il male convinto di fare il bene; la giustizia infatti dà  un senso di felicità  e di benessere a chi la compie, secondo Socrate. Ma Glaucone è di ben altro parere e con il mito di Gige vuole proprio dimostrare l' opposto di quanto intendeva Socrate: si è giusti solo per timore di essere scoperti, spiega Glaucone; non solo, ma chi è ingiusto conduce una vita molto più felice rispetto al giusto. Gige era un pastore alle dipendenze del re di Lidia e per via di un nubifragio e una scossa tellurica la terra si squarciò producendo una voragina dove lui pascolava l' armento. A quella vista, pieno di stupore, Gige discese nella voragine e tra le tante meraviglie si imbattò in un cavallo bronzeo, cavo e provvisto di aperture. Vi si affacciò e vide giacervi dentro un cadavere di proporzioni sovrumane, senza nulla addosso, se non un anello d' oro alla mano. Gige glielo sfilò e se ne tornò in superficie. Quando, come di consueto, si fece la riunione dei pastori si presentò anche lui, con l' anello al dito. Mentre se ne stava nel crocchio dei pastori per caso voltò il castone verso di sò e con quell' atto divenne invisibile a tutti quelli che gli stavano accanto, che parlavano come se lui non ci fosse più. Gige rimase a bocca aperta e quando rigirò il castone tornò nuovamente visibile. Dopodichò fece nuove prove per sondare le effettive capacità  dell' anello: non c'era dubbio: ogni volta che girava il castone verso di sò spariva, quando lo girava verso l' esterno ricompariva. Che cosa fece Gige a questo punto ? Si fece passare per messo del re, ne sedusse la moglie e con il suo aiuto ammazzò il re in persona, divenendo lui stesso il detentore del potere. Concludendo, quale è il significato di questo mito ? Supponiamo che ci siano due di questi anelli portentosi e che uno finisca in mano ad un giusto e l' altro ad un ingiusto: in questo caso il giusto e l' ingiusto si comporterebbero allo stesso modo: nessuno sarebbe infatti così stolto da non toccare la roba d' altri con l' ausilio dell' anello, e tanto il giusto quanto l' ingiusto ruberebbero, ucciderebbero e si unirebbero con le donne altrui. Ma perchò ? Perchò in fondo nessuno in cuor suo considera un bene la giustizia, ma anzi ciascuno, dove crede di poterlo fare, commette ingiustizia. Tutti quanti preferiamo l' ingiustizia alla giustizia, spiega Glaucone, e il mito di Gige ne è l' esempio lampante; se c'è gente che non commette ingiustizia non lo fa perchò ama la giustizia, ma perchò ha paura di essere scoperto ! Non solo, ma se avendo a disposizione l' anello di Gige uno non toccase la roba altrui e perseguisse la giustizia passerebbe per idiota presso tutti quanti venissero a saperlo. Socrate, tuttavia, replicherà  servendosi della maieutica e della suprema idea del Bene; tracciando poi la vita dell' uomo giusto e di quello ingiusto, pare evidente che è l' uomo giusto a vivere serenamente, appagato dalla giustizia stessa e dal fatto di avere l' animo in pace, mentre invece l' ingiusto prova un senso interiore che lo tormenta e non lo lascia vivere in pace, quasi come se sentisse la mancanza di giustizia.