Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: La diade

La diade platonica.

Tutto il "Timeo" ò incentrato sulla necessità  di spiegare il mondo fisico e la sua compartecipazione alle idee: le idee sono perfette, le cose no: da un lato si predica il bene (le cose tendono alla perfezione ideale)dall'altro il male (non riescono ad imitare perfettamente): si crea così una sorta di ambiguità ; si può accettare la frase non platonica "viviamo nel migliore dei mondi possibili" in quanto il nostro mondo si avvicina più che può a quello intellegibile. Finora per quel che riguarda l'imperfezione del mondo sensibile ce l'eravamo cavata dicendo che un'imitazione, per definizione, non ò mai perfetta: ma perchò il mondo non sarà  mai perfetto ? Qual ò l'ostacolo ? Platone era del parere che il nostro fosse un mondo buono, ma tuttavia era consapevole della sua imperfezione. Alla domanda che ci siamo appena posti Platone rispose così: per lui ciò che impedisce al mondo sensibile di essere perfetto ò la materia; perchò il mondo empirico si realizzi e si plasmi occorre che si realizzi in qualcosa privo di forma: ò come un metallo che deve essere lavorato: se avesse già  una sua forma immutabile non lo si potrebbe lavorare. Quindi la caratteristica della materia ò non avere caratteristiche. Platone dice che il ragionamento che ci porta a conoscere la materia ò "bastardo", impuro, scorretto perchò se ad esempio guardiamo un cavallo, in realtà  conosciamo l'idea: la materia la conosco come ciò che non ò idea: si arriva alla conclusione in modo negativo perchò il ragionamento coglie solo una caratteristica: la materia non ha forma. Non potrebbe essere "ricettacolo delle forme" se avesse una forma definita (ò come la cera sulla quale si deve attaccare un sigillo: deve essere molle e senza forma per poter così prendere quella del sigillo). Se affermiamo che la materia per ricevere le forme non deve avere forme cogliamo simultaneamente un aspetto positivo e uno negativo: ò di fondamentale importanza ma soffrirà  sempre di una deficienza. Consente alla materia di avere forme, ma le riceverà  sempre imperfettamente perchò ò priva di forme, disordinata: le si darà  una forma, ma manterrà  sempre una componente priva di forma: ò proprio questa componente a rendere il mondo sensibile imperfetto. Quindi la materia ò contemporaneamente un aiuto perchò fa calare le idee nel mondo sensibile ed un ostacolo perchò, per inclinazione naturale, mantiene una componente di disordine. Tra gli "agrafa dogma" (le dottrine non scritte) di Platone troviamo la diade indefinita, alla quale abbiamo già  accennato. Platone ò all'ultima fase della sua riflessione e risulta particolarmente influenzato dai pitagorici; al vertice della realtà  si trova il principio bipolare, in cui vi sono due poli come in un magnete: e come un magnete esiste solo quando ci sono un polo negativo e uno positivo che risultano essere indivisibili. L'uno ò il vertice unitario, il due quello molteplice, diade indeterminata del piccolo e del grande. Platone ha spiegato che in fondo il mondo ò uno, di parvenza molteplice: non ò una dispersione di cose. Ma perchò, pur essendo uno, pare essere molteplice ? Come mai l'uno si moltiplica ? Vi sono due risposte: a) c'ò di mezzo la materia, che genera scompiglio ed indeterminatezza, b) c'ò la diade, che genera indeterminazione: se si ha della materia alla quale dare una forma, la forma stessa determina che essa sia nei suoi limiti, nò più grande nò più piccola di ciò che ò: piccolo e grande sono una coppia di concetti simmetrici e polari, entrambe indeterminati (c'ò sempre qualcosa di più grande e qualcosa di più piccolo): ricorda molto il gioco del limite e dell'illimitato dei pitagorici. La parziale differenza ò che più che essere due principi, sono un principio solo bipolare, altrimenti se il mondo si moltiplicasse significherebbe che i due principi (uno-diade) devono essere impliciti nella realtà . Nel principio che genera il mondo (l'uno) ci deve anche essere la diade: l'uno non rimane uno (come invece era per Parmenide), ma presentando aspetti molteplici scende di livello: parte dal bene in sò, passa alle idee e poi si cala al mondo sensibile. se vogliamo, la materia rappresenta il male in quanto ò elemento di disordine della realtà . Pare quindi che il male stesso sia parte del principio; in verità  c'ò il principio da cui si origina il male, ma il male di per sò all'inizio non c'ò: la diade indeterminata sta a significare che l'uno (il bene in sò) non rimane unitario, ma si cala nelle idee (che sono tante) prima e nel mondo sensibile poi. E' come se la potenziale negatività  della materia si manifestasse gradualmente: quando ò nell'uno non la si vede neppure, ò ben inserita e quasi identificabile con lo stesso uno. Nel mondo delle idee, invece, non si ò ancora manifestata come male, ma solo come molteplicità  (le idee sono tante, ma ordinate ). Nel mondo sensibile le cose sono molteplici (e si sono moltiplicate in modo indefinito: mentre l'idea di cavallo ò una, i cavalli sono tantissimi, un numero quasi infinito)e disordinate: la componente di imperfezione ò presente in tutti i livelli, ma man mano che si scende ò come se si "inspessisse" sempre di più. Comunque tutto questo discorso rimane avvolto da un' alone di mistero un pò perchò non sta scritto da nessuna parte, un pò perchò non ò pienamente coglibile con la ragione.