Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: La donna

La donna in Platone.

Nel quinto libro della Repubblica, Platone affronta la questione della diversità  dei sessi e assume posizioni piuttosto aperte, soprattutto se teniamo in considerazione dei tempi in cui è vissuto, tempi in cui l' attività  manuale, per esempio la coltivazione dei campi, era predominante: Platone sta tratteggiando il suo stato ideale, visto come grande famiglia, caratterizzato dall' abolizione della proprietà  privata. Socrate, il protagonista del dialogo di cui Platone si serve per esprimere le sue idee, arriva a dire che perfino le donne e i figli devono essere in comune; quest' affermazione, chiaramente, suscita scalpore presso i suoi interlocutori, i quali lo travolgono di domande: Socrate si trova decisamente in difficoltà  e prende come esempio per spiegare ciò che intende il mondo dei cani, ipotizzando che le femmine debbano svolgere le stesse mansioni dei maschi: andare a caccia e fare tutto ciò che fanno i maschi. Se ogni attività  deve essere comune, è ovvio che dovranno avere la stessa educazione, lo stesso allevamento impartito ai maschi: l' unica differenza sarà  che i maschi saranno più vigorosi, dice, Socrate, che comunque è chiaramente consapevole della divergenza della natura dei due sessi; evidentemente nature diverse dovrebbero svolgere funzioni diverse, secondo la logica più tradizionali, ma Socrate è convinto di poter dimostrare che le cose non stiano necessariamente in questi termini: le persone calve e quelle chiomate hanno la stessa natura ? Qualora abbiano natura opposta, allora se i calvi fanno i calzolai, a rigore i chiomati non possono fare i calzolai: ma è assurdo. Il problema consiste nel chiedersi in quale senso usiamo i termini " diverso " e " identico " quando li poniamo in connessione con il termine " natura ": i calvi è vero che sono diversi dai chiomati, ma forse ne consegue che ai primi spettano compiti totalmente diversi da quelli che spettano ai secondi ? Naturalmente tutti i membri del genere umano hanno delle differenze, Platone lo sa bene, ma esistono differenze rilevanti a tal punto da determinare una radicale disuguaglianza e distinzione di funzioni e attività  ? Non va poi dimenticato che in età  moderna una di queste differenze rilevanti sarà  ravvisata nel colore della pelle come motivo per giustificare l' esistenza della schiavitù. Platone invece usa il concetto di " differenza naturale " solo in connessione all' attitudine a svolgere determinate funzioni: in questo senso si può correttamente dire che un medico è diverso da un falegname, ma non che il sesso maschile è diverso da quello femminile. Rispetto alla determinazione delle funzioni da svolgere all' interno di una città  giusta quale quella che Platone si propone di tratteggiare perde dunque totalmente rilevanza il diverso ruolo svolto da maschio e femmina nel processo riprodutivo: infatti in che cosa differiscono gli uomini dalle donne ? Secondo Socrate e Platone nel fatto che le donne partoriscano, mentre gli uomini fecondano: ma allora, per quel che riguarda funzioni quale la difesa della città , per esempio, entrambi i sessi possono attendere alle stesse occupazioni. Tuttavia, Socrate fa notare come in tutti i campi l' uomo risulti superiore alla donna, nonostante ci siano anche donne superiori a certi uomini. Così per quel che riguarda l' amministrazione statale " non c'è occupazione che sia propria di una donna in quanto donna nò di un uomo in quanto uomo; ma le attitudini naturali sono similmente disseminate nei due sessi, e natura vuole che tutte le occupazioni siano accessibili alla donna e tutte all' uomo, ma che in tutte la donna sia più debole dell' uomo ", dice Socrate. Così come per gli uomini, ci saranno donne più portate per la ginnastica, altre più portate per la musica, altre più portate per la difesa dello stato e così via; una donna portata per la difesa dello stato, difenderà  lo stato meglio di un uomo non portato per la difesa dello stato, e viceversa: ma nel caso di un uomo e una donna entrambi portati per la difesa dello stato, allora l' uomo risulterà  superiore. Già  i Pitagorici avevano ammesso nella loro scuola le donne, dimostrando grande apertura mentale, e anche Epicuro consentirà  alle donne l' accesso al " Giardino "; ben diversa è invece la concezione delle donne di Aristotele: la natura non fa nulla invano e con tutta la materia a disposizione crea il maggior numero possibile di cose: tuttavia ci possono essere scarti, come le unghie o i capelli, che la natura crea per sovrabbondanza di materia: così è anche per la donna, che viene creata dalla natura come " scarto ", tuttavia si tratta di uno scarto che serve all' uomo per perpetrare la specie.