Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: L'anamnesi

L'anamnesi platonica.

Un quesito che ha sempre crucciato l'uomo ò quello di come si fa a sapere, a conoscere. I sofisti sostenevano che non si può imparare perchò o già  una cosa la si conosce o non la si conosce: nel secondo caso ò impossibile trovare una cosa che non si sa cosa sia, come sia fatta. Socrate stesso aveva detto che non si poteva insegnare, ma solo imparare tramite la maieutica, la tecnica con la quale faceva partorire le anime. Questo tema Platone lo affronta soprattutto nel "Menone". Ancora una volta Platone assume una posizione intermedia, servendosi in parte delle affermazioni dei sofisti: se ò vero quel che dicono i sofisti e uno dei loro più grandi esponenti, Gorgia, (cioò che non si può imparare e quindi neanche insegnare), si può ricordare: una cosa che ci siamo dimenticati e ci torna in mente, non possiamo dire di conoscerla ma neanche di non conoscerla. Dunque per Platone il processo attraverso il quale si impara e si conosce ò puramente di reminescenza(in Greco anamnesis). L'unico modo di considerare il sapere come "ricordare"ò quello di fare una ipotesi piuttosto strana(ragionare per ipotesi significa vedere quale ò la condizione che bisogna ammettere perchò si verifichi un determinato fatto): l'unica ipotesi per Platone valida ò quella della preesistenza dell'anima. Nel Menone il corpo viene visto proprio come prigione dell'anima. Anche nel "Fedone", dialogo ambientato nel periodo dopo la condanna e prima della sua morte, Socrate parla con due Pitagorici a riguardo della preesistenza dell'anima: egli li porta a capire la questione servendosi di esempi: tira in ballo la scienza dell'uomo e quella della lira, che sono evidentemente diverse tra loro; Socrate afferma che agli innamorati, nel momento in cui vedono una lira o un vestito che il loro amato ò solito usare, succede quanto segue: riconoscono la lira e nel pensiero colgono l'idea del ragazzo a cui appartiene la lira: la reminescenza consiste proprio in questo, riuscire a ricordarsi cose tramite vari "agganci", aspetti che stimolano il ricordo. Nel "Menone" Socrate parla con uno schiavo privo di cultura e gli pone una serie di domande mirate e legate al teorema di Pitagora; chiaramente lo schiavo non lo conosce, ma Socrate ponendogli solo domande specifiche lo porta alla soluzione: ò un tipico caso di maieutica. L'unica spiegazione possibile ò che lo schiavo si ricordi di un qualcosa che già  conosceva, ma aveva dimenticato: dato che non l'ha conosciuto nell'attuale vita significa che l'ha conosciuto in un'altra dimensione(l'altopiano dell'iperuranio). Tale dimenticanza ò legata al momento dell'incarnazione: nella sua vita terrena l'uomo può avere momenti in cui ricorda. L'apprendimento ò quindi interpretato come il recupero di conoscenze acquisite dall'anima prima di incarnarsi in un corpo, ma dimenticate al momento della nascita e rimaste latenti in essa. Si definisce giustamente Platone "INNATISTA", perchò sostiene che quando nasciamo sono già  presenti in noi alcuni elementi di conoscenza. Lo schiavo il teorema ce l'aveva già  nella sua mente, si trattava solo di ricordarglielo. Quali sono dunque le vie per ricordare?Un modo, come nel Menone, ò avere qualcuno che ci aiuti(Socrate), un altro(più impegnativo)ò usare bene la propria esperienza(come nel caso di Pitagora, che per primo si ricordò con la sua esperienza del teorema che gli viene attribuito: in realtà  lui non l'ha inventato, se l'ò solo ricordato per primo). Oltre a sostenere la preesistenza dell'anima, Platone era anche convinto della sua immortalità  e della sua eternità : l'anima ò viva per definizione e un corpo ò vivo o morto a seconda che abbia o meno un'anima; l'anima, quindi, dà  e toglie la vita. E' un qualcosa che partecipa all'idea di vita e che di conseguenza non può partecipare a quella di morte, come il numero 3 partecipa all'idea di dispari e non può partecipare a quella di pari. Per Platone ciò che può corrompere l'anima ò l'ingiustizia; essa però non può distruggerla: se l'ingiustizia, che ò il suo male peggiore, non ò in grado di annientarla, ò chiaro che neanche i mali minori ce la faranno. L'anima, essendo increata, ò anche eterna ed immutabile.