Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: Le sensazioni

Le sensazioni in Platone.

Platone nelle opere composte in maturità  affronta, tra i tanti, anche il problema delle sensazioni, che peraltro aveva già  affrontato nei dialoghi giovanili, sebbene in maniera più superficiale. Nelle opere composte nella maturità  invece non si limita a criticare la relatività  delle sensazioni, che è il limite dell' indagine socratica, ma cerca di determinare la causa di quella relatività . Così dal pensiero comune, cui ancora appartiene la prima indagine, egli sale con la successiva al pensiero scientifico. Infatti la sensazione, egli afferma nel Teeteto contro la tesi empiristica propugnata da Protagora, non compendia in sò tutta la vita conoscitiva, è insufficiente a farci intendere il reale nella sua interezza. Per la sua relatività , la sensazione non dà  alcuna conoscenza: è verità  la sensazione dell' uomo, e perchò non quella del porco o del cinocefalo ? E se dell' uomo, del sano o dell' ammalato, dell' acuto o dell' ottuso, del bambino o dell' adulto ? E così via. Ognuno in base alle condizioni in cui si trova può vantar pretese d' aver in suo possesso la verità ; nessun giudice può dar torto all' uno piuttosto che all' altro, anzi non può nemmeno esservi un giudice, essendo tutte le pretese di egual forza e legittimità  e nessuna potendo sovrastare alle altre. La sensazione, poi, è generata; come tale, essa non ha in sò il proprio essere, ma rimanda a ciò da cui è generata. E, in fin dei conti, la sensazione è individuale e irrelata: l' occhio vede, l' orecchio sente, ma nò la sensazione dell' occhio ha relazione con quella dell' orecchio, nò viceversa; ciascuna colpisce un aspetto singolo dell' oggetto. Ora, come mai avviene che l' uomo sente come acuta o grave una stessa cosa che vede come bianca o nera ? Il senso, come tale, non decide, perchò non ci dà  il rapporto delle due sensazioni. E similmente, nel campo di un solo senso, chi ci dice che una sensazione è identica o diversa da un' altra uguale o disuguale, più gradevole o meno gradevole ? Tutti questi rapporti, e gli altri infiniti che vi si possono aggiungere, non hanno un organo sensibile appropriato; esistono tra le sensazioni e non nella sensazione. Per tutte queste ragioni c'è nella sensazione, conclude Platone, un' esigenza che la trascende. La stessa conoscenza sensoriale, cioò, per essere valida, postula un più alto integramento: postula un' istanza soprasensibile che sia principio di coordinazione dei dati sensoriali e di determinazione dei rapporti tra dato e dato: è l' istanza propria dell' anima. La quale trae così dal proprio fondo quelle relazioni mentali ( i concetti ) in cui si compendia l' essenza delle cose: cioò quel che nelle cose v'è di immutabile e di eterno non si ricava dai sensi o dalle opinioni, ma ne è il presupposto, mediante cui la mente valuta il senso e l' opinione. Il procedimento platonico è, per così dire, invertito rispetto a quello socratico: non si ricava induttivamente l' universale dall' esame dei casi particolari, ma i dati particolari rinviano deduttivamente all' universale, a quelle relazioni puramente mentali che han sede nell' anima. E come l' analisi della vita teoretica ( conoscitiva ) dello spirito ha posto, secondo le conclusioni di Platone, in presenza di elementi non sensibili, bensì mentali, che trascendono il senso, così anche l' analisi della vita pratica porta agli stessi risultati.