Filosofia Antica

  • Materia: Filosofia Antica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Platone: Oralità o scrittura

Il conflitto tra oralità e scrittura in Pltone

Pur essendo un autore di circa 2400 anni fa, Platone affronta problemi che possiamo accomunare a quelli dei giorni nostri:la sua ò un' epoca di passaggio tra oralità  e scrittura e lui ò il primo ad affrontare questo problema.Di Platone possediamo praticamente tutte le opere(probabilmente molte gli sono attribuite pur non essendo effettivamente sue),ma paradossalmente egli stesso ci dice che la vera filosofia ò solo orale.All'inizio del 1800 un teologo luterano di nome Schleirmacher effettuò un gran lavoro sulle opere di Platone ignorando però totalmente quanto abbiamo appena detto:egli esaminò infatti la filosofia platonica con il mezzo del "sola scriptura"(solo mediante la scrittura:era un celebre motto di Lutero):non si curò assolutamente del fatto che per Platone la filosofia fosse solo orale,rifiutando tra l'altro di servirsi di scritti non realmente platonici.Il teologo luterano ebbe però il merito di introdurre un altro metodo per esaminare la filosofia platonica:si trattava del sistema ermeneutico (la parola deriva da Hermes,messaggero ed interpretatore divino;in Italiano la parola ha assunto il significato di "tecnica dell'interpretazione"):era (ed ò) infatti difficile definire la filosofia platonica,in quanto non ci troviamo di fronte ad un sistema,ma ad un insieme:il "corpus" platonico,come quello dell'Antico e del Nuovo Testamento,ò costituito da una molteplicità  di libri;la tecnica dell'ermeneutica consiste nel riuscire a contestualizzare un testo,al fine di comprenderlo,servendosi delle nozioni generali,in questo caso,della filosofia platonica:ò come quando leggiamo un articolo di giornale;in realtà  non partiamo proprio da zero e tramite la lettura dell'articolo ampliamo le nostre conoscenze.Platone fu discepolo del celebre Socrate e visse in prima persona l'ingiusta condanna del maestro (della quale si fa portavoce nell' Apologia ):nasce proprio da questa esperienza la filosofia platonica.Egli rimane profondamente deluso dalla politica:prima vi era stato il governo filo -spartano dei Trenta Tiranni,di cui era membro niente meno che il suo stesso zio Crizia:Platone rimase deluso dal loro dominio dispotico e violento.Delusione e sfiducia gli procurò anche la democrazia restaurata,che nel 399 mandò a morte Socrate (in parte si trattava proprio di una condanna politica: Socrate era infatti un aristocratico e pur avendolo accusato di empietà  e di corrompere i giovani,il vero motivo della condanna era di origine politica: i suoi "seguaci",mentre attendeva in carcere il giorno dell'esecuzione,prepararono un piano per farlo evadere,ma lui si rifiutò di compiere tale azione perchò era del parere che fosse un grande errore violare la legge: egli aveva infatti gran rispetto per la legge, che a suo avviso poteva essere criticata ma non infranta;quindi di fronte ad una legge legge ingiusta non bisogna reagire infrangendola,bensì battersi per farla modificare in meglio: e Socrate si accusa proprio di non essere riuscito a fare questo).Se non avesse vissuto tale esperienza probabilmente si sarebbe dedicato ad attività  di tutt'altro genere;egli infatti era aristocratico sia per origini sia per orientamento politico ed ò proprio alla vita politica che egli si sarebbe dato se non avesse vissuto la condanna politica del suo maestro.La politica,tuttavia,ò una componente che sarà  sempre in qualche modo presente nelle sue opere.Perchò Platone amasse tanto l'oralità  e il dialogo ò facile intuirlo:il dialogo presenta parecchi vantaggi tra i quali la possibilità  di interloquire e di modulare il discorso in base a chi ci si rivolge:un libro,invece,non consente un dibattito e può finire nelle mani di persone che potrebbero fraintenderlo;Platone stesso dice che c'ò un aspetto che accomuna scrittura e pittura:le immagini dipinte si presentano quasi come se fossero vive,ma se si chiede loro qualcosa,chiaramente,tacciono;lo stesso vale anche per i discorsi scritti:si può quasi avere l'impressione che parlino,ma se si chiede loro di spiegare qualcuno dei concetti che hanno espresso,essi non rispondono.Tuttavia,come abbiamo detto,egli stesso ha scritto molto(sotto il suo nome ci sono giunti 35 dialoghi e 13 lettere,la cui stesura viene generalmente suddivisa in 3 periodi della sua lunga vita:la giovinezza,la maturità  e la vecchiaia).Che funzione aveva dunque la srittura per Platone?Egli,pur prediligendo apertamente l'oralità ,sente il bisogno di scrivere(probabilmente anche dettato dal periodo di transizione in cui viveva)e la scrittura svolge per Platone principalmente due ruoli:uno propagandistico,vale a dire cercare di invogliare alla filosofia,l'altro rammemorativo,cioò far ricordare la filosofia a chi già  l'ha vissuta(ad esempio le persone anziane).Si può quindi dire che anche la scrittura avesse una sua utilità ,pur non essendo un "filosofare"pieno:in una sua opera Platone la definisce "un gioco serio",vale a dire un passatempo piu' intelligente di molti altri.Egli argomenta in favore dell'oralità  in un mito di ambientazione egizia,simbolo per i Greci di una grande civiltà :il protagonista ò Teuth,divinità  della scrittura e della saggezza.Egli ò un inventore dalle grandi abilità  e presenta le sue scoperte al faraone che le promuove sempre con entusiasmo;quando però Teuth propone l'invenzione della scrittura,spiegando che serve a ricordare,il faraone non approva,sostenendo che,al contrario,sortirebbe l'effetto opposto:mettendo le cose per iscritto,infatti,non ò più necessario ricordarle.Proprio nel ricordare consisteva la sapienza:le posizioni del faraone possono un pò identificarsi con quelle di Platone.E' un'evidente difesa dell'oralità  mediante un mito platonico,inventato di sana pianta,cosa che per altro Platone faceva spessissimo.Può sembrare strano che un filosofo,che per definizione ò chi cerca di dare spiegazioni razionali e scientifiche,si serva del mito,che non ò nient'altro che una spiegazione fondata sulla tradizione e sulla religione la verità  ò che per Platone il mito ò una cosa al di fuori del comune,che ha ben poco a che fare con la tradizione.Egli sapeva bene che l'argomentazione razionale era migliore,ma sapeva altrettanto bene che un mito,una favola o una metafora possono sortire ottimi effetti:stimolano la fantasia,divertono e restano meglio impressi.Platone se ne serve dunque come arma impropria dell'intelletto.Inoltre ò convinto che si possa dimostrare l'immortalità  dell'anima,ma non razionalmente:si serve cosi' di miti esplicativi,detti escatologici:non a caso si parla di "fede razionale"di Platone.Egli sfrutta inoltre i miti per descrivere particolari livelli della realtà :aveva in mente come una scala che vedeva il suo fulcro intorno all'essere,che corrispondeva al pieno livello di conoscenza(ò pienamente conoscibile solo una cosa che ò,che esiste pienamente):più ci si allontana dall'essere(sia più in alto,sia più in basso) e più la conoscenza diventa inferiore.Una cosa non pienamente conoscibile non ò pienamente razionale ed il modo migliore per parlarne ò il mito..