Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Cartesio: Cogito, ergo sum

La base della filosofia di Cartesio.

La prima regola del metodo prescrive di accettare come vero soltanto ciò che ò evidente, scevro di ogni forma di dubbio e di incertezza. Ciò significa sospendere l' assenso su ogni cosa che non offra tale garanzia, cioò dubitare di essa. Ma come si potrà  giungere alla certezza dell' evidenza? Per risolvere il problema non c' ò altra via per Cartesio che trasformare il dubbio stesso in uno struimento metodologico. Se mi impegnerò a dubitare di tutto e, ciononostante, qualcosa si sottrarrà  al mio dubbio metodico, questa cosa sarà  necessariamente evidente. La prima cosa di cui si deve dubitare ò la testimonianza dei sensi. E' infatti comune l' esperienza che a volta i sensi ci ingannano. Ma se essi ci ingannano anche una volta soltanto, perchò non potrebbero ingannarci sempre? In fondo è lo stesso discorso che facevano gli Scettici: così come i sensi mi inganno quando mi sembra spezzato un remo immerso in acqua per via di effetti ottici, chi mi dice che i sensi non mi ingannino sempre, su ogni cosa? Analogamente dobbiamo dubitare della nostra esistenza corporea e di tutta la realtà  esterna, poichò potrebbero essere il risultato di un' illusione analoga a quelle che subiamo nei sogni: chi infatti ci assicura che la nostra vita non ò un sogno continuo? Infine, si dovrà  dubitare delle stesse certezze matematiche, poichò non si può escludere che Dio mi voglia ingannare o almeno permetta che io stesso mi inganni, oppure, se ciò ripugna alla bontà  che inerisce necessariamente alla sua essenza, ò possibile supporre che in luogo di Dio esista un genio maligno, che impieghi tutta la sua onnipotenza per ingannarmi. Malgrado l' applicazione metodica del dubbio sia così radicale, una cosa tuttavia si sottrarrà  sempre al mio dubitare: il fatto stesso che io dubito; anche questa in fondo è una concezione di matrice scettica e agostiniana: non ho certezze se non la certezza di non avere certezze: tuttavia si può muovere la critica che se non si hanno certezze non si può neanche avere la certezza di non avere certezze. Se ò evidente che dubito, dice Cartesio, ò altrettanto evidente che penso, e quindi che esisto come sostanza pensante. Cogito ergo sum. Ancorchò io sogni anzichò esser desto, o ancorchò io sia ingannato da un genio cattivo, nondimeno io certamente penso - seppure fantasticherie ed errori - ed ho la certezza di esistere come soggetto del mio pensiero. Facendo leva sull' ergo contenuto nella forma del cogito, già  i contemporanei accusarono Cartesio di essersi servito di un ragionamento di cui si tace, presupponendo la premessa maggiore: "Tutto ciò che pensa esiste", "Io penso" "Dunque sono". Il cogito non sarebbe dunque la conoscenza "prima e certissima" su cui tutto il resto si deve fondare, ma dipenderebbe da una premessa non sottoposta a dubbio, e quindi non dimostrata. Inoltre Cartesio avrebbe così in qualche modo introdotto quella logica sillogistica di matrice aristotelica che tanto aborriva. Ma Cartesio stesso risponde all' obiezione, precisando che il cogito ergo sum non ò un ragionamento discorsivo, ma un' intuizione immediata, con la quale colui che dubita o che pensa - il che ò lo stesso - percepisce la propria esistenza come un' evidenza certissima e inconfutabile. Cogitare ed esse non sono i due momenti distinti di una successione logica - malgrado l' ergo che li connette - ma i due aspetti di un' unica evidenza.