Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Cartesio: Critiche

Le critiche a Cartesio.

Come detto, Cartesio arriva ad una certezza davvero inconfutabile: se dubito vuol dire che penso e se penso vuol dire che esisto: cogito, ergo sum. Tuttavia non mancarono le critiche mosse a questa verità  apparentemente inconfutabile e sono assai importanti perchò testimoniano come Cartesio amasse il dibattito e come le sue idee dessero adito a numerosi interventi; è bene ricordarne soprattutto 3: la prima critica mossa a Cartesio è di plagio. Lo si accusava in sostanza di non aver scoperto nulla di nuovo con il cogito ergo sum, bensì di aver solamente ripetuto ciò che già  aveva detto parecchi anni prima Agostino. Cartesio non tardò a rispondere a questa critica dicendo che era vero che in fin dei conti diceva lo stesso di Agostino, ma che lui c' era arrivato per conto suo, senza neppure leggere Agostino ! Anzi, gli faceva piacere che qualcun' altro fosse arrivato alle sue stesse conclusioni perchò ciò significava che il suo era un ragionamento lineare cui tutti gli uomini potevano pervenire. Resta però da chiarire se Cartesio fosse sincero quando diceva di non aver plagiato Agostino, anzi, di non averlo neppure mai letto. Gli studiosi di oggi sono propensi essenzialmente per una via di mezzo: Cartesio era solito frequentare ambienti di frati agostiniani e quindi quelle teorie dovevano ronzargli nelle orecchie, doveva già  averle sentite dire da qualcuno ed ecco che finì per assorbirle e farle sue inconsciamente, pur senza aver mai letto Agostino. D' altronde il punto d' arrivo di Cartesio e di Agostino è simile, come simile è il metodo, ma diverso è l' obiettivo: Agostino intende fondare una teologia salda, Cartesio vuole fondare una metafisica meccanicistica. La seconda critica mossa a Cartesio era di aver derivato il cogito ergo sum da un sillogismo, ma di averlo espresso, paradossalmente, in forma non sillogistica. Ecco che, gli si faceva notare, se il sillogismo è espresso per intero regge, ma se vengono occultati dei passaggi ( come si accusava Cartesio di aver fatto ) non regge più ! In realtà  il sillogismo completo doveva essere: tutto ciò che pensa esiste; io penso; dunque esisto. In altre parole, Cartesio prende per certo senza dimostrare che il fatto di pensare implichi una esistenza; Cartesio ha tolto dal cogito ergo sum la premessa maggiore ( tutto ciò che pensa esiste ) e così il cogito ergo sum, la prima pietra dell' evidenza per costruire il nuovo edificio del sapere, si rivelerebbe instabile. Ma Cartesio fa notare che il rapporto tra pensare ed esistere è immediatamente intuibile, non deve essere mediato da ragionamenti ( sillogismi ); è immediato e subitamente coglibile al pari della verità  che 2 + 2 = 4. Nessuno oserebbe pensare che 2 + 2 non è uguale a 4 così come nessuno oserebbe pensare che ciò che pensa non esiste. La terza critica mossa a Cartesio è che in realtà  lui presenta il cogito ergo sum come punto di partenza per la conoscenza certa, ma in realtà  a fondamento della conoscenza vanno posti i principi logici ( identità : A = A; contraddizione A non è = non A; del terzo escluso A o è A o non è A ). Cartesio risponde che tutto dipende dai punti di vista; i principi logici su cui dovrebbe fondarsi la conoscenza stando agli avversari di Cartesio in un certo senso fondano la conoscenza perchò mi dicono che cosa una cosa è e che cosa non è, ma non mi garantiscono l' esistenza della cosa ! In altre parole, i principi della logica vanno benissimo per ragionare e indagare, ma per essere certo degli oggetti su cui indagare occorre il cogito ergo sum. Sarebbe infatti assurdo indagare con i principi logici qualcosa di cui non si è nemmeno certi se esista o meno ! Prima bisogna appurarsi se esista ( con il cogito ergo sum ) e poi bisogna indagare ( con la logica ). Ci fu poi chi fece notare che l' argomentazione usata da Cartesio per dimostrare l' esistenza di Dio ( se dubito non sono perfetto perchò ciò che è perfetto non può dubitare; ma non posso concepire il concetto di imperfezione se non in base a quello di perfezione; se sono imperfetto e posseggo l' idea della perfezione, essa deve derivare da qualcosa che sta al di fuori di me che sono imperfetto: Dio ) non funzionava: noi finiti abbiamo l' idea di infinito quindi l' infinito ( Dio ) deve averci dato quest' idea. Ma tra infinito e idea di infinito c' è una bella differenza, così come c' è una bella differenza tra qualsiasi cosa e l' idea stessa di quella cosa: un libro ha un tasso di essere ben superiore rispetto all' idea di libro. Si obiettò a Cartesio che in realtà  lui confondeva l' idea di infinito con un' idea infinita: l' infinito per definizione è infinito, ma l' idea di infinito no, proprio perchò è un' idea, un segno finito. E' un grave errore parlare dell' idea di infinito come dell' infinito stesso. Cartesio fece notare che effettivamente tra idee e cose c' è una bella differenza ontologica: le idee hanno una x in meno di essere rispetto alle cose di cui sono idee proprio perchò le cose hanno essenza ed esistenza reale, le idee hanno essenza ma non esistenza reale. Ma nel caso dell' infinito tutto cambia proprio perchò siamo nell' infinito: Cartesio intendeva dire che è vero che il cavallo ontologicamente pesa di più dell' idea di cavallo, ma è altrettanto vero che l' idea di infinito ( pur essendo un' idea ) ontologicamente pesa di più del cavallo ( e di qualsiasi altra cosa finita ). Ma in realtà  bisogna ammettere che Cartesio non aveva ragione perchò una cosa è l' infinito, un' altra l' idea di infinito: l' infinito è effettivamente infinito, l' idea di infinito è finita proprio perchò è un segno, un' idea.