Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Cartesio: Il metodo

Il metodo cartesiano.

Il metodo Cartesiano è definito a partire dalle Regulae ad directionem ingenii: Per metodo intendo delle regole certe e facili, osservando le quali esattamente, nessuno darà  mai per vero ciò che sia falso e, senza consumare inutilmente alcuno sforzo della mente, ma gradatamente aumentando sempre il sapere, perverrà  alla vera cognizione di tutte quelle cose di cui sarà  capace. Nel Discorso sul metodo queste regole sono ridotte al numero di 4. La prima regola è quella dell' EVIDENZA: essa infatti prescrive di non accogliere come vero ciò che non è evidentemente tale, cioò accogliere solo ciò che è chiaro e distinto: Io chiamo chiara quella conoscenza che è presente e manifesta a uno spirito attento, come noi diciamo di vedere chiaramente gli oggetti quando, presenti, agiscono abbastanza fortemente e i nostri occhi sono disposti a guardarli. E distinta quella che è talmente precisa e differente da tutte le altre da non comprendere in sò se non ciò che appare manifestamente a chi la considera come si deve ( Princìpi ). La seconda regola prescrive il procedimento dell' ANALISI come condizione essenziale per acquisire l' evidenza. I problemi e le difficoltà  che si incontrano nell' indagine sono infatti facilmente superabili se divisi nei loro elementi più semplici. Nella terza regola viene invece prescritta la SINTESI che permette di risalire dagli oggetti più facilmente conoscibili a quelli più complessi, ravvisando in essi o imponendoglielo un ordine generale. La quarta regola, infine, prescrive di compiere ENUMERAZIONI che permettano di verificare di non aver tralasciato nulla e di non aver fatto errori nei passaggi svolti. La chiarezza e la distinzione definiscono la conoscenza certa ed escludono la validità  di ogni sapere soltanto probabile o congetturale ( pensiamo a Nicola Cusano, autore di un De coniecturis ). Ma tramite quali strumenti razionali si perviene alla conoscenza certa? Nelle Regulae, Cartesio ravvisa due fonti di un simile sapere: l' intuito e la deduzione. L' intuito ha per oggetto le conoscenze immediatamente evidenti alla ragione, coglibili al primo approccio. Esso concerne cioò le cose semplici, che possono essere capite di per se stesse, senza essere ricondotte ad altre evidenze più immediate. Sono di questo tipo l' estensione, la figura, l' esistenza, il movimento il dubbio. La natura di queste cose è infatti immediatamente chiara e distinta a chiunque, senza la necessità  di far ricorso ad artificiose e spericolate definizioni sostanziali, come era invece pretesa della tradizione aristotelico - scolastica. La deduzione riguarda invece la congiunzione necessaria delle cose semplici in modo tale da formare cose composte, cioò consente il passaggio dall' intuizione di verità  immediatamente coglibili con l' intuito a verità  costruite razionalmente che presentano un livello di complessità  sempre più elevato, fino a comprendere l' intera scienza umana. La deduzione si distingue dall' intuito perchò essa procede in modo discorsivo, tramite un ragionamento a tappe, scandito da passaggi intermedi, anzichò cogliere " a prima vista " la verità . In questo modo, da cose immediatamente evidenti se ne possono dedurre altre la cui evidenza è solo mediata, ossia garantita dalla correttezza delle congiunzioni intermedie. Ma Cartesio fa notare come ogni passaggio intermedio sia fondato su una certezza immediata, per cui, quando si ripercorrerà  più volte velocemente l' intera serie dei passaggi, come succede quando si compiono le enumerazioni previste dalla quarta regola, ci si abitua a vedere con immediatezza la connessione tra il primo e l' ultimo anello della catena da noi creata con la deduzione. Quindi il carattere intuitivo viene sostanzialmente mantenuto da Cartesio anche nelle varie fasi della deduzione. La combinazione di intuito e deduzione ( e di conseguenza quella dell' analisi, che consente di cogliere le evidenze più facili ) permette di organizzare le conoscenze secondo un ordine tanto esteso quanto si estende il sapere stesso dell' uomo. Questo è il senso più proprio in cui il metodo di Cartesio obbedisce a un modello di stampo matematico. La concezione cartesiana della matematica infatti, a differenza della tradizione scolastica, non comprende solo la matematica pura ( geometria e aritmetica ) e la matematica applicata ( astronomia, ottica e musica ), bensì si configura come matematica universale, ossia come scienza dell' ordine e della misura in generale. L' edificio della scienza allora appare un complesso ordinato, dove ogni singolo elemento è connesso a tutti gli altri da precisi ed univoci rapporti, la corretta comprensione dei quali è condizione essenziale per averne un' idea chiara e distinta.