Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Cartesio: L'interiorità

L'interiorità per Cartesio.

Nel libro senz' altro più famoso di Cartesio, il Discorso sul metodo, affiorano anche altre tematiche oltre alla ricerca del metodo con cui condurre la propria indagine volta allo scoprire la verità , quali l' autobiografia spirituale di Cartesio stesso: è tipico del pensiero moderno l' interessamento per l' interiorità ; non a caso si è soliti fare iniziare l' età  moderna con Petrarca che si richiamava esplicitamente ad Agostino e alle sue Confessioni per avviare una ricerca interiore. La celebre frase di Agostino che riassume il tutto è: ho cercato due cose, l' anima e Dio. Anche Cartesio in fondo nel discorso sul metodo svolge un' indagine interiore, sostenendo che prima ancora che cercare la verità  occorra cercare il metodo con cui cercarla: l' indagine del soggetto diventa la premessa dell' intera ricerca: prima di avviare la ricerca devo indagare all' interno della mia personalità  per trovarvi un metodo adatto. Sempre a proposito dell' interiorizzazione è bene ricordare che con la fine del medioevo e con l' inizio del 1500-1600 si era diffusa sempre più la lettura silenziosa ( interiore ), l' interiorizzazione del tempo e dello spazio e altre cose del genere che devono senz' altro aver dato il loro contributo. E' quindi evidente che nel Discorso sul metodo ci sia questo atteggiamento autobiografico perchò in fondo per trovare il metodo bisogna esaminare il soggetto; ciò che al massimo può essere curioso è che ci sia un' autobiografia come premessa per una raccolta di saggi scientifici. Ritornando al testo del Discorso sul metodo, dopo aver detto che esso ha essenzialmente tre valenze ( 1 indagine sul metodo 2 riassunto della filosofia cartesiana 3 autobiografia spirituale ), entriamo nel dettaglio: il libro è diviso in 4 parti, di cui la prima e la quarta risultano più semplici per via del loro carattere discorsivo. Cartesio esordisce affermando che la ragione è uguale in tutti gli uomini, ma diverso è l' uso che gli uomini ne fanno. Con questa affermazione Cartesio pare essere un precursore dell' illuminismo a tutti gli effetti: gli illuministi diranno infatti che esiste un' unica ragione uguale sempre e ovunque. Però, se esaminata più approfonditamente, l' affermazione di Cartesio è diversa da quella degli illuministi: se qualcuno fa più strada nella ricerca della verità  è perchò conduce la propria ragione meglio di altri: ecco che emerge l' importanza di cercare e trovare un metodo per poter condurre la propria ragione perchò senza di esso è destinata a fare davvero poca strada; come Bacone, anche Cartesio sostiene che alla verità  non si arriva per le straordinarie potenzialità  intellettive dei singoli, ma per il metodo che si adotta. In presenza di una ragione uguale per tutti è proprio il metodo che ciascuno ha che porta a risultati diversi. Cartesio, in modo quasi timido e titubante, fa notare che se è il metodo ciò che conta e che conduce alla verità , ebbene lui ne ha trovato uno che a suo avviso funziona piuttosto bene e che intende proporre agli uomini: non vuole imporlo, ma solo proporlo, dicendo che a lui è parso efficace, ma ad altri può sembrare inefficace. Egli propone quindi il suo metodo come un qualcosa fatto a misura per lui e che forse non a tutti andrà  bene, ma in realtà  è ovvio ( tanto più che l' ha pensato in termini matematici ) che Cartesio volesse dare al suo metodo una valenza universale, pur non volendo imporlo brutalmente. Poi racconta di aver studiato in un collegio di Gesuiti che gli hanno impartito le prime conoscenze: dice che sono state conoscenze interessanti, ma ne sottolinea i limiti: non gli hanno fatto acquisire una conoscenza chiara e sicura, non gli hanno cioò dato evidenze: proprio il concetto di evidenza è basilare in Cartesio e ha due valenze, 1 ) di conoscenza chiara e lineare, 2 ) di conoscenza espressa in termini rigorosi e fondati. Dice di aver appreso molte cose interessanti nella sua gioventù, ma tutte di dubbia utilità , volte solo a stupire il prossimo: quello che non gli hanno dato è stata proprio quella conoscenza sicura che egli brama di ottenere. La filosofia e la matematica hanno grandi limiti agli occhi di Cartesio: la prima gli pare una disciplina che rende chi l' acquista in grado di sbalordire gli ascoltatori tramite ragionamenti spericolati e sopraffini, mentre la seconda gli sembra essere utile solo per risolvere qualche problema pratico limitato. Ciò che intende fare Cartesio è dare un nuovo senso alla matematica e alla filosofia cercando di integrarle a vicenda: la filosofia infatti si occupa del mondo reale ma ha il limite di non avere un metodo rigoroso con cui indagare, la matematica ha un metodo rigoroso di indagine ma è legata ad un mondo inesistente, puramente ideale, quasi come un gioco di intelligenza su di un mondo che non c' è. In altre parole, la filosofia si occupa in modo non rigoroso di cose reali, la matematica si occupa in modo rigoroso di cose non reali. Ecco che allora il problema consiste nell' accostarle e nel riuscire ad integrarle e Cartesio prova a risolvere il problema partendo dai limiti di entrambe. Dal momento che gli studi libreschi compiuti in gioventù l' hanno deluso, Cartesio decide di acquisire nuove conoscenze mettendosi in viaggio: siamo nel bel mezzo della guerra dei trent' anni ed egli si arruola con l' intento di girare il mondo. Ma rimane alquanto deluso anche da questa seconda esperienza e arriva a questa conclusione: il mondo merita di essere girato quel tanto che ci porta a capire che non è il mondoi a darci nuove conoscenze. Certo da un paese all' altro i costumi dei popoli cambiano, ma il vero arricchimento conoscitivo cui Cartesio perviene dopo questo peregrinare per l' Europa è che non è nel mondo che si può scoprire la verità . Se non è dai libri nò dal mondo che si può arrivare alla verità , come vi si può arrivare? Cartesio giunge alla conclusione che l' unico modo per arrivare ad una conoscenza valida ed esauriente è svolgere un' indagine interiore, scavando dentro se stessi: ecco allora che risulta evidente il richiamo ad Agostino, il quale, come detto, sosteneva di aver ricercato due cose, l' anima e Dio. Certo gli obiettivi che si prefiggono Cartesio e Agostino sono molto diversi tra loro: Agostino intendeva arrivare a Dio, Cartesio invece vuole approdare ad una fondazione di una metafisica utile per la fondazione di un discorso scientifico: egli parte dall' io, passa attraverso Dio e arriva al mondo esterno.