Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Hobbes: Giusnaturalismo

Il giusnaturalismo in Hobbes.

Il pensiero giuridico- politico di Hobbes intrattiene stretti legami con il giusnaturalismo. Con questo termine - che deriva dal latino ius, diritto e natura - ci si riferisce alla dottrina secondo cui il diritto ha un fondamento naturale indipendente dall' autorità  politica che emana la singola legge e le conferisce una determinata configurazione storica o positiva. Nell' antichità  e nel Medioevo, periodi nei quali il giusnaturalismo trovò espressione soprattutto nello stoicismo, nella Patristica agostiniana e nella Scolastica tomista, la "natura" in cui si trova inscritto il diritto ò lo stesso ordine ontologico e teologico del mondo. Nel Sei-Settecento il giusnaturalismo assume una forma moderna - cui corrisponde la più esatta denominazione di "scuola del diritto naturale" - nella quale il diritto viene fondato non più sulla natura in generale, ma su quella umana in particolare, e quindi sulla ragione. Il diritto naturale perde il carattere metafisico-teologico (e quindi oggettivo, inscritto nelle stesse cose), per diventare diritto razionale (e quindi soggettivo, non nel senso di variare da individuo a individuo, poichò la ragione ò unica, ma di essere proprio soltanto del soggetto umano). L' università  della ragione permetteva così di di individuare diritti naturali fondamentali e inalienabili per tutti gli uomini; mentre l' autorità  della ragione come fonte di conoscenza vera conferiva al giusnaturalismo una incisiva funzione critica nei confronti delle legislazioni storicamente realizzate. Il diritto positivo che nasce dalla costituzione dello Stato e dall' esercizio della sovranità  potrà  infatti essere una specificazione di quello naturale, oppure una sua integrazione nelle questioni per esso indifferenti, ma in nessun caso potrà  entrare in contraddizione con esso, negando i diritti fondamentali dell' uomo. Al giusnaturalismo moderno sono strettamente connesse le teorie dello stato di natura e del contratto sociale. In primo luogo, se il diritto ha un fondamento naturale, esso deve fare riferimento a uno stato di natura (reale o ideale) che preceda la costituzione della società  civile. In secondo luogo, in quanto opposta allo stato naturale, la società  civile (o Stato) esprime una condizione artificiale e convenzionale, nascendo da un patto o contratto. Quest' ultimo contiene in sò due momenti (che possono essere intesi in senso logico o cronologico): un patto di unione ( pactum unionis ) con cui gli individui stabiliscono di entrare in una società  politica e un patto di sudditanza ( pactum subjectionis ) con cui essi si sottomettono a un' autorità  sovrana, definendo contemporaneamente la forma di governo in cui si dovrà  esprimere (monarchia, aristocrazia, democrazia). A proposito di Hobbes, però, possiamo ricordare un' importante ossevazione fatta dal filosofo novecentesco di ispirazione illuministica Norberto Bobbio: egli fa notare che in ogni epoca ci sono categorie di pensiero fondamentali che, talvolta, sono così forti da costringere a servirsi di esse anche chi non la pensa così perchò altrimenti non verrebbe compreso, visto che tutti si avvalgono di quelle categorie. Bobbio, nel caso di Hobbes, nota come il pensatore seicentesco si serva di categorie giusnaturalistiche particolarmente in voga all' epoca per poi fornire un contenuto sostanzialmente giuspositivista ( giuspositivismo: non c' è alcun diritto naturale, ma solo diritti imposti dagli Stati ); in realtà  Hobbes propugna tesi giuspositiviste camuffandole da giusnaturaliste: in ultima istanza ciò che è giusto o sbagliato lo è perchò lo decide il sovrano e non perchò di per sò sia giusto o sbagliato: se il sovrano decide che è giusto agire così, io suddito devo agire così senza far appello a leggi di natura. Per riprendere un interrogativo tipicamente platonico ( vedi Eutifrone ): le cose sono sante perchò piacciono a Dio o piacciono a Dio perchò sono sante? Hobbes, a differenza di Platone, opterebbe per la prima.