Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Hobbes: Il linguaggio

Il linguaggio in Hobbes.

La connessione delle immagini sensoriali conservate nella memoria consente una forma di conoscenza che è comune ad uomini e ad animali: così come l' uomo vedendo le nuvole prevede che pioverà , anche il cane, vedendo il padrone col bastone in mano, prevede il dolore o se vede l' osso in mano al padrone prevede il piacere. Per passare da questo tipo inferiore di conoscenza al ragionamento discorsivo vero e proprio ( tipico solo degli uomini ) occorre invece l' intervento del linguaggio. Alle cose, o meglio, ai fantasmi delle cose, devono essere imposti dei nomi, esercitanti una doppia funzione. In quanto note, i nomi hanno il compito di ricordare all' uomo le connessioni che egli ha stabilito tra le singole cose: si tratta dunque di una funzione mnemonica, volta a far ricordare: dopo aver dimostrato che gli angoli di una figura composta da tre lati sono uguali a 180 gradi, è sufficiente imporre a quella figura il nome di triangolo per ricordarsi di questa proprietà  ogni volta che ci si trova di fronte ad una figura simile, senza dover ripetere di nuovo, da principio, la dimostrazione. Ma secondo Hobbes si sarebbe potuto dare al triangolo un qualsiasi altro nome convenzionale, in quanto a suo parere l' imposizione dei nomi è totalmente arbitraria e non sono le cose stesse a suggerirci il nome da attribuire loro ( Platone, invece, nel Cratilo, faceva notare come i nomi fossero in parte suggeriti dalla cosa stessa cui bisogna dare il nome e in parte elaborati dall' uomo: in altre parole, per Platone è la natura stessa della cosa che chiamiamo zanzara a suggerirci il nome da darle ). Ma i nomi hanno anche un' altra funzione: in quanto segni servono a far comprendere agli altri uomini le cose da noi pensate e le connessioni tra esse stabilite: si tratta quindi di una funzione comunicativa, che ci consente di comunicare: ad esempio, quando dico " triangolo ", tutti sanno che intendo una figura dotata di tre lati, la cui somma degli angoli interni è di 180 gradi. Il ragionamento discorsivo, come abbiamo visto, opera quindi sui nomi e non sulle cose. Anzi, la caratteristica peculiare di questo ragionamento si fonda sull' uso di termini universali ai quali non corrisponde nessuna cosa reale: quando parliamo e ragioniamo a riguardo dell' uomo, stiamo operando su un qualcosa che non esiste perchò non esiste l' uomo, bensì esistono i singoli uomini ( Socrate, Platone, Aristotele, e così via ). La verità  o falsità  del ragionamento dipende quindi dalla correttezza o scorrettezza con cui dal significato attribuito a un determinato nome si è inferita la sua connessione con quella di un altro nome. Ecco allora che verità  e falsità  riguardano esclusivamente i nomi e non le cose: la loro natura è puramente logica e non ontologica. La scienza non descrive la realtà  delle cose, ma costruisce un sistema di antecedenze e conseguenze tra i nomi, che conserverebbe la sua validità  anche quando l' intera realtà  scomparisse improvvisamente: per esempio, se anche non esistesse più il mondo, 2 + 2 darebbe sempre 4. Ecco allora che Hobbes si ricollega al nominalismo della filosofia scolastica del Medioevo: la filosofia di Hobbes pertanto è un tentativo di contemperare l' empirismo con il razionalismo. Da un lato, i suoi presupposti gnoseologici sono sensistici: senza esperienza sensibile non sono possibili nò i concetti nò la conoscenza ( come faccio a parlare o a conoscere un triangolo o un albero senza averne mai visto uno? ); ma dall' altro lato la conoscenza al suo livello più elevato ( la scienza ) produce un' organizzazione del sapere che, sebbene dipenda sempre dall' esperienza per quanto concerne il materiale conoscitivo, si fonda su un sistema di rapporti logici costruito dalla ragione e capace di andare avanti anche nell' eventualità  che la realtà  si annichilisse. Ecco allora che anche sotto questo aspetto le metodologie di Hobbes sono un tentato compendio tra le teorie di Cartesio e di Gassendi.