Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Hobbes: La filosofia politica

La politica per Hobbes.

Nonostante il significato di bene sia relativo e soggettivo, almeno su una cosa, la conservazione della propria vita e l' integrità  del proprio corpo, tutti gli uomini si trovano dello stesso parere. Ma proprio questo bene viene messo in forse nello vstato di natura che precede la costituzione della società  civile. In questa condizione infatti, non esistendo alcuna autorità  che freni l' arbitrio individuale, l' uomo è indotto a ricercare il proprio vantaggio a danno di quello degli altri in parte per necessità , dal momento che egli deve contendere loro i pochi beni che la natura offre, in parte per sua propria volontà , visto che per natura egli è incline non alla socievolezza ma all' aggressività  nei confronti del prossimo: ecco allora che Hobbes stravolge la concezione aristotelica dell' uomo come animale politico, portato dalla sua inclinazione naturale a vivere insieme ai suoi simili negli agglomerati urbani. Hobbes riprende quanto diceva già  Plauto: homo homini lupus; l' uomo è lupo all' uomo, non gli è amico ! Non a caso Hobbes dice: La condizione dell' uomo è una condizione di guerra di ciascuno contro ogni altro: lo stato di natura è quindi un perpetuo stato di guerra ( bellum omnium contra omnes ) nel quale, trovandosi nella necessità  di difendere se stesso e i propri averi con il solo ausilio delle proprie forze, ciascun uomo detiene un diritto su tutte le cose ( ius in omnia ) che lo autorizza a compiere ogni azione e a servirsi di ogni mezzo che egli soggettivamente reputi opportuni per raggiungere quello scopo primario. In altri termini, nello stato di natura il diritto si estende tanto quanto la propria forza. In questa condizione, in cui tutti sono nemici di tutti e detengono un diritto su tutto, nessuno può essere certo di non incorrere nel massimo dei mali, la morte violenta. Ed è proprio per questo che bisogna uscire dallo stato di natura, obbedendo alle leggi naturali medianti le quali la ragione calcolatrice indica all' uomo i mezzi necessari per conseguire il fine supremo dell' autoconservazione. La legge di natura fondamentale comanda di cercare e realizzare la pace, che è la prima condizione di ogni sicurezza personale. Ma la pace può essere ottenuta soltanto quando ciascun individuo stipuli con tutti gli altri un patto, nel quale ognuno rinuncia a gran parte del suo diritto naturale su tutto ( mantenendo solamente il diritto alla vita e all' integrità  fisica ) e consente a una persona sola ( o a un' unica assemblea di persone ) di conservare il diritto naturale della sua interezza. La società  che nasce da questo patto è una società  politica o Stato; coloro che rinunciano al diritto naturale diventano sudditi, mentre la persona o assemblea che lo conserva assume la funzione di sovrano. Di conseguenza quest' ultimo entra in possesso di una forza irresistibile, in grado di dominare tutte le altre con la sua incomparabile superiorità , rendendo impossibile quella guerra naturale che nasceva dall' equivalenza delle forze individuali e, quindi, dalla speranza di ognuno di poter sopraffare l' avversario. Alla molteplicità  delle volontà  individuali, sempre in conflitto tra loro, si sostituisce inoltre l' unità  della volontà  sovrana, che decide per tutti che cosa sia giusto o ingiusto, dando significato a termini che nella condizione naturale, dove il diritto di natura legittimava ogni cosa, non potevano avere alcun valore. Nelle mani del sovrano è riposto un potere illimitato: e ciò non soltanto perchò il sovrano è l' unica persona a detenere, nello Stato, il diritto naturale su ogni cosa, ma anche perchò egli beneficia del contratto senza impegnarsi in esso: infatti, il patto è stipulato reciprocamente tra gli individui in favore del sovrano e non tra gli individui e il sovrano. Il pactum unionis e il pactum subjectionis, che scandivano i due momenti della creazione dello Stato secondo la tradizione giusnaturalistica per Hobbes coincidono: gli individui si riuniscono in una comunità  politica solamente nel momento in cui ( e per il fatto che ) rinunciano a gran parte dei loro diritti naturali in favore del sovrano. Per questo il problema della forma di governo diventa secondario,, in quanto il potere del sovrano è sempre assoluto, indipendentemente dal fatto che sia formalmente detenuto dal popolo, dall' aristocrazia o dal re, anche se ciò non impedisce a Hobbes di esternare la sua preferenza per la monarchia, nella quale l' unità  della volontà  politica coincide con l' unicità  fisica della persona che governa. Il pensiero di Hobbes è pertanto generalmente considerato come il modello teorico dell' assolutismo politico, anche se una sua corretta interpretazione esige che esso venga inquadrato nella particolare situazione storica cui si è prima fatto cenno. Importantissima è poi la posizione assunta da Hobbes a riguardo dei rapporti tra Stato e Chiesa: se l' unicità  e l' indivisibilità  del potere sovrano è la condizione essenziale per garantire la pace all' interno dello Stato e impedire che la forza torni a frantumarsi in una molteplicità  di fazioni in reciproco conflitto, lo Stato non può tollerare una Chiesa che gli si contrapponga come potere autonomo: è assurdo che i sudditi siano obbligati a riconoscersi sudditi dello Stato e della Chiesa allo stesso tempo: la Chiesa si configura agli occhi di Hobbes come contropotere rispetto allo Stato, come Stato dentro allo Stato. La Chiesa deve quindi far parte dello Stato e il capo di quest' ultimo eserciterà  la sua autorità  anche sulla gerarchia ecclesiastica. La filosofia di Thomas Hobbes rappresenta una risposta in senso assolutistico non solo alle forze economico-sociali che minavano l' integrità  del potere regio, ma anche al movimento puritano che indeboliva la subordinazione della Chiesa anglicana al re: l' una e l' altra tendenza alla decentrazione del potere si traducevano necessariamente, secondo il calcolo razionale delle conseguenze, in un ritorno allo stato di natura e du guerra, come il conflitto civile avrebbe avuto modo di dimostrare.