Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
  • Visto: 3764
  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Leibniz: Dio

Dio nella filosofia di Leibniz.

Così come già  avveniva in Aristòtele, la metafisica di Leibniz culmina di sua natura in una teoria di Dio. Il primo passo consiste nel dimostrarne l'esistenza. Differenti prove vengono ritenute valide. La prima ò la prova a priori di Anselmo, che era stata ripetuta da Cartesio: data la nozione di essere perfettissimo, ad essa bisogna necessariamente riconoscere l'esistenza, perchè altrimenti le si negherebbe una perfezione, cadendo in contraddizione: l' essere perfettissimo, per essere tale, non può mancare di esistenza, altrimenti non sarebbe il più perfetto. Se Dio esistesse solo come concetto mentale ( così come esiste un ippogrifo o un drago ) non potrebbe essere l' ente " più perfetto " perchò già  solo l' uomo in quanto esistente sia come concetto astratto ( al pari dell' ippogrifo e del drago ) sia come ente reale avrebbe una maggiore perfezione rispetto a Dio. A tale prova va però aggiunto un passo preliminare, e cioò la dimostrazione che la nozione di essere perfettissimo ò effettivamente possibile e cioò non contraddittoria: il che ò facilmente fatto quando si osserva che la contraddizione, e cioò l'incompatibilità  tra differenti perfezioni, può nascere solo quando nella nozione di una sia contenuto un elemento contrario alla nozione di un altro, il che però non può avvenire quando si suppongono perfezioni assolutamente positive e semplici. La validità  di questo argomento mostra che la nozione di Dio ò l'unica che implica l'esistenza, e dunque Dio ò l'unico essere necessario. La seconda prova usa in maniera peculiare il principio di ragion sufficiente, e viene talvolta giudicata da Leibniz la più solida: Posto questo principio, la prima questione che si ha il diritto di porre ò: perchè esiste qualcosa anzichè nulla? Infatti il nulla ò più semplice e più facile del qualcosa. ... Ora, questa ragione sufficiente dell'universo non potrebbe trovarsi nella serie delle cose contingenti, cioò dei corpi e delle rappresentazioni loro nelle anime: perchè, essendo la materia in sè stessa indifferente al moto e alla quiete, e a questo o a quel movimento, ò impossibile trovarvi la ragione del movimento, e ancor meno d'un determinato movimento. E benchè il movimento attuale della materia venga dal precedente, e questo ancora da uno precedente, non ci si trova in una situazione migliore, quand'anche si vada lontano quanto si voglia: infatti, resta sempre la stessa questione. àˆ necessario, quindi, che la ragion sufficiente, la quale non abbia più bisogno di un'altra ragione, sia fuori della serie delle cose contingenti, e si trovi in una sostanza che ne sia causa, ovvero in un essere necessario, portante con sè la ragione della sua esistenza; altrimenti non s'avrebbe ancora una ragione sufficiente a cui fermarsi. Quest'ultima ragione delle cose ò chiamata Dio (Princìpi della natura e della grazia, 7-8). Altre due prove sono tratte l'una dall'esistenza delle verità  eterne, l'altra dall'armonia prestabilita. Secondo la prima, le verità  eterne o di ragione non potrebbero esistere e dunque essere conosciute se non ci fosse l'intelletto di Dio che le pensasse. Secondo l'altra, le sostanze non potrebbero mostrare quella perfetta reciproca armonia se non ci fosse un essere perfetto che le ha create così armonizzate. Entrambe queste due ultime prove appaiono in realtà  molto fragili. Quella basata sulle verità  eterne sembra essere una petitio principii, perchè suppone già  la loro dipendenza dall'intelletto divino. La seconda, benchè talvolta venga citata da Leibniz come evidente, sembra in realtà  basarsi sul presupposto che la conoscenza sia causata dagli oggetti esterni, dei quali quindi si possa accertare l'armonia: il che ò proprio ciò che la teoria dell'armonia prestabilita esclude! Tale sostanziale difetto si aggira soltanto ritenendo questa prova identica al classico argomento basato sul finalismo e la bellezza della natura, che benchè «evidente» e ricco di forza psicologica ò tutt'altro che rigoroso, come la contemporanea filosofia di Spinoza mette bene in evidenza. E' bene riportare la dimostrazione dell' esistenza di Dio addotta da Leibniz nella Monadologia: dà  prima una prova a posteriori riassumibile in questi termini: anche se noi potessimo conoscere tutta la serie di ragioni particolari di un determinato fatto non ne avremmo trovato ancora la ragion sufficiente, perchò ognuna di quelle ragioni particolari sarebbe sempre un fatto, una realtà  contingente e quindi avrebbe bisogno a sua volta di una ragion d' essere. La ragion sufficiente di un qualsiasi fatto può dunque trovarsi solo in un Essere necessario: Dio. Questa è la dimostrazione a posteriori, proprio perchò parte da un effetto di Dio stesso. Il procedimento che ci conduce a Dio come a ragion sufficiente dell' universo ci permette poi di fissare gli attributi di Dio: l' unità , l' infinità , la somma perfezione, e di stabilire quali rapporti esistono fra Dio e il mondo. Dio è la fonte di tutto ciò che è positivo nelle creature, mentre ciò che in esse è negativo, vale a dire la loro imperfezione, deriva dalla loro natura di creature, dalla loro limitazione: E siccome tutto questo dettaglio non implica che altri contingenti precedenti o più dettagliati, di cui ciascuno ha ancora bisogno di un’analisi simile per renderne ragione, in tal modo non siamo affatto progrediti: ò necessario trovare una ragione sufficiente o ultima al di fuori della successione o serie dei contingenti, per quanto infinita possa essere. Ed ò così che l’ultima ragione delle cose deve essere in una sostanza necessaria, nella quale il dettaglio dei cambiamenti non sia se non in modo eminente, come nella sua sorgente. Ed ò questo ente che noi chiamiamo dio. Ora, essendo questa sostanza una ragione sufficiente di tutto questo dettaglio, che ò tutto concatenato con tutto, non c’ò che un dio, e questo dio ò sufficiente. Si può anche giudicare che questa sostanza suprema, che ò unica, universale e necessaria, non avendo nulla al di fuori di sè che ne sia indipendente, ed essendo una semplice conseguenza dell’essere possibile, sia incapace di limiti e debba contenere quanta più realtà  possibile. Ne segue che dio ò assolutamente perfetto; non essendo la perfezione altro che la grandezza della realtà  positiva presa precisamente, mettendo da parte i limiti o confini nelle cose che ne hanno. E là  dove non ci sono cardini, cioò in dio, la perfezione ò assolutamente infinita. Da ciò segue anche che le creature hanno le loro perfezioni dall’influenza di dio, ma le imperfezioni dalla loro propria natura, incapace di essere senza limiti. In questo, infatti, si distinguono da dio. Ma Leibniz nella Monadologia dà  anche una prova a priori: Dio è causa non solo dell' esistenza delle cose, ma anche della loro essenza; il che vuol dire: ogni cosa esiste in quanto Dio la fa esistere, ed ogni cosa è tale ( cavallo, uomo, albero ) perchò Dio l' ha pensata così ( e non avrebbe potuto fare altrimenti perchò Dio può tutto, ma non può non essere Dio ). Ecco allora che Leibniz qui non parte dalle cose esistenti per risalire a Dio come loro causa, ma da una nostra idea. La dimostrazione a priori assume due forme. La prima parte dalle idee che noi abbiamo di qualsiasi cosa considerata come possibile, idee sulle quali si fondano le proposizioni necessarie ed universali. Una cosa infatti non sarebbe neppure possibile se Dio non ne avesse l' idea e non potesse realizzarla; dunque se ci sono delle cose possibili, esiste un Dio che può crearle. La seconda dimostrazione a priori della Monadologia parte dall' idea che abbiamo di Dio stesso, idea che ce lo rappresenta almeno come possibile; ora, se Dio è possibile, Dio esiste; dunque Dio esiste. Perchò se Dio è possibile, Dio esiste? Perchò se Dio non esistesse, nessun altro potrebbe farlo esistere e allora Dio sarebbe impossibile, il che è contro l' ipotesi. àˆ anche vero che si trova in dio non solo la fonte delle esistenze, ma anche quella delle essenze, in quanto reali, ovvero di ciò che vi ò di reale nella possibilità : ò perchè l’intelletto di dio ò la ragione delle verità  eterne o delle idee da cui esse dipendono, e che senza di lui non ci sarebbe nulla di reale nelle possibilità , e non solo nulla di esistente, ma nemmeno alcunchè di possibile. Perchè occorre che, se c’ò una realtà  nelle essenze o possibilità , ovvero nelle verità  eterne, questa realtà  sia fondata in qualcosa di esistente e attuale, e di conseguenza nell’esistenza dell’essere necessario, nel quale l’essenza include l’esistenza o nel quale ò sufficiente essere possibile per essere attuale. Così dio solo (o l’essere necessario) ha questo privilegio: che esiste necessariamente, se ò possibile. E siccome nulla può impedire la possibilità  di ciò che non include alcuna limitazione, alcuna negazione, e, di conseguenza, alcuna contraddizione, solo questo ò sufficiente per conoscere a priori l’esistenza di dio. L’ abbiamo provato anche per la realtà  delle verità  eterne. Ma l’abbiamo appena provato anche a posteriori, poichè esistono degli esseri contingenti che non possono avere la loro ragione ultima o sufficiente se non nell’essere necessario, che ha la ragione della sua esistenza in sè stesso.