Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Leibniz: La forza

La forza in Leibniz.

Se la dottrina della sostanza individuale consente di vedere la stretta connessione presente in Leibniz tra metafisica e logica, l' importanza rivestita dal suo pensiero dalla nozione di forza mette invece in luce un' analoga convergenza tra metafisica e fisica. E' a tutti noto come la fisica di Cartesio poggiasse sulla riduzione della materia corporea all' estensione. Questo rende tuttavia inspiegabili, a parere di Leibniz, alcuni importanti fenomeni fisici, quali l' impenetrabilità  dei corpi ( due estensioni eguali potrebbero coincidere ) o la loro forza di inerzia ( se i corpi sono semplice estensione, non si capisce perchò essi oppongano resistenza alla loro traslazione ). Per giustificare tali fenomeni occorre quindi presupporre nei corpi una forza, grazie alla quale essi resistono alla penetrazione da parte di altri corpi o al movimento che altri corpi possono indurre in loro. La vera essenza della materia ( come, in realtà , di ogni sostanza ) è la forza. Al pari di tutte le altre proprietà  della materia, l' estensione è soltanto una manifestazione o un fenomeno ( nel senso etimologico di apparenza ) della forza. Una seconda critica a Cartesio, strettamente legata alla prima, investe la nozione di movimento. Avendo identificato la materia con l' estensione, Cartesio aveva ricondotto il movimento a una semplice traslazione meccanica dei corpi, esprimibile attraverso il prodotto della massa per la velocità  ( mv ). Alla base di ogni fenomeno motorio vi è invece secondo Leibniz una energia o forza viva - espressa dal rapporto tra la massa e la velocità  al quadrato ( mv2 ) - in grado di produrre spontaneamente un determinato effetto fisico, ad esempio spostare un corpo. La legge di Cartesio della conservazione del movimento va assolutamente sostituita con quella della conservazione dell' energia. Queste innovazioni rispetto al quadro concettuale cartesiano hanno importanti conseguenze. Comportano, infatti, il passaggio da una concezione meccanica e causale ad una concezione dinamica e finalistica della realtà : Io consiglio a quelli che hanno il senso della pietà  o anche il senso della vera filosofia di tener lontano da sò le frasi di certi spiriti molto pretenziosi i quali dicono che noi vediamo perchò è accaduto che abbiamo gli occhi e non che gli occhi son per vedere... ( Discorsi di metafisica ) Da notare come questa frase rievochi la critica mossa da Socrate ad Anassagora nel Fedone di Platone. Ma questo finalismo non comporta la perdita di valore della spiegazione meccanicistica: anzi, all' interno della fisica essa continua ad essere di primaria importanza. Ma la connessione meccanica può essere impiegata soltanto per spiegare la realtà  nella sua manifestazione più superficiale e meno profonda, così come essa appare nel fenomeno fisico studiato sperimentalmente. Una reale e profonda comprensione delle cose, che vada oltre l' apparenza fenomenica e colga l' intima essenza della realtà , deve invece avere carattere finalistico. Così Leibniz riusciva a conciliare ( in conformità  con il programma filosofico che egli espone in una celeberrima lettera al maestro Jacob Thomasius ) il meccanicismo dei " nuovi filosofi " moderni ( specialmente Cartesio ) con il finalismo degli antichi, Platone e Aristotele. Questa duplicità  è implicita nello stesso concetto di forza. Da una parte, infatti, quest' ultima può venire considerata come grandezza meramente fisica ed essere quindi inserita in una spiegazione meccanica che la veda come causa efficiente di determinati effetti ( così era stata intesa sostanzialmente da Newton e da Huygens, ai quali Leibniz è per alcuni aspetti debitore ). Dall' altra parte, essa appare come un concetto metafisico che va oltre ciò che è percepibile con i sensi o le strumentazioni scientifiche. Dire che la realtà  è essenzialmente forza significa infatti riconoscere in essa la presenza di un' attività  spontanea e originaria irriducibile a ogni misurazione sperimentale, una tendenza verso uno scopo finale che Leibniz esprime talvolta con il termine latino conatus ( sforzo ). Tra fisica e metafisica non c' è quindi in Leibniz alcuna separazione netta e radicale: al contrario, la prima trova nella seconda la sua ultima giustificazione.