Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Leibniz: La sostanza individuale

La sostanza in Leibniz.

Nella critica Leibniziana vi ò un filone "logicistico" il quale asserisce che la metafisica di Leibniz ò prevalentemente uno sviluppo della sua logica. Un' altra tendenza interpretativa sostiene viceversa che ò la metafisica a svolgere un ruolo fondamentale e, di conseguenza, a informare di sò anche la logica. Ma, lasciando da parte le questioni di priorità , appare evidente che i due aspetti sono strettamente connessi, tanto da poter parlare di una sostanziale unità  di logica e metafisica in Leibniz. Ciò risulta particolarmente chiaro nella dottrina della sostanza individuale. Si ò detto che la verità  consiste per Leibniz nell' identità  del predicato con il soggetto cui inerisce. Finora per "soggetto" abbiamo inteso una funzione logica definita dalla sua correlazione con il predicato. Ma se si passa dal piano logico a quello ontologico, il soggetto non ò più soltanto una funzione, bensì il supporto metafisico del predicato, cioò la sua sostanza. L' inerenza del predicato al soggetto (che in latino viene espressa con inesse ) appare quindi ora ontologicamente come un vero "essere in", un essere dentro il soggetto: il corrispettivo ontologico del principio di identità  ò espresso dal fatto che il predicato ò contenuto nell' essere sostanziale del soggetto. E poichò la totalità  dei predicati ascrivibili a un determinato soggetto definisce quest' ultimo in maniera assolutamente singolare, distinguendolo da tutti gli altri soggetti, la sostanza nella quale sono contenuti i predicati ò una sostanza individuale. Essendo fondata sulla nozione di sostanza individuale, la metafisica di Leibniz ha carattere pluralistico ( in un primo tempo Leibniz ò influenzato dall' atomismo, che ritroveremo in forma corretta nella teoria della "monade"). Essa si contrappone da un lato al dualismo di Cartesio, che dava una definizione generica della sostanza, privilegiando su tutti gli altri un solo attributo o predicato, l' estensione o il pensiero; dall' altro al monismo di Spinoza, nel quale l' infinitezza degli attributi conduceva all' unicità  della sostanza. La dottrina di Leibniz ò invece fedele alla tradizine aristotelica che riconosce nell' individuo una "forma sostanziale", in cui convergono tanto l' aspetto logico quanto quello metafisico. Avendo come sua prerogativa fondamentale l' individualità , la sostanza aristotelica ò assolutamente singolare. Ciascuna sostanza ò definita in modo particolare e irripetibile dai predicati che sono in essa contenuti. Non ò dunque possibile trovare due sostanze perfettamente eguali, poichò anche la semplice differenza di luogo o di tempo già  comporta una loro diversa caratterizzazione. Leibniz amava ricordare come le dame della corte di Hannover si divertissero a cercare - invano - due foglie perfettamente eguali nel parco del castello ducale. Se due sostanze fossero davvero perfettamente eguali, se cioò contenessero entrambe gli stessi attributi ed essi soltanto, sarebbero in realtà  la stessa sostanza (principio dell' identità  degli indiscernibili ). I predicati della sostanza individuale esprimono tutto ciò che di essa si può affermare (o, appunto, predicare): quindi non soltanto le proprietà  accidentali, ma anche le azioni o gli effetti che da essa derivano. Per esempio, nella sostanza individuale "Alessandro Magno" non sono contenuti solo l' aver avuto un certo temperamento o una certa complessione fisica, ma anche l' aver vinto Dario o l' esser morto in un certo tempo e in un certo modo. Questo significa che chi conosca perfettamente la sostanza individuale di Alessandro può derivare da essa a priori tutto ciò egli farà  e tutto ciò che gli accadrà : ma questo ò possibile solo alla mente infinita di Dio. Coloro che, come gli uomini, non possono conoscere la sostanza individuale nella sua completezza, hanno nozione delle sue azioni soltanto a posteriori e di esse possono dare una spiegazione, come si ò visto, soltanto sulla base del principio di ragion sufficiente. In questo modo la contingenza (e la libertà ) delle azioni di Alessandro dal punto di vista umano ò perfettamente compatibile - secondo un procedimento di distinzione di livelli consueto a Leibniz - con la loro necessità  dal punto di vista Divino. Il fatto che nella sostanza individuale siano già  contenuti tutti gli effetti che ne deriveranno ( o, il che ò lo stesso, il fatto che la sostanza individuale sia la causa di tutto ciò che ad essa accadrà  ) ha anche un' altra importante conseguenza. Esso significa che tra le diverse sostanze individuali non esistono rapporti di causalità  reciproca, ma ciascuna di esse ò in un mondo chiuso in sò, il quale si può accordare con gli altri mondi-sostanze, in modo da produrre l' apparenza di un' influenza causale, soltanto in virtù, come vedremo, di un' armonia prestabilita. E poichò ciascuna sostanza ha rapporti diretti o indiretti con tutte le altre ( pur non avendo relazioni causali con nessuna ), la sostanza individuale appare come lo "specchio dell' intero universo". In altri termini, la totalità  del mondo si riflette in ciascuna sostanza, ma sempre da un punto di vista diverso: ed ò proprio questa diversa angolatura che in ultima analisi, costituisce la specificità  e l' individualità  della sostanza. Giordano Bruno, nel 1500, aveva detto che ogni singola sostanza contiene in sò tutto l' essere ma non tutti i modi di essere, che invece sono presenti nell' intero universo, che è somma infinita di enti finiti. Riportiamo alcuni passi significativi di Leibniz a riguardo della sostanza: Di qui seguono diversi notevoli paradossi. Tra gli altri, che non ò vero che due sostanze si rassomiglino interamente, e siano differenti solo numero, e ciò che San Tommaso su questo punto assicura degli angeli o intelligenze, quod ibi omne individuum sit species infima, ò vero di tutte le sostanze, purchè si prenda la differenza specifica come i geometri la prendono riguardo alle loro figure. Allo stesso modo, che una sostanza potrà  cominciare solo per creazione e perire solo per annichilazione; che una sostanza non si divide in due nè di due se ne fa una, e che così il numero delle sostanze non aumenta nè diminuisce naturalmente per quanto siano spesso trasformate. Inoltre, ogni sostanza ò come un mondo intero e come uno specchio di Dio o meglio di tutto l'universo, che ciascuna esprime a modo suo, più o meno come una stessa città  ò diversamente rappresentata secondo le differenti posizioni di colui che la osserva. (Discorso di Metafisica, 9)