Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Locke: Esperienza e ragione

L'esperienza in Locke.

Nelle interpretazioni dei manuali di storia della filosofia ricorre spesso un' immagine un po' stereotipata di Locke, dovuta a una inveterata tradizione interpretativa che risale probabilmente a Hegel. Quest' immagine ò caratterizzata da due convinzioni tra di loro strettamente connesse. In primo luogo, Locke ò considerato il capostipite del cosiddetto empirismo inglese moderno, che troverà  le sue successive tappe di sviluppo in Berkeley e in Hume. In secondo luogo l' empirismo di Locke viene rigidamente contrapposto al razionalismo di Cartesio, di Spinoza e di Leibniz. A fronte di di questi due presupposti interpretativi occorre fare altrettante osservazioni. Innanzitutto, l' empirismo di Locke, pur introducendo incisivi elementi di novità , ò fortemente debitore nei confronti della precedente tradizione empiristica inglese, soprattutto di Francesco Bacone e di Hobbes. In Locke empirismo e razionalismo sono strettamente congiunti in un' unica soluzione filosofica. Locke continua quindi il programma di conciliazione tra momento empirico e momento razionale che era gia' stato avviato, ad esempio da Hobbes: ma mentre in Hobbes le due esigenze rimangono in qualche modo giustapposte, da un lato i concetti derrivano dai sensi, dall' altro l' edificio della conoscenza ò costruito razionalmente sul calcolo dei nomi e delle definizioni (sul modello matematico), in Locke esse trovano una più adeguata compenetrazione. La cesura tra il razionalismo di Locke e quello di Cartesio, dunque, consiste non tanto nella contrapposizione dell' esperienza alla ragione, quanto nella fusione di ragione ed esperienza. Se per Cartesio l' esperienza non aveva alcun ruolo nella definizione del concetto di ragione e una funzione secondaria nel processo conoscitivo, per Locke essa diventa l' imprescindibile termine di riferimento per comprendere la natura tanto della ragione quanto della conoscenza. La differenza tra tra la posizione lockiana e quella cartesiana può essere sintetizzata come segue. Cartesio concepiva la ragione come una facoltà  conoscitiva assoluta, che trovava il suo fondamento nella stessa dimensione metafisica della res cogitans. Il processo conoscitivo era determinato interamente dalle potenzialità  insite nella ragione, per cui esso avveniva interamente a priori, attraverso quel procedimento intuitivo-deduttivo che ò proprio della ragione stessa. Per Locke, invece, la ragione ò una funzione conoscitiva e argomentativa che non può fare nulla senza il soccorso dell' esperienza, dalla quale dipende sia il materiale conoscitivo su cui la ragione può operare sia la verifica finale delle operazioni compiute dal soggetto conoscente. Le possibilità  conoscitive dell' uomo, quindi, non sono più illimitate (o limitate soltanto dalla capacità  di costruzione razionale dell' uomo), ma rigorosamente confinate entro i limiti dell' esperienza. Il problema fondamentale diventa per Locke analizzare come l' esperienza condizioni le funzioni stesse della ragione e quali siano i limiti della conoscenza umana. Il riconoscimento lockiano della radice empirica della conoscenza comporta anche l' abbandono del primato gnoseologico della matematica. Per Cartesio la matematica costituisce il modello metodologico di ogni sapere filosofico, che deve conseguire sempre l' evidenza e la certezza di una conoscenza scientifica oggettiva. Per Locke viceversa, la ragione, procedendo non da intuizioni evidenti, ma da idee di origine empirica, non può prefiggersi la riconduzione della filosofia alla scienza: il lavoro del filosofo consiste piuttosto nel confronto reciproco delle idee, nella loro valutazione ai fini della discussione e dell' argomentazione. L' ambito di ricerca del filosofo non si limita pertanto a cio'che può essere suscettibile di conoscenza scientifica ( la sfera della matematica e della natura), ma si estende a tutto cio' che e' rappresentabile mediante idee, e quindi al mondo umano in generale. L' etica, la politica e la religione, che in Cartesio trovavano poco o nessuno spazio diventano i temi centrali della ricerca filosofica. Locke estende quindi all' ambito pratico quella funzione critica della ragione che Cartesio confinava rigorosamente entro la sfera teoretica. Proprio per questa ragione la filosofia illuministica del Settecento, che della funzione critica della ragione farà  il suo cavallo di battaglia, ritroverà  in Locke uno dei suoi autori preferiti, ancora più che in Cartesio.