Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Locke: Il linguaggio

Il linguaggio in Locke.

Nel terzo libro del Saggio Locke affronta il problema del linguaggio, la cui funzione consiste nel rendere le idee comunicabili agli altri. Le parole sono segni di idee che sono anche nella mente di altri uomini, con i quali si comunica. E ciò che rende oggettivo e quindi comunicabile il significato dato alle parole è il tacito consenso con cui, nell' uso comune, certi termini sono congiunti costantemente con determinate idee, cosicchò quando un uomo proferisce quella parola di fronte ad un altro uomo, nella mente di quest' ultimo viene immediatamente suscitata l' idea pensata dal primo: penso ad un cavallo, dico " cavallo " e a chi mi ascolta viene immediatamente in mente l' idea di cavallo. Il linguaggio non ha quindi originale naturale: le parole non sono segni intrinseci alle cose, in altri termini, non chiamiamo le cose in un determinato modo perchò ce lo suggerisce la loro stessa essenza, ma perchò siamo noi a decidere di chiamarle così. Ecco allora che secondo Locke il linguaggio è puramente convenzionale. La maggior parte delle parole usate dall' uomo sono nomi comuni, che si riferiscono non a una sola cosa, come invece avviene nel caso dei nomi propri, ma a un gruppo di cose che partecipano tutte di determinate qualità : chiamiamo cavalli quegli animali veloci, con la coda, con quattro gambe, ecc. L' insieme delle qualità  che una cosa ha in comune con le altre, ciò che Locke definisce essenza nominale, costituisce l' idea generale, ricavata dall' esperienza particolare attraverso un processo di astrazione, tralasciando ciò che di una certa cosa è determinato da condizioni contingenti ( tempo, luogo, ecc. ) e conservando solo ciò che è comune a tutta la categoria o specie cui la cosa particolare appartiene. L' universale nella realtà  non esiste e le cose sono solo e sempre particolari: non esiste l' uomo in sò, ma esistono i singoli uomini ( Platone, Socrate, Gorgia, ecc. ); l' universale pertanto riguarda solo le idee generali e i nomi che ne sono i segni: l' idea uomo di per sò non esiste, è solo una nostra astrazione mentale. Ecco allora che accanto al convenzionalismo, Locke sostiene anche il nominalismo ed è interessante notare come uno dei principali esponenti della teoria nominalista, Guglielmo da Ockham, fosse inglese come Locke. Gli universali ( o idee ) non esistono, dicevano i nominalisti, nò ante rem ( come aveva sostenuto Platone ) nò in re ( come aveva sostenuto Aristotele ): sono semplicemente flatus vocis ( soffi di voce, parole vibranti nell' aria ) e non possono esistere nella realtà .