Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Locke: Il sapere

Il sapere in Locke.

Il sapere è la percezione del legame e concordanza, o della discordanza e contrasto, tra idee. Questo accordo può essere colto immediatamente tramite l' intuizione, oppure discorsivamente tramite una dimostrazione. Nel primo caso, la conoscenza è assolutamente certa, dal momento che l' accordo o il disaccordo è percepito grazie alle stesse idee da confrontare, senza introdurre altri elementi che possano occasionare l' errore ( per esempio il verde non è il nero, la parte è inferiore del tutto ). Nel secondo caso, invece, la concordanza o discordanza tra due idee, troppo lontane l' una dall' altra per essere confrontate immediatamente, può essere sondata solo inserendo tra di esse una o più idee intermedie che si chiamano prove. In questo secondo tipo di sapere consistono i nostri ragionamenti discorsivi. La certezza del sapere si risolve nella percezione immediata dell' accordo o del disaccordo tra le varie coppie di idee intermedie: un corretto e proficuo procedimento dimostrativo si dovrà  quindi fondare sul carattere intuitivo di tutti i passaggi di cui consta; e in questo Locke pare assai vicino a Cartesio. In base alla sua stessa definizione, il sapere non ha come oggetto le cose, ma le idee. Rimane però aperto il problema, già  fortissimo in Cartesio, della realtà  degli oggetti della conoscenza: come si fa a dimostrare che le idee, specialmente quelle complesse, che derivano da un' attività  di composizione che è opera del soggetto, non sono puri enti mentali, ma corrispondono ad oggetti realmente esistenti? Se infatti le cose cui le idee si riferiscono non esistessero nella realtà , il sapere si ridurrebbe ad una costruzione mentale, la cui certezza consisterebbe solamente nella correttezza con cui si decide l' accordo o il disaccordo reciproco delle idee: ma la realtà  resterebbe totalmente esclusa dall' ambito di questo sapere ! Per risolvere questo serio problema Locke distingue tre ordini di esistenze, la cui realtà  va assolutamente conosciuta con certezza. L' esistenza dell' io è data dall' intuizione immediata: per il fatto stesso di pensare e di dubitare devo per forza esistere, aveva detto Cartesio. L' esistenza di Dio è invece raggiungibile tramite le dimostrazioni, dal momento che la ragione insegna che il mondo non potrebbe esistere senza una causa eterna, intelligente e onnipotente. Ma resta da dimostrare l' esistenza delle cose esterne. Proprio a questo scopo Locke introduce una terza forma di sapere, che non è nò l' intuizione nò la dimostrazione: si tratta della percezione sensibile attuale, ossia considerata nel momento stesso in cui si verifica. Nel momento in cui percepisco le idee semplici che costituiscono il materiale del sapere ho infatti la coscienza vivissima ( si tratta quasi di un' intuizione ) della realtà  di ciò che percepisco. Ma non appena la percezione perde la sua attualità  per entrare nella memoria, quando cioò non ho più di fronte a me il Sole di cui vedo la luce e sento il calore, ma soltanto il ricordo di quelle percezioni, io non posso più avere la certezza che il Sole continui ad esistere. Ecco che dalla certezza si passa allora alla probabilità  del sapere che si fonda essenzialmente sull' analogia (dal fatto che io penso induco l' esistenza di altri esseri pensanti ) o sull' autorità  ( credo che Alessandro Magno sia effettivamente esistito perchò lo testimoniano gli storici ). L' ambito del probabile, all' interno del quale si distinguono ancora diversi gradi ( l' esistenza delle cose esterne è più probabile di alcuni strani fenomeni di cui leggo in un racconto di viaggi ), è comunque sufficiente a garantire la possibilità  di una prassi quotidiana che non potrebbe sussistere senza la credenza nella realtà  in cui l' uomo opera. Così intuizione, dimostrazione e percezione sensibile attuale coprono interamente il campo del sapere certo. Ma anche in questo ambito la certezza ha diversi gradi: solo nell' intuizione essa è infatti attinta nella sua pienezza. La dimostrazione razionale è sicura e attendibile solo in quanto è riconducibile all' intuizione: ma nel procedimento discorsivo ciò non è mai garantito e vi è sempre la possibilità  dell' errore. Il sapere dato dai sensi, infine, sebbene vada al di là  della semplice probabilità , non raggiunge l' evidenza dei primi due livelli. Tutte e tre queste osservazioni ( priorità  assoluta dell' intuizione, riduzione del procedimento razionale a quello intuitivo, subordinazione dei sensi rispetto alla ragione ) danno una grande svolta al Saggio. In Locke empirismo e razionalismo si fondono; nei libri iniziali dell' opera, però, la prima componente prevale nettamente sulla seconda con la critica dell' innatismo ( la nostra mente per Locke è una tabula rasa ), con l' analisi empirica delle idee, con la formulazione di una teoria convenzionalistica e nominalistica del linguaggio. Nel quarto libro ( che risulta particolarmente influenzato dalle teorie cartesiane ), al contrario, prende corpo l' esigenza di una formulazione di una teoria della conoscenza che si incentri in primo luogo sulla funzione intuitivo - razionale della mente umana, anche se l' esperienza sensibile continua ad essere l' irrinunciabile condizione di ogni sapere. D' altronde Locke condivide il passaggio dal dubbio alla certezza di esistere di Cartesio: dubito, penso e quindi sono; però Locke non condivide l' idea della res cogitans: il fatto di aver provato l' esistenza del soggetto perchò pensante per Locke non implica che l' uomo esista esclusivamente come res cogitans, ossia come puro pensiero senza corpo.