Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
  • Visto: 4291
  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Locke: Le idee

Le idee in Locke.

Dopo aver spiegato l' origine delle nostre conoscenze, nel secondo libro del Saggio, Locke procede alla distinzione dei diversi generi di idee. La divisione fondamentale ò quella tra idee semplici e idee complesse. Le idee semplici sono quelle che l' intelletto riceve, del tutto passivamente, dalla sensazione o dalla riflessione: come dice il loro nome, esse non sono ulteriormente scomponibili in altre idee. Le idee semplici che derivano dalla sensazione possono dipendere da un solo senso (come le qualità  sensibili degli oggetti: liscio, bianco, freddo, ecc. ), oppure da più sensi congiunti (come l' idea di movimento). Le idee semplici provenienti dalla riflessione o, come Locke dice anche dal "senso interno", possono appartenere al gruppo che riguarda le operazioni del pensiero oppure a quello relativo alle operazioni della volontà . All' interno delle idee semplici che provengono dal senso esterno, Locke riprende anche la distinzione, peraltro già  presente in Galilei e in Cartesio, dal quale egli la mutua, tra idee di qualità  primarie e di qualità  secondarie. Le prime sono quelle che ineriscono agli oggetti stessi, come la solidità , l' estensione, il movimento, ecc. . Le seconde sono invece quelle che dipendono dalle condizioni soggettive della nostra sensibilità , come i colori, gli odori, ecc. Questa distinzione consente a Locke di fare un' importante affermazione sulla corrispondenza tra idee e oggetti reali: le idee delle qualità  primarie dei corpi somigliano a queste qualità  e gli esemplari di tali idee esistono realmente nei corpi stessi: ma le idee prodotte in noi dalle qualità  secondarie non contengono nessuna somiglianza e non c'ò nulla nei corpi stessi che abbia alcuna conformità  con queste idee. Esistono dunque idee che non escono dall' ambito del pensiero, ed altre che sono riproduzione fedele della realtà . Bisogna tuttavia osservare che questa distinzione ò difficilmente spiegabile all' interno di una cornice concettuale come quella lockiana, nella quale ha si sempre solo conoscenza di "idee", cioò di rappresentazioni mentali derivate dall' esperienza, e mai di "cose". Per questa ragione Berkeley e Hume non esiteranno ad abolirla. Le idee semplici costituiscono per così dire il materiale della conoscenza, gli elementi fondamentali con cui si può costruire l' edificio del sapere. Più idee semplici possono, infatti, essere combinate tra loro in modo da comporre idee complesse. Se nel ricevere le idee dall' esperienza l' intelletto ò puramente passivo, nella rielaborazione delle idee semplici e nella loro composizione in idee complesse esso si rivela una facoltà  conoscitiva attiva. All' interno delle idee complesse, Locke distingue poi tra idee di modo, di sostanza e di relazione. Sono idee di modo quelle relative a ciò che ò percepito come non sussistente di per sò, ma dipendente da una sostanza di cui ò determinazione. Per esempio, l' idea della gratitudine o della bellezza non può esistere se non in dipendenza dall' idea di una persona che abbia la qualità  di essere grata o bella. Locke distingue inoltre tra i modi semplici, che risultano dalla ripetizione della stessa idea semplice (per es. la dozzina nasce dalla riproduzione della stessa idea per dodici volte) e modi misti che sono composti di idee semplici di diverse specie (ad esempio, l' idea della bellezza consiste in una determinata combinazione di figure, colori ecc. ). Tra le idee composte di modo semplice Locke colloca anche quella di infinito, che nasce esclusivamente dalla somma indefinita di spazi o tempi finiti: infatti lo spazio e la durata nel tempo sono idee semplici, fornite immediatamente dalla sensazione che percepisce la distanza tra due punti (lo spazio) o dalla riflessione che coglie la successione interna delle idee (il tempo). Le idee di sostanza riguardano invece le rappresentazioni di ciò che ò percepito come sussistente di per se stesso e a cui vengono riferite le qualità  espresse dalle idee semplici (ad es. un uomo, un cavallo, il mondo, la mente). Esse possono essere distinte in sostanze singole (un uomo, una pecora) o in sostanze collettive (un esercito di uomini, un gregge di pecore). Ma la principale tra le idee di sostanza ò l' idea della sostanza stessa, alla quale Locke muove una critica che costituisce uno dei contributi più originali del suo pensiero. Nella nostra esperienza quotidiana noi osserviamo che molte idee semplici si presentano costantemente unite tra loro, tanto da indurci a considerarle una sola idea semplice (per es. il colore giallo, la luminosità , la relativa malleabilità  si presentano costantemente in ciò che chiamiamo "oro"). Tuttavia, poichò le idee semplici non possono sussistere di per sò ma devono essere riferite agli oggetti di cui sono qualità , siamo portati a presupporre una "sostanza" che funga da fondamento oggettivo dell' idea semplice che abbiamo falsamente immaginato. La sostanza, a sua volta, può essere intesa etimologicamente come qualcosa che "stà  sotto", cioò come "sostrato" che soggiace, ad esempio, alle diverse qualità  che costituiscono l' idea dell' oro; oppure come un' "essenza" che esprime l' intrinseca unità  e interdipendenza di tali qualità . Ma poichò l' esperienza non ci offre che singole idee semplici (non l' oro, ma le singole qualità  dell' oro), la sostanza da noi presupposta ò completamente al di là  delle nostre possibilità  conoscitive. Facendo riferimento ad essa, noi pretendiamo di spiegare ciò che non conosciamo con ciò che conosciamo ancor meno. La conclusione che Locke trae da tutto ciò va oltre la critica al concetto di sostanza, investendo il problema generale dei limiti della conoscenza umana: non abbiamo nessuna conoscenza della costituzione interna e della vera natura delle cose, perchò siamo privi della facoltà  di raggiungerla. Si spiega così il fatto che egli, pur distinguendo tra sostanze solide ed estese (cioò materiali) e sostanze spirituali, capaci di pensare e di volere, non possa escludere che Dio abbia dato anche alla sostanza materiale la facoltà  di pensare, affermazione che da Leibniz in poi verrà  energicamente combattuta, procurando a Locke l' accusa di "spinozismo", poichò nulla siamo in grado di affermare sulla natura essenziale della materia. Le idee di relazione, infine nascono dal confronto di un' idea con un' altra. La principale idea di relazione ò quella tra causa ed effetto. Denotiamo con il nome generale di causa ciò che produce qualunque idea semplice o complessa, ed effetto ciò che ne ò prodotto. Così, trovando che in quella sostanza che chiamiamo cera la fluidità , che ò un' idea semplice che non era prima in essa, viene costantemente prodotta dall' applicazione di un certo grado di calore, diciamo che l' idea semplice di calore, in rapporto alla fluidità  della cera, ne ò la causa, e la fluidità  ò l' effetto. Quindi, il rapporto causa-effetto costituisce ancora per Locke un fatto oggettivo, per quanto non sia possibile conoscerlo nella sua intrinseca natura: occorrerà  attendere le analisi di Hume perchò anche questo concetto sia sottoposto alla stessa radicale critica empiristica che Locke muove alla nozione di sostanza. Altra importante idea di relazione ò quella di identità . L' identità  in generale esprime il rapporto intercorrente tra un oggetto e se stesso, allorchò viene considerato in luoghi o tempi diversi. Ma questo stesso rapporto si stabilisce anche nel soggetto pensante, il quale ha coscienza di essere sempre identico a sò malgrado i mutamenti spazio-temporali, dal momento che nell' atto della percezione egli coglie non soltanto l' oggetto percepito, ma anche se stesso come percipiente. Il problema dell' identità  e della continuità  dell' io con se medesimo viene quindi risolto in forma puramente empirica, senza far ricorso alla tradizionale categoria della sostanza che in Locke aveva perso ogni capacità  esplicativa.